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domenica 21 settembre 2014

POSSESSO di Elsie R Stone






Lui è il mio fuoco, la mia voglia più sfrontata, lui fonte del mio desiderio più carnale e audace. Mi inginocchio e gattonando raggiungo i suoi piedi, li bacio e scopro le mie natiche, due promontori candidi e sodi, fonte del suo piacere più perverso. Mi offro tremante e eccitata al suo assalto, fatto di attese, sguardi torbidi che sciolgono la mia voglia libidinosa inumidendomi vergognosamente. Lo voglio con una passione inaudita, dentro di me, fino in fondo, fino allo sfintere e in quel possesso sodomizzante mi sento veramente posseduta, fottuta nelle viscere, dove dolore e piacere raggiungono vette altissime e dove la mia anima si dona a lui, completamente.

martedì 2 settembre 2014

TORBIDA PASSIONE di Elsie R Stone





Bevo Martini mentre mi preparo per te, devo essere perfetta e ogni passo è scandito dal battito del mio cuore che attende impaziente di vederti. Indosso il vestito migliore, quello nero, quello che mette in evidenza le mie curve generose dove adori perderti, tiro su i miei ricci per permetterti di baciarmi il collo e sussurrarmi parole deliziosamente indecenti all’orecchio, adoro sentirle e adoro il tuo fiato sulla mia pelle mentre le pronunci, sottovoce. Trucco gli occhi e disegno la bocca, dipingendola di rosso il tuo colore preferito e indosso le autoreggenti nere mentre immagino già eccitata quando mi sfiorerai quel punto magico, tra il pizzo e la pelle, con un solo dito. Tacchi alti e sono pronta per riceverti, per adorarti e riempirmi di te. Appena ti vedo il mio cuore perde un colpo, la tua imponente presenza riempie ogni luogo e ne da un senso, sei l’uomo perfetto, sempre al posto giusto, sei come un camaleonte che si adegua ad ogni situazione, ma soprattutto un leone che domina inevitabilmente su tutto e tutti. Sono fiera di esserti accanto e il solo guardarti è motivo di grande orgoglio. Mi scruti, attento e capisco che quello che guardi ti piace, ti avvicini, lento e mi baci, dapprima sulla guancia, poi mordi le mie labbra, avido, voglioso e tremo. Mi fai girare, sfiori la mie spalle e sono già persa, gemo e fremo mentre la mia carne si infiamma. Tiri giù la lampo del vestito e mentre lo sento allentarsi dal mio corpo mi parli, annunciandomi tutto quello che mi farai, tutte le tue voglie più sconce che io, la tua puttana suscito in te. Ingorda del tuo essere voglio toccarti, ma non mi permetti di farlo, un moto di smania mi assale ma attendo, fiduciosa, perché so che mi amerai, come il migliore degli amanti, mi userai, abuserai di me, ti nutrirai delle mia carne, degli orgasmi che mi darai, orgasmi sublimi, carichi di piacere e lacrime e attendo…

lunedì 1 settembre 2014

CROCE E DELIZIA di Elsie R Stone




Occhi negli occhi, mani nelle mani, mi tocchi e ti tocco, lentamente, le tue dita scivolano sul mio corpo riempiendolo di piccole emozioni. Respiro il tuo odore caldo, che inebria le mie narici, mi abbandono al lieve torpore che mi avvolge e mi lascio catturare nella sottile ragnatela che hai teso per me.
Mi baci, sai di buono, di maschio, di uomo, del mio uomo, il tuo alito rovente incendia la mia bocca e il tuo sapore si mescola con il mio.
Mi spogli con gesti lenti ma decisi, senza perdere mai il mio sguardo velato, incantato e sottomesso. Mi tieni legata a te con il tuo carisma, la tua imponente personalità, mi sento piccola e vulnerabile, tremo di paura e piacere e questo ti piace, ti eccita, godi nel vedermi così indifesa, in balìa del tuo stato d’animo e delle tue voglie. Mi sfili le mutandine e ti strofini tra le mie gambe, adoro il contatto dei vestiti sulla pelle nuda, la mia carne agonizzante e vogliosa bagna i tuoi pantaloni e gemo impaziente la tua prossima mossa.
Fermo davanti a me, tra le mie gambe mi guardi calmo, controllato e mentre ti imploro frignando di prendermi, ridi, scatenando in me smania, rabbia e infinito amore, ma poi ti inchini, portando la tua bellissima bocca sulla mia fessura e mi apri il paradiso.
Mi mordi e mi penetri con la lingua, mescoli la tua saliva con il mio succo, dilati le mie labbra e mi penetri con le dita, intrappolando così il mio clitoride, facendomi impazzire. Mi scopi così, colpo dopo colpo, gemo, urlo, ti supplico finché sfinita precipito, piangendo in un orgasmo senza fine.

