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martedì 8 ottobre 2013

Per un'ora d'amore di Francesca Delli Colli



Io sono quel tipo di donna ad ore che tu non vuoi.
In quelle ore non vendo il mio amore, lo dono.
In quelle ore c’e’ tutto il mio mondo.
Il tuo,
il nostro.
In quelle ore
sono la tua puttana,
Sono la tua ladra.
Mi faccio pagare col tuo amore
gli attimi che ti rubo.
Prigioniera dentro te
Vivo i nostri istanti di liberta’

lunedì 16 settembre 2013

mercoledì 11 settembre 2013

NICOLE di Francesca delli Colli






 Il mio sussurro scivola nell'aria pregna del tuo odore mentre seguo la tua scia di profumo che sa ancora di notte.
Mettersi in religioso silenzio, mentre osservo ti spogli ,non ha prezzo.
Mi godo tutte quelle movenze impercettibili che solo una donna riesce ad intuire.
Il loro significato, un alfabeto del c...orpo che parla muto mentre viene accarezzato da respiri densi che accompagnano quella danza. .
Quella esile camiciola di seta si accartoccia ai tuoi piedi prima di entrare nella doccia.
Ogni piega parla di te, ma non di cio' che indossi sopra e vedo, ma di quello nascosto che hai sotto quella tua buccia di pesca, sempre matura, sempre succosa.
Il mio sguardo scorre affamato sulla tua pelle vellutata mangiandone ogni centimetro, non riesco a staccarti gli occhi da dosso.
Spesso mi chiedo se e' normale questo sentimento che ho per te. Un insieme di tenerezza candida e passione lussuriosa che mi brucia la gola ogni volta che la inghiotto.
I movimenti sono istintivi, naturali come se io non fossi dentro quella stanza e il tuo sorriso sbarazzino, la tua aria di innocente sensualita' mi fa male, mi trincia lo stomaco.
Il tuoi occhi sorridenti mi mettono gocce di malinconia sul cuore.
Se solo potessi farti capire, sussurrare, intuire cio' che mi scoppia dentro!
Nicole!
E invece no, mi devo accontentare di amarti in silenzio, di vivere dei tuoi attimi, nei tuoi attimi.
Sei di una bellezza mozzafiato, la tua pelle sembra adornata da mille perle argentee microscopiche, mentre l'acqua fumante ti accarezza il corpo.
Quanto la invidio!
Mi accontenterei di essere una di quelle gocce e scivolarti tra i seni , lenta e delicata, senza che te ne accorga e andarmi a rifugiare tra quei peli radi che contornano il tuo sesso e respirarlo.
Mi chiedo perche' tieni quella porta della doccia socchiusa.
Ti giri indifferente verso me mentre la schiuma scopre e copre quei capezzoli si ergono come spadini ,sollecitati dai movimenti delle mani che spandono il sapone e dall'aria fresca che spira dalla finestra semi aperta.
No, sono due ciliege mature, rosse che si porgono succose al mio sguardo disperato.
Mi immagino farle rotolare sulla lingua ed intrappolarle tra i denti.
Un sospiro, mi ritrovo la mano stringere il mio sesso quasi a strappare quella frenesia latente.
Non sei un capriccio, ma un mistero profondo che non riesco a capire neanche io.
Sei un sogno? No una realta' che agogno mentre nascondo la mia eccitazione come una ladra.
Hai capito, si hai capito, non puo' essere altrimenti,non ti prenderesti gioco cosi di me.
E io ci sto.
E' l'unico momento in cui posso accarezzarti, in cui sei mia e proteggerti dal mondo intero che mi deride.
Nicole....
Le mie parole sono come carezze che ti soffio addosso, mentre uscita dalla doccia ti porgo l'asciugamano e ti avvolgo tenendoti stretta a me.
Il profumo dei capelli bagnati mi provoca una fitta all'inguine mentre ci tuffo il naso in mezzo e poggio la mia fronte sulla tua nuca.
Le mie braccia ti tengono stretta al seno che mi sboccia nei palmi.
Percepisco la tua eccitazione attraverso il telo.
Non dici nulla.
Quel silenzio e' un rumore assordante, mi confonde, mi imbarazza.
Ma tu sei li tra le mie braccia mentre il tuo capo si adagia su una mia spalla.
E' tutto cosi irreale , vorrei allontanarti, ma sarebbe un'eresia rinunciare ad averti solo per me per qualche minuto.
Fremiti sommessi mi scuotono il corpo, mentre tra le cosce si crea un umido indegno.
Sono bloccata.
Vorrei..
Dio sa quanto vorrei assaggiare le tue forme ancora acerbe ma del tutto femminili e rigogliose.
“Perche' non te ne vai? Vattene, sparisci frutto proibito che mi trascini all'inferno.” La mia anima urla incessante mentre lotta col il corpo che urla a sua volta il suo diritto.
Sembra l'atto finale di una tragedia, che andando fuori copione si guadagna l'ovazione della platea.
Cosi le mie mani avanzano su quel morbido terreno, lente disegnano ogni curva che trovano, tremanti ma decise alla tua conquista , posandosi sul ventre che si ferma per qualche attimo
Neanche te respiri piu'.
Silenzio, solo il rumore sommesso degli aliti intermittenti, quasi stitici, che seccano le nostre labbra.
Monti, pianure, dune questo e' io mio viaggio che porta a te, mentre la tua valle inviolata si schiude al tocco delle mie dita.
Tremi, ma sei ancora qui.
Non stai giocando piu'..
I tuoi umori mi indorano la mano che curiosa fruga ogni tuo antro segreto, ma aperto.
Un ansimo inaspettato mi blocca ritirando le dita.
"No non posso, non posso rubarti cio' che non mi appartiene!"
Al diavolo la mia coscienza!
"Continua"
Un bisbiglio impercettibile e quasi rotto mi stordisce, mentre la sua mano mi afferra il polso riportandolo sul suo sesso.
Le cosce sono leggermente divaricate lasciandomi entrare scivolando sul suo miele.
La morbidezza delle tue carni e' nuova ,deliziosa, inaspettata.
L'indice scorre leggero dividendo quel bocciolo ancora chiuso ma turgido, schiaffeggiando quel pistillo che si erge ancora di piu'.
Le areole spariscono raggrinzite e concentrandosi suoi capezzoli, piccoli, rosei, gonfi.
Sono un lago, un indegno lago, un mare in burrasca e tu un'onda che si infrange sui miei desideri col movimento del tuo corpo che ondula di piacere sotto il mio movimento che diventa piu' deciso.
Ho un nodo alla gola, il cuore si ferma in attesa del tuo orgasmo che non si fa attendere.
Un singulto o un singhiozzo?
Il tuo piacere si nasconde in un lamento.
Lo inghiotti.
Non so se piangi o godi, sono stordita, ho il sesso che mi pulsa gonfio di piacere inespresso.
Ma non mi importa.
Nicole....
riesco a sussurrare il tuo nome.
Nicole sei una porcellana preziosa
Nicole.. mi guardi atterrita.
Nicole...
e scappi via da me lasciando quell'asciugamano vuoto come il mio cuore.



