
Ho desiderato quel gesto piu’ di ogni altra cosa.
Ho immaginato
infinite volte cosa si potesse provare a sentire il freddo di quel
pezzo di pelle mischiato al calore delle Tue mani che si muovevano con
gesti cadenzati sul mio collo, come se fosse un rito di iniziazione.
Silenzio, ogni parola avrebbe rovinato quell’armonia di desideri
e il significato di quel gesto che portava nelle nostre anime una
unione inscindibile .
Solo il rumore del mio cuore che sembrava
dovesse uscire dal petto da un momento all’altro contrastato dalla
pacatezza del tuo respiro.
Avevo bisogno di quel gesto come l’aria.
Gia’ sentivo mio quel collare, lo percepivo stringere il collo il
necessario tanto da ricordarmi la Tua presenza ovunque fossi stata.
Un’agonia immaginaria che mi avrebbe dato il senso di quella vita
diversa che avevi infuso in me, goccia dopo goccia, fino a diventarne
dipendente, droga insopportabile ed indispensabile della quale Ti
chiedevo, pregando la “dose giornaliera”, in preda ad una crisi di
astinenza che non volevo gestire.
Tutto riposto nella mia mente, e
del desiderio e’ rimasta solo la pesantezza di un macigno che non riesco
a spostare ,ma la lontananza non ha estirpato neanche una radice del
mio appartenerTi.
Ho voluto imprimere quel momento immaginario
comunque e provare quella felicita’, appagamento e protezione negata dal
destino che si diverte a cambiare le carte in tavola,
rendendo amara la realta’ che ha deciso per te.
Mi sono servita
dell’oggetto piu’ adatto alla situazione, il collare di stoffa del mio
cane. Non era esattamente cio’ che avrei voluto ma aveva esattamente il
significato che mi serviva, sono sempre stata la Tua cagna.
Mi sono
spogliata di ogni abito, la pelle d’oca ha invaso il mio corpo
accapponandola, non so se per il freddo o per l’emozione. Ho svuotato
anche i miei pensieri di ogni cosa che non fossi Tu. Ho riprovato
l’imbarazzo e la vergogna a sostare senza tempo li’, davanti a te, nuda
come un verme, coperta solo dalle mie emozioni.
Mi sono messa in ginocchio.
Di botto sono stata trascinata indietro nel tempo, quando mi prostravo davanti a Te col cuore in gola e la mente eccitata.
Ho radunato i capelli in una mano tirandoli verso la nuca lasciando il collo scoperto ed abbassando la testa.
Un gesto, un’offerta.
I Tuoi piedi sono innanzi a me, mi chino per baciarli ma le mie labbra
toccano solo il freddo del pavimento raccogliendo polvere , mentre la
devozione evapora su una mattonella.
Con l’altra adagio il collare
blu sul retro del collo, la medaglietta con i miei numeri di cellulare e
il nome “Zoe”, agganciata alla chiusura, mi penzola davanti.
In
effetti sarebbe una buona idea apporla ad un collare da schiava con
impresso il nome del Padrone al quale si è donata la propria
appartenenza. Se non fosse un desiderio che mi scioglie le viscere
questa situazione sarebbe al limite del ridicolo.
Col capo ancora
chino alla Tua figura, tanto immaginaria quanto reale, e le dita che
armeggiano sulla chiusura di plastica, riesco ad unire le due estremita’
del collare troppo stretto .
Di nuovo dolore e piacere che si alternano.
Quel click che lo consolida intorno al mio collo mi consacra a Te in modo definitivo.
Non ho bisogno di altri Padroni.
Solo ad uno ho donato la mia anima senza che se ne impossessasse arbitrariamente.
Non hai preteso ma hai ricevuto cio’ che sapevi avresti avuto.