L'OGGETTO DEL DESIDERIO di Elsie R Stone




L’attesa, lunga agonia, il desiderio di lui divorava le mie giornate scandite da minuti interminabili, insopportabili. Pensieri erotici, di me e di lui avvolti tra le lenzuola erano il mio sogno proibito.
Lui…bello da far male, con il suo corpo creato per fare sesso, quello duro, perverso, invasivo, quello che non dimentichi più, perché ti marchia non solo il corpo con lividi e segni di morsi e graffi, ma l’anima con corde invisibili e nodi che stringono, segnano, soffocano.
Ogni gesto che rivolge a me è tempesta e pace allo stesso tempo, dolcezza e ardore che esplodono quando le nostre pelli si toccano e i nostri corpi si fondono in un’unica, sola, Essenza.

SOGNO DI RABBIA E AMORE DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di Elsie R Stone




Non mi sentivo a mio agio, ero tesa, nervosa, e il caldo umido di quella serata così particolare rendeva tutto più faticoso. Lui se ne stava seduto sul divano e faceva finta di interessarsi ad un film orribile.
“Hai intenzione di snobbarmi tutta la sera?” gli chiesi.
Silenzio, straziante che urtò ancor di più i miei nervi. Attesi ancora, cercando di mantenere un self control che non avevo, contai fino a dieci, lentamente, controllai il respiro mentre la mia rabbia scalpitava nel mio stomaco come un mostro.
Nulla.
Mi alzai di scatto, mi voltai e a passi decisi mi incamminai verso la porta. Il sangue oscurò i miei pensieri, e la voglia di gridare mi strozzò la gola. Ero così concentrata nella mia follia che non mi accorsi che lui era dietro di me, mi raggiunse e le sue braccia mi afferrarono con violenza. Gridai quando le sue dita affondarono nella mia carne segnandola con le unghie.
“Tu non vai da nessuna parte”.
“Lasciami andare!”.
Mi attirò a sé e mi bacio con violenza, mordendomi le labbra che sanguinarono all’istante, e senza mollare la sua presa d’acciaio, mi strappò i vestiti da dosso. Tentai di liberarmi, inutilmente e quando la sua mano si intrufolò tra le mie gambe e cominciò a torturarmi avidamente, mi arresi.
“Sei capricciosa e troppo impulsiva, so io di cosa hai bisogno, so io come farti calmare”.
Finì di denudarmi, mi prese per le spalle e senza delicatezza mi fece girare.
“Appoggia le mani alla finestra, deve vederti tutta la città mentre ti scopo”.
Ero già fradicia nell’udire quelle parole torbide, cariche di sesso sporco, e come una gatta in calore feci come mi disse.
Mi penetrò di colpo, mi tirò i capelli, si aggrappò ad essi e mi scopò come la peggiore delle puttane, con dolore mescolato al piacere, dilaniando il mio ventre, facendomi urlare come non avevo mai urlato prima.
L’orgasmo ci raggiunse dopo pochi minuti, lui crollò sopra la mia schiena e mi abbracciò, stringendomi a lui anche per sorreggermi.
“Non farlo mai più!”.
Ci stendemmo a terra e io appoggiai la testa sul suo petto, dove mi sentii al sicuro, coccolata e immensamente amata.