martedì 10 settembre 2013

AFFOGO di Allie Walker



 
 
 
Sto annegando nel tuo amore.
Ma non sono sicura.
Forse voglio finalmente vivere un giorno
senza colmarmi di emozioni.
Di consumarmi.
O forse voglio affogarci del tutto....
Allora prendimi adesso,
in modo che non possa avere altri dubbi,
avvolgimi nel tuo caldo abbraccio
e ruba il mio ultimo respiro.
 

venerdì 6 settembre 2013

CANAL GRANDE di Giuseppe Balsamo




Lo avvertivo arrivare da lontano il rombo di quel motore, in pochi attimi me lo trovava davanti con quel ghigno strafottente, i capelli neri impomatati e pettinati all’indietro e quegli occhi rossi come le fiamme dell’inferno. Non mi diceva nulla, masticava tabacco puzzolente e mi fissava dando gas. Sentivo la mia voce terrorizzata ed arrabbiata “Figlio di puttana prendi me!!”. L’uomo continuava a sorridermi e, dopo aver ascoltato più volte le mie parole concitate, si limitava a rispondere: “Mi dispiace fratello, non sei in lista”, ripartendo e scomparendo nella notte.
Immediatamente dopo, un esplosione irreale mi svegliava, in un bagno di sudore, lasciandomi con il cuore che me batteva a mille ed in carenza di ossigeno.
Di solito era pomeriggio inoltrato, non dormivo più la notte, le uniche ore di sonno che mi concedevo erano di giorno, serravo le imposte, creavo la notte in casa e provavo a chiudere gli occhi per qualche ora, uscivo che ormai fuori la luna era già alta, mangiucchiavo qualcosa e andavo in quel fottuto posto.
Tutto era cominciato un anno prima a Venezia, me l’ero trovata al tavolo verde, avevamo cominciato a fare le stesse puntate ed a vincere, un sacco di soldi, tutti in una sola serata. Entrambi sposati, avevamo riso, flirtato, da quella notte avevamo cominciato a far l’amore, rischiando e puntando su una relazione difficile, vincendo ancora, probabilmente pensavamo che insieme saremmo stati più forti della dea bendata e nulla sembrava impossibile.
Non erano stai molti i nostri incontri, tutte le volte però mi avevano lasciato addosso il desiderio di rivederla ancora, un crescendo costante che ci spingeva a ad essere complici, a provare sempre cose nuove, giocavamo a letto come due adolescenti, finchè le forze non ci abbandonavano e crollavamo sorridenti uno a fianco all’altro, in attesa di essere sorpresi dalle nostre voci; a raccontarci a vicenda, nel buio, le rispettive sensazioni, lasciando alle mani il piacere di accarezzare quelle frasi sussurrate dopo l’amore.
Quella sera, mentre guidavo per le strade umide e scure di un settembre piovoso, mi sorpresi a ricordare l’ultima volta che eravamo stati insieme: come sempre poche ore rubate alla nostra vita quotidiana. Quella volta lei, sorridente, aveva tirato fuori dalla borsa due lunghi nastri di tessuto lucido: uno scuro e l’altro rosa, facendoli passare maliziosamente sul mio viso, invitandomi ad usarli.
Non mi ero certo fatto pregare. Quando la bendai col nastro nero, legandola poi alla testiera del letto con quello rosa, ridevamo entrambi come due cretini. All’inizio non ci fu nulla di erotico, cominciai a farle il solletico sapendo quanto lo soffriva, divertendomi ad osservarla muoversi sul letto impazzita. Dopo averla baciata, lei comprese che il nostro gioco stava cominciando. Le mie dita e la mia lingua percorrevano il suo corpo, sorprendendola ogni volta. Più vedevo la sua pelle d’oca, più lei mi implorava di scoparla, di sbatterla, più indugiavo sul suo sesso senza penetrarla. Quando alla fine anche non ne potevo più, lentamente entravo dentro di lei. La ascoltavo gemere e le sue gambe mi avvinghiavano: “Fammi godere..” le sue parole risuonavano nelle mie orecchie mentre da un movimento lento passavo a colpi profondi, violenti, impetuosi, come se avessi voluto raggiungerle l’anima, penetrarle i pensieri. Sentivo il suo corpo inarcarsi sotto il mio, come a volermi ricevere completamente, poi un suono lamentoso e le sue parole nel suo orgasmo : “Slegami…slegami…ti prego …slegami…”.
Crudele mi limitavo a toccare quel nastro rosa, fingendo di liberarla, consapevole di voler protrarre quel gioco ancora a lungo. I suoi lamenti ed i tuoi gemiti non mi impietosivano per nulla, alimentavano la voglia di stuzzicarla all’infinito.
Avrei potuto scioglierla nel suo orgasmo, ma proferivo goderne mentre era incatenata al desiderio costante.