INTIMITA' di Elsie R Stone




Amo la nostra confidenza, l’insieme di tutti quei piccoli gesti e parole che formano il nostro mondo, mi piace stare seduta in modo scomposto, accanto a te, mentre parliamo, e adoro le tue mani tra le cosce che delicatamente prendono possesso di ciò che ti appartiene, e anche se le nostre parole sono riferite ad altro i nostri pensieri sono sempre lì, tra le nostre gambe, sulle nostre bocche, sulla nostra pelle, pronti ad esplodere per soddisfare i nostri bisogni, l’immensa voglia che abbiamo l’uno dell’altro.
Amo farti ridere, o semplicemente sorridere, amo coltivare il nostro noi con gesti semplici, allegri, spontanei, amo sfiorarti e regalarti piccoli brividi e assaggi di emozioni che porterai sempre con te in ogni momento della tua giornata.
Quel gesto così intimo mi fa sentire amata, protetta, desiderata. Mi completi con la tua sola presenza, con la tua saggezza e mi sento migliore di ieri e più piccola di domani

FAME DI TE di Elsie R Stone




Non lo aspettavo quella sera, avevamo avuto la solita discussione ed era sparito per tutto il giorno, non avevo cenato e me ne stavo sdraiata sul terrazzo, a fumare sigarette, una dietro l’altra, con i pensieri immersi nel niente, fino a quando vengo distratta dal suono del campanello, penso ai soliti scocciatori quindi decido di non aprire. Il suono del campanello diviene sempre più insistente, divenendo quasi delle urla, e allora mi alzo di scatto, furiosa decisa a sfogare tutta la mia rabbia su quel maleducato dietro la porta. Apro e mi blocco, la sorpresa mi coglie, il grande maleducato è lui, ha il volto scuro, torvo e mi guarda come se mi volesse uccidere.
“Avevi intenzione di non aprirmi?” mi chiede con aria di sfida.
“Non sapevo fossi tu, pensavo ad uno scocciatore” rispondo con tono sibillino.
“Quindi sono diventato uno scocciatore?”.
“No, entra..”.
Lo faccio accomodare nel mio mini salotto e faccio spazio sul divano, spostando cuscini, libri e fogli di carta che riposano da giorni in quella posizione. Ci sediamo, senza dire una parola, la tensione cresce riempiendo l’aria nei nostri pensieri inespressi, sento la mia pelle arricciarsi sotto il suo sguardo e una voglia pazza di lui mi assale all’improvviso. Lentamente mi sposto, mi siedo a terra e gattono lentamente verso di lui, mi guarda all’inizio sorpreso, poi il suo sguardo si addolcisce e diviene velato, lascivo, voglioso. Arrivo alle sue ginocchia e sempre con lo sguardo fisso nei suoi occhi comincio a baciargli l’interno delle gambe, il suo respiro si fa pesante e mi bagno al suono dei suoi sospiri. Allungo le mani sulle sue cosce fino ad arrivare alla lampo dei pantaloni, lo tocco avida, possessiva e sento crescere il suo membro sotto il mio tocco.
“Questo è solo mio” gli dico con dire quasi minaccioso.
“Allora prendilo, adesso”.
Lo spoglio in fretta, smaniosa di assaporare la sua carne, di sentire il suo sapore, sono affamata di lui e tremo dalla voglia di possederlo, di farlo impazzire. Libero il suo uccello fiero, duro ed eretto, lo afferro e faccio scivolare la mia mano su tutta la sua lunghezza e lo avvicino al mio viso, lo strofino sulla mia faccia mentre chiudo gli occhi e mi inebrio del suo calore.
“Adoro questo, voglio la tua bocca” mi sussurra con la voce strozzata.
Mi afferra i capelli mentre lecco deliziata la sua cappella gonfia, il suo sapore è divino e lo gusto eccitata mentre mi porto l’altra mano tra le gambe per torturarmi il clitoride. Apro di più la bocca e lo accolgo fino in fondo alla mia gola, il suo respiro si fa più pesante, i suoi gemiti sempre più forti ed io orgogliosa continuo il mio assalto, lo divoro, lo succhio, riempiendolo della mia saliva. Sento il suo piacere crescere, si muove a ritmo nella mia bocca mentre mi dice parole volgari che mi fanno eccitare ancora di più, sono la sua puttana, la sola che lo fa morire di desiderio, l’unica che lo fa incazzare ma godere all’inverosimile. 
“Vengo..”.
Esplode il suo orgasmo nella mia gola ed io continuo senza sosta a succhiarlo, voglio straziarlo, privarlo di ogni energia, farlo godere il più possibile e mentre il suo nettare caldo scende nel mio stomaco vengo anche io, caccio un urlo sordo, soffocato dal suo uccello, dal suo sperma e dagli spasmi del mio corpo.
Mi abbandono sul suo ventre, sfinita, soddisfatta e rilassata, mi afferra con un braccio e mi tira su, mi bacia appassionatamente e mi sorride.
Non siamo più nervosi, le tensioni se ne sono andate ed ora parleremo con calma.

mercoledì 20 agosto 2014

L'INCONTRO di Elsie R Stone



Dopo lunghe riflessioni avevo deciso di incontrarlo. Quell'uomo dalla voce profonda e sensuale mi affascinava e ogni volta che lo ascoltavo entravo languidamente in una dimensione fatta di pace e delizia...già avvertivo consapevolmente che sarebbe stata la mia rovina, il mio tormento, il mio pensiero più assiduo. "Ci prendiamo solo un caffè". Quella frase semplice detta con tono dolce mi convinse a vederlo. Arrivai prima dell'orario stabilito e mentre ero immersa nei miei pensieri un profumo fresco ma intenso mi catturò...il suo. Mi girai e lo vidi. Bello da togliere il fiato, elegante, gentile mi fece un sorriso che sciolse ogni mio dubbio, ogni mia incertezza. Prendemmo il caffè e parlammo di noi, di come siamo e di cosa ci piace. Mi fece sentire a mio agio e risi di gusto alle sue occhiate sempre più infuocate e quando mi prese la mano stringendomela provai un'emozione forte che mi scaldò all'istante, incendiandomi.
"Ti accompagno a casa se vuoi".
"Certo" risposi istintivamente....
Il tragitto fu tranquillo e parlammo di cose innocenti, come il tempo e il traffico. Una volta arrivati mi girai per ringraziarlo ma i suoi occhi mi catturarono, insieme alle sue mani che si intrufolarono avide tra le mie gambe. Incollò il suo sguardo al mio e mi sentii persa, vulnerabile, ma calda e pronta per lui. Spostò i miei slip e mi penetrò con due dita, di colpo, facendomi cacciare un urlo sordo, lasciandomi senza fiato alcuno. Cominciò a muoversi dentro di me, con movimenti lenti ma decisi e mi aggrappai a lui inchinandomi, sottoponendomi a quell'assalto dolcemente crudele. Gemevo mordendomi le labbra e ogni mia supplica e ogni mio sospiro disegnavano sul suo bel volto accenni di piccoli sorrisi trionfanti.
"Oraa" mi disse mordendomi dolorosamente la bocca, e sotto quell'ordine appena sussurrato il mio corpo sprigionò un orgasmo violento, facendo partire dal mio ventre onde di piacere che si sparsero per tutto il mio corpo lasciandomi priva di forze, priva di ragione, ma colma di una gioia immensa. Rimasi così per qualche minuto finché le sue dita si sfilarono dal mio corpo e finirono nella sua bocca. Leccò il mio nettare, frutto del piacere che mi aveva dato e udii i suoi apprezzamenti mentre lo gustava deliziato. Lo guardai ipnotizzata finché mi baciò, con forza, catturando la mia lingua e facendomi assaggiare la mia essenza.
"Mia" mi disse sorridendo, "Tu Sei Mia!".