Fui su lei, sul suo viso, i suoi “Basta..!! voglio vederti..voglio toccarti”, mi accompagnavano al liquido piacere che riversavo sulla sua pelle nuda.
Con quel pensiero che svaniva nella mia testa come una nube portata via dal vento, parcheggiai l’auto ed entrai, percorrendo i lunghi corridoi col pavimento in linoleum e le pareti bianche con quei quadri appesi che non riuscivano a risollevare l’umore di nessuno. I neon accesi facevano perdere la dimensione temporale, quando passai davanti la sua camere fui contento che quelle luci le luci fredde e spettrali fossero spente, illudendomi che così non potesse avere cognizione di quel tempo trascorso.
Mi avvicinai, aveva le palpebre abbassate, bella come solo lei poteva essere per i miei occhi, pensai che stesse dormendo, passai la mano sul suo capo privo di capelli, diedi un’occhiata alla flebo contente l’antidolorifico e sentii che mi stringeva la mano. Ci guardammo e mi sorrise:”Sono qui tesoro mio…va tutto bene”. Non parlò continuando a sorridermi mentre mi sedevo sul letto.
Solo allora scivolò in un sonno profondo, quasi aspettasse me per farlo, indotta forse dalla morfina. Le lasciai delicatamente la mano, accarezzandole nuovamente il capo glabro. Cominciai a guardarmi intorno, c’era un mazzo di fiori, forse li aveva portati il marito, forse i parenti. Sul comodino di fianco al letto, tra le riviste, notai un contenitore di fotografie. Per ingannare il tempo cominciai a guardarle.
Era lei da ragazzina: già bella, ma non così bella come la vedevo in quel momento, seppur divorata da cellule impazzite che continuavano a riprodursi nel caos. Non erano più di tre o quattro foto, ce ne era una in cui si festeggiava un compleanno, ma non il suo quello di una sua coetanea; potevano avere 16 anni. Sorrisi quando ne vidi una di lei abbracciata ad un ragazzino, forse il suo primo amore. Stupidamente pensai che mi sarebbe piaciuto essere stato il primo, che sarebbe stato fantastico averla avuta trepidante e spaventata nella sua prima volta, accompagnarla sul suo lettino da adolescente e guidarla alla scoperta del suo corpo e del mio.
Un suono intermittente mi distrasse da quel pensiero. Mi voltai, c’era qualcosa che non andava, si era svegliata e mi guardava sorridente come sempre, quasi a volermi tranquillizzare, ma c’era qualcosa che non andava. Fu il suo ultimo sorriso, poi sentii la sua mano stringere la mia per poi perdere la forza lentamente, come un liquido che deflussi da un bicchiere. Una mano tiepida dolce, che non poteva più stringere nulla: non c’era più.
Non potevo restare, presto sarebbe arrivato qualcuno, nessuno sapeva di me, dovevo andare. Avrei voluto baciarla, accarezzarla, provare a svegliarla, ma andai via lentamente, osservando come ipnotizzato a capo chino il linoleum grigio dei pavimenti.
Non recuperai l’auto, girai per le vie cittadine, come fossi drogato, non riuscendo a piangere, sentendo solo il vuoto che mi divorava dall’interno, si faceva spazio lentamente dentro di me, consumandomi e portandomi via. Esattamente come il cancro aveva fatto con lei.
Passo dopo passo giunsi alla Stazione, ancora una volta sembrava che il fato volesse prendersi gioco di me, sul tabellone non potè sfuggirmi la partenza di un treno per Venezia.
Non esitai un istante, come guidato da una forza invisibile mi ritrovai a bordo, munito di biglietto, sprofondato in una poltrona, privo di qualunque pensiero, svuotato da ogni forza.
Quando uscii da S. Lucia fui avvolto da un alba fresca e tinta di rosa, ebbi solo un attimo di lucidità provocato probabilmente dall’astinenza di nicotina. Quella sensazione mi spinse ad accendermi una sigaretta che mi fece compagnia nella lunga camminata verso il Casinò.
Mi limitai a guardare l’antico edificio da fuori, con un sorriso amaro disegnato sul viso.
Passai oltre, costeggiando i canali semi deserti, finchè in fondo ad un di essi vidi l’uomo con i capelli impomatati e gli occhi rossi, quel bastardo mi guardava da là sotto.
Non ci pensai un secondo e gli andai incontro, era laggiù immobile con la sua motocicletta ed il ghigno arrogante.
Lo raggiunsi nell’acqua gelida e sporca, con quel figlio di puttana avevamo ancora un conto in sospeso, saremmo stati insieme finche la cose non si fossero risolte, saremmo sati insieme per molto, molto tempo.

martedì 3 settembre 2013

ONDE SU ONDE di Erik Leroux




Sentirti anche nel silenzio, del tuo respiro di luce ed ombra, fame di te m'avanza senza pace, ogni tuo fiume e' sete che rinnova di desiderio onde....voglio trovare il giorno dei tuoi occhi fermi dentro i miei...

lunedì 2 settembre 2013

RESET (DONNA) di Insolito Scrittore



Quante volte avrei voluto conoscerne il significato di quella parola. Si dico, cosa significa essere donna!
Pensieri, a volte gridati e a volte soffiati, ma quel mistero rimaneva ancora irrisolto.
Un giorno quei pensieri uscirono dalla mia bocca, così, senza freni, senza paura che potessero essere captati da qualcuno, o qualcuna., e invece....

«Chiudi gli occhi.» disse, una voce alle mie spalle, mentre le sue dita sfioravano le mie palpebre inducendole ad abbassarsi. Il suo respiro si faceva sempre più vicino fino a lambire il mio collo di un vento caldo finora mai sperimentato.
«Chi sei?»
«Non è importante chi sono, ma cosa sono»
«Cosa sei allora.....»
«Questo dovrai scoprirlo tu! Ora.»
Sentii le sue mani sbottonarmi la camicia e insinuarsi dentro, le sue dita si muovevano tattili, delicate come se cercassero di stuzzicare la mia pelle a sentire l'elettricità in quei polpastrelli che si muovevano sul mio petto. Un brivido. I miei capezzoli diventarono duri.
«Continua a tenere gli occhi chiusi e girati, non aprire gli occhi, lascia che sia la tua mente ad esplorarmi a immaginarmi....toccami, spogliami...»
Mi voltai diretto dalle sue mani sulle spalle, mulinai le mani in aria fino a sentire le sue cingermi i polsi e indirizzarle sul suo volto.
Zigomi, labbra, naso, occhi, nuovamente zigomi. Il suo volto dentro le mie mani. Sentivo il suo respiro, sentivo quei pensieri che chiedevano di essere esplorati.
Collo, mani dentro i capelli, lisci raccolti prima e ora sciolti, setosi, avvicino il naso per annusarne il profumo. La sento allontanarsi.
«Non aprire gli occhi»
L'istinto era forte, volevo infatti aprirli ma sapevo anche che sarebbe finito tutto, troppo in fretta.
«Li tengo chiusi, ok.»
Ritornai sul suo collo, sentivo il sangue scorrere nelle sue vene, sembrava accelerare, seguiva il ritmo del suo respiro. Avverto i bordi del colletto della sua camicia sul dorso delle mani, li scavalco fino a sentire la seta scivolare sotto i miei palmi fino alle spalle. Ritorno su, verso il collo e poi giù verso le spalle, mi piace quel fruscio, mi piace sentire che quel tocco, piace anche a lei, l'avverto nella sua reazione di allargare le spalle, distenderle quasi ad aprirsi. Non so forse dovrei osare, quella domanda cerca una risposta...cosa vuol dire essere donna. Lei stessa ha detto spogliami, ancora quel desiderio irrefrenabile di vedere, di sciogliere l'oscurità in cui sto marcendo in quel desiderio. Devo resistere, non devo farmi trascinare dagli occhi. Provo ad ascoltare il suo respiro a cercare qualche via di fuga lasciando scorrere le dita sulle spalline del reggiseno sotto la seta, presto arrivo al suo seno, per un istante sento il suo respiro fermarsi, sospeso in un piacere che ora provo anche come mio.
«Ti sento.» dice dopo aver ingoiato un po' di saliva.