SOLO UN PO' DI ZUCCHERO di Elsie R. Stone



“Dai, ancora un’altra pagina e per oggi basta!”.
Claudio era esausto, aveva deciso di finire il suo manoscritto e di consegnarlo a fine mese al suo editore, per i suoi gusti aveva impiegato fin troppo tempo sul quel romanzo che sin dalle prime righe si era rivelato privo di spirito. L’aveva disfatto una migliaio di volte, aveva cambiato la trama, i protagonisti e finalmente, da due settimane a quella parte era riuscito a trovare un’alchimia perfetta tra tutti gli ingredienti. Non ne era particolarmente entusiasta, ma poteva ritenersi abbastanza soddisfatto.
“Bene!” disse ad alta voce, “Ora ci vuole un buon caffè”.
Andò in cucina canticchiando, prese la macchinetta, mise l’acqua, il caffè e lo mise sul fuoco. Si girò e si affacciò alla finestra, dove la visione del cortile dove abitava gli teneva compagnia nei momenti di solitudine. Aveva preso quell’appartamento da sei mesi, dopo che il matrimonio con Laura era finito dopo anni di incomprensioni e litigi, era stata dura ricominciare in quel luogo sperduto ai margini di periferia, dove gli odori di sughi e fettine panate si mescolavano alla puzza di piscio di cane e tubi di scarico. Volse lo sguardo alla finestra accanto alla sua, dove intravide lei, Nadia, un fiore nel cemento, un’orchidea selvaggia dai mille colori che stonava con il luogo grigio e indecente dove viveva. Nadia aveva ventitre anni, tredici meno di lui, mora, pelle scura, occhi a mandorla neri, corpo formoso e gambe lunghissime, studiava legge e teneva i bambini della signora del primo piano per potersi mantenere da sola, senza chiedere nessun soldo alla madre che si spaccava la schiena dalla mattina alla sera. La osservò mentre beveva un bicchiere di coca cola in cucina e si soffermò in particolare su quelle labbra carnose che si bagnavano di quel liquido scuro, cavolo quanto avrebbe voluto asciugargliele…un minuto e la vide sparire in un’altra stanza, sogno ad occhi aperti finito…..
Rassegnato ritornò in cucina dove il caffè, ormai uscito completamente, aveva imbrattato con i suoi schizzi tutto il piano cottura. Spense il fuoco, prese una tazzina e cercò il barattolo dello zucchero, distrattamente lo aprì e solo quando prese il cucchiaino si accorse che lo zucchero era terminato.
“Eh no, il caffè amaro no!”.
Imprecò scuotendo la testa, ma immediatamente un’idea intrigante gli balenò nella testa. Nadia, in casa, da sola…. afferrò il barattolo vuoto e si precipitò davanti alla porta della casa di lei. Rimase lì con il pugno alzato per qualche secondo, poi bussò energicamente, per paura di ripensarci. Nadia aprì e appena lo vide lo accolse con un sorriso gioioso.
“Ciao Claudio, come stai?”.
Claudio rimase senza fiato nel vedere quella meraviglia con un bellissimo abito bianco, truccata e con i capelli corvini sciolti e lucenti.
“Scusa Nadia, non volevo disturbarti, forse stavi uscendo, volevo solo un po’ di zucchero, l’ho terminato e non me ne sono accorto, sai il libro mi ha assorbito in questi giorni e…”.
“Non disturbi Claudio, entra pure”. Nadia gli sfoderò uno sguardo malizioso e si girò mostrandogli il favoloso fondo schiena che Madre Natura gli aveva generosamente donato e volutamente ancheggiò, consapevole dell’effetto che suscitava agli uomini. Claudio la osservò ipnotizzato, quell'abito bianco le stava divinamente, le sfasciava quelle curve pericolosissime dove lui avrebbe tanto voluto schiantarsi, la seguì in cucina sempre più eccitato da quella magnifica visione. Nadia riempì il barattolo di zucchero mentre i suoi occhi dolcissimi gli regalavano sguardi ammiccanti e provocatori che scatenarono in lui pensieri peccaminosi. La immaginò sul tavolo della cucina che urlava di piacere sotto l’assalto della sua bocca che impavida si cibava del suo nettare, la immaginò mentre lo implorava di farla impazzire, di farla godere come nessun ragazzo aveva fatto prima.
Ma cosa stai pensando! Riprenditi! pensò Claudio ormai con la maglietta e la fronte sudata.
“Va bene così? L’ho riempito tutto”.
Come una gattina giocosa e sensuale Nadia gli porse il barattolo riempito fino all’orlo di zucchero. Per una frazione di secondo Claudio guardò quell’oggetto come se non ne capisse la natura.
“Cosa scusa?”.
“Lo zucchero Claudio, ma cos’hai non ti senti bene?”.
Nadia si affrettò a posare il barattolo sul tavolo per raggiungere il suo adorato vicino e posargli una mano sulla fronte. Quante volte l’aveva spiato dalla finestra mentre fumava una sigaretta dietro l’altra con lo sguardo incollato al pc, troppe volte aveva sognato di stare lì con lui, mentre gli massaggiava la schiena, lo baciava, strusciava il suo giovane corpo a lui desiderosa di riempirsi le narici con il suo odore, ma altrettante volte si era detta che un uomo come lui non perdeva certo tempo dietro le ragazze come lei, sicuramente, da qualche parte, esisteva una gran donna, piena di carisma e fascino che aveva l’onore di gustarsi i suoi baci, il suo corpo, le sue attenzioni, aveva la maledetta fortuna di riceverlo dentro di sé per l’intera notte e goderne fino allo strazio.
“Sei sudato! Hai mal di stomaco?” le chiese dolcemente. Il tocco della sua mano, il suo profumo e la visione ravvicinata della sua bocca aumentarono in Claudio i battici cardiaci e le dimensioni del suo uccello. Le prese la mano e la scostò dal suo viso.
“Nadia, no, ti prego non toccarmi”.
Lei intuì il tono sofferente della sua voce, che lo faceva respirare a fatica. Istintivamente e spudoratamente abbassò lo sguardo dove spiccava fiero il magnifico rigonfiamento tra le gambe di lui. Sorrise felice e soddisfatta di quella visione. Si morse il labbro e rialzò lo sguardo malizioso, si avvicinò ancora di più a lui, lasciando solo pochi millimetri tra le loro bocche.
“Sei stanco, devi pensare a tutto, la tua donna dovrebbe occuparsi della casa e delle spesa”.
“Ma io sono solo Nadia lo sai”.
“Non hai neanche una donna che frequenti, di tanto in tanto?” le chiese curiosa.
“No…nessuna…per il momento” gli rispose con tono sibillino.
“Mi prendo io cura di te” gli sussurrò lei con la voce carica di desiderio. E lo baciò, sfidando la sorte e anche un suo rifiuto. Ma lui non la rifiutò, tutt’altro, la prese per la vita e l’attirò a sé, le dischiuse con forza la bocca dove infilò la sua lingua pronto ad esplorare quella cavità millimetro dopo millimetro, assaggiò il suo sapore e poi le morse dolcemente quelle labbra piene e invitanti. Carico d’eccitazione, Claudio le palpò il sedere mentre i primi mugolii di Nadia si spegnevano nella sua bocca, la spinse sul divano, la fece sedere e le scostò una spallina del vestito scoprendo un seno sodo e prosperoso, glielo toccò, prestando maggiore attenzione ai capezzoli che si indurirono immediatamente sotto la stimolazione delle sue dita, la vide chiudere gli occhi e abbandonarsi completamente. Era stupenda con quei capelli che le ricadevano sulla spalla, mentre il piacere che pian piano si impadroniva del suo corpo trasfigurava i bellissimi lineamenti del suo viso.
“Sei stupenda Nadia, non sai quanto ti voglio…”.
Sorpresa di udire quelle parole gli prese la testa tra le mani e lo baciò con una tale passione da togliergli il respiro.
“Allora che aspetti, vuoi farmi impazzire? Sbrigati!”.
Ragazza intraprendente! La adorava per la sua determinazione che la portava sempre ad ottenere tutto ciò che voleva, le sorrise prima di prenderle in bocca un seno e cibarsi della sua carne. Baciò ogni centimetro della sua pelle, denudandola, leccò la sua fessura insinuando la sua lingua in quel cespuglio appena accennato, e quando finalmente le fu dentro si sentì un uomo nuovo, virile e vigoroso, e quella sintonia, quel magnetismo, quella chimica che li unì, fece provare loro uno di quei piaceri sublimi che annientano il mondo circostante, ti riempiono di emozioni che di stringono lo stomaco e ti tolgono il respiro, e quando l’orgasmo arrivò per entrambi, tra urla e baci, fu come il frantumarsi di uno specchio, mille schegge delle loro paure, dei loro timori si ruppero e quando i loro respiri e i battiti dei loro cuori tornarono alla normalità, si guardarono a lungo negli occhi sorridendo, consapevolizzando che una nuova vita li stava attendendo.