Incomincio a sbottonare la sua camicia, a uno a uno i bottoni liberano un aroma di vaniglia. Ho preso le distanze, il mio palmo aperto è ora sulla sua pelle scivola sotto la seta sale su fino a cingere le spalle a liberarla di quell'indumento ormai scomodo. Si lascia avvicinare ora, lascia posare le mie labbra sulla spalla , mentre l'altra mano libera anche l'altra spalla. La camicia scivola giù, un fruscio e niente più.
Vorrei sbirciare, le dita invece incominciano a essere i miei occhi, così come le labbra che ascoltano tutto ciò che la sua pelle mi trasmette.
Dovrei smettere prima che non possa ritrarmi più indietro (ma lo voglio, lo voglio veramente smettere, basterebbe aprire gli occhi e tutto sarebbe finito). Le dita giocano con le spalline del suo reggiseno, pollice e indice sono inebriati dalla delicatezza di quel tessuto che sentono scivolargli sotto. Si muovono all'unisono le mie mani si aprono a libro lasciando le spalle finalmente libere.
Il suo respiro si gonfia ancora, sembra in attesa che succeda qualcosa. Lei è immobile, lascia che sia io a sentire ogni sensazione che mi trasmette. Dovrei smettere, mi sembra di affogare in un qualcosa che non riesco a controllare.
Le sue braccia sono distese lungo i fianchi, le mie continuano a spingere invece verso il basso. Qualcosa è esploso ora. I suoi seni sono fuori dalla coppa del reggiseno. Li ho sentiti. Ho sentito lei mordersi le labbra. Il reggiseno è alla vita, le mie mani pure. Faccio per stringerla per liberarla definitivamente del suo reggiseno. Mi anticipa, molto più esperta riesce a sganciarlo fulmineamente, togliendomi il gusto di quel gesto.
I palmi scivola sulla sua pelle, sui suoi fianchi, dietro la schiena. Percepisco che sfiorarle i seni in questo momento anticiperebbe i termini del suo orgasmo. Srano come riesca a sentirla ora. Fragile e forte.
Ritorno sui fianchi, fino ai pantaloni, niente cinta, solo tessuto, si aprono lateralmente, il che mi crea un po di spaesamento non avendo trovato l'apertura centrale come abitualmente sono indirizzato a pensare.
Bottone, cerniera, la zip giù. Sento il suo bacino muoversi, ondeggiare, un ritmo suo, lento ma accattivante. Le mie dita si insinuano tra la sua pelle e il tessuto fino a raggiungere i suoi glutei.
Capisco che quei pantaloni saranno un ostacolo duro da eliminare, lasciano pochissimo spazio tra me e la sua pelle. Sembrano fatti su misura. Ancora una volta mi affido all'istinto a quel sentirla donna. Mi abbasso, inginocchiato. Il mio respiro all'altezza del suo ventre.
Fortunatamente il soffice tessuto scivola sulla sua pelle. Lento inesorabile viene giù. Quel movimento dei suoi fianchi mi aiuta.
Quando sento di aver scavalcato le ginocchia, le sollevo una gamba, le bacio l'interno coscia mentre con la mano continuo a sfilare la gamba dai pantaloni. Attraverso il suo bacino con le labbra per spostarmi sull'altra gamba. Mi appoggio appena sui suoi slip perdendomi nell'odore del suo nido.
Sull'altra gamba i pantaloni vengono via ancor più facilmente.
Sono prono davanti a lei con un unico desiderio. Donna.
Apro gli occhi....
Tutto svanisce, ancora una volta non ero pronto a sciogliere quel mistero (donna), forse non voglio risolverlo mi piace solo giocarci, andarci vicino, mi piace quell'eccitazione che mi fa avvicinare...forse mi manca ancora molto da imparare, o forse poco.....so solo che mi è piaciuto.
Reset....ricomincerò la prossima volta...