martedì 12 agosto 2014

Il rosario del piacere di Elisabetta Pietrangeli



"Vieni piccola, ho una sorpresa per te...".
Il tono della sua voce era vibrante di desiderio, era molto eccitato e lo sentivo anche dal suo respiro corto e quell'invito apriva nella mia mente immagini perverse e torbide, conoscendo il mio uomo, conoscendo me, la nostra passione, il nostro modo di prenderci senza misure e confini.
"Una sorpresa, sai che adoro le sorprese".
"Chiudi gli occhi..".
Chiusi gli occhi in attesa di un suo tocco, mentre il mio cuore impazzito scalpitava nel mio petto come un cavallo fuori controllo, la mia pelle era divenuta sensibile e il mio ventre si contorceva di un piacere che ancora doveva assaporare. Mi legò i polsi dietro la schiena con un filo di perle e istintivamente aprii gli occhi per guardarmi.
"Eh no! Non ti ho detto che potevi aprire gli occhi, sei impertinente, come sempre, mia dolce monella!"
"Sai che adoro le perle..".
"Certo che lo so..." mi disse mordendomi il lobo dell'orecchio. Il suo respiro caldo mi incendiò e mi girai per divorargli la bocca.
"Ingorda, sei sempre ingorda....in ginocchio, ORA!"
Ubbidii al suo comando, e mi inginocchiai fradicia dei miei umori sino alle cosce.
" Vai a faccia in giù e tieni ben esposto il tuo sedere, divaricando bene le gambe".
Non dissi nulla e poggiai una guancia a terra, mentre la mia natura pulsava vogliosa.
Lo vidi prendere un secondo filo di perle che cui giocò distrattamente per qualche minuto mentre fissava attento il mio corpo completamente esposto a lui. Con un gesto lento e preciso mi penetrò con le dita in entrambi i miei pertugi, strappandomi un piccolo lamento strozzato. Ormai persa sotto le sue abili mani cominciai a muovere il bacino chiedendo di più, implorandolo con i miei gemiti.
"Calma..." mi disse sorridendo e godendo della mia solita impazienza. Sfilò lentamente la mano portandosi dietro una scia dei miei umori e lentamente, con infinita maestria infilò la prima perla del mio sedere, poi un'altra. Prende l'altra estremità e infila le prime perle tra i miei petali bagnati...e continua così a riempirmi di quelle piccole e deliziose perle, davanti e dietro, fino a sentirmi piena.
" Sei adorabile lo sai? Sei pronta?"
"A cosa?"...
Sorride il mio bastardo e senza dirmi nulla afferra l'unica perla rimasta fuori, a congiunzione dei miei fori e la tira...
Tutte le perle escono fuori, una dietro l'altra, stimolando la mia carne già sensibile e in un attimo il mio corpo cede, viene, gode, spossato da onde che invadono le viscere, contraggono il mio ventre e rimbombano nella mia testa. Urlo quasi con disperazione sotto lo sguardo orgoglioso del mio uomo.
"Brava...possiamo continuare vero?"

mercoledì 16 luglio 2014

POSSESSO di Elsie R Stone




Lui è il mio fuoco, la mia voglia più sfrontata, lui fonte del mio desiderio più carnale e audace.
Mi inginocchio e gattonando raggiungo i suoi piedi, li bacio e scopro le mie natiche, due promontori candidi e sodi, fonte del suo piacere più perverso. Mi offro tremante e eccitata al suo assalto, fatto di attese, sguardi torbidi che sciolgono la mia voglia libidinosa inumidendomi vergognosamente.
Lo voglio con una passione inaudita, dentro di me, fino in fondo, fino allo sfintere e in quel possesso sodomizzante mi sento veramente posseduta, fottuta nelle viscere, dove dolore e piacere raggiungono vette altissime e dove la mia anima si dona a lui, completamente.

SINTONIA DI DUE ANIME di Elsie R Stone




Sono qui, dinanzi a te, dinanzi al tuo sguardo attento e indagatore, che osserva ogni mio piccolo movimento, ascolti ogni vibrazione del mio corpo e lentamente ti insinui nella mia mente, nella mia anima senza che io possa fare nulla. Resti immobile e mi scruti come un lupo che blocca la sua preda prima di divorarla e io fremo di piacere al sol pensiero di quello che mi farai, la mia pelle rabbrividisce mentre emetto dei piccoli sospiri che non sfuggono alla tua attenzione, la mia eccitazione cresce, insieme alla tua, la mia essenza brucia orgogliosa di quel magnetismo che ci accende, con i soli pensieri, senza toccarci....