Quante volte avrei voluto conoscerne il significato di quella parola. Si dico, cosa significa essere donna!
Pensieri, a volte gridati e a volte soffiati, ma quel mistero rimaneva ancora irrisolto.
Un giorno quei pensieri uscirono dalla mia bocca, così, senza freni, senza paura che potessero essere captati da qualcuno, o qualcuna., e invece....

«Chiudi gli occhi.» disse, una voce alle mie spalle, mentre le sue dita sfioravano le mie palpebre inducendole ad abbassarsi. Il suo respiro si faceva sempre più vicino fino a lambire il mio collo di un vento caldo finora mai sperimentato.
«Chi sei?»
«Non è importante chi sono, ma cosa sono»
«Cosa sei allora.....»
«Questo dovrai scoprirlo tu! Ora.»
Sentii le sue mani sbottonarmi la camicia e insinuarsi dentro, le sue dita si muovevano tattili, delicate come se cercassero di stuzzicare la mia pelle a sentire l'elettricità in quei polpastrelli che si muovevano sul mio petto. Un brivido. I miei capezzoli diventarono duri.
«Continua a tenere gli occhi chiusi e girati, non aprire gli occhi, lascia che sia la tua mente ad esplorarmi a immaginarmi....toccami, spogliami...»
Mi voltai diretto dalle sue mani sulle spalle, mulinai le mani in aria fino a sentire le sue cingermi i polsi e indirizzarle sul suo volto.
Zigomi, labbra, naso, occhi, nuovamente zigomi. Il suo volto dentro le mie mani. Sentivo il suo respiro, sentivo quei pensieri che chiedevano di essere esplorati.
Collo, mani dentro i capelli, lisci raccolti prima e ora sciolti, setosi, avvicino il naso per annusarne il profumo. La sento allontanarsi.
«Non aprire gli occhi»
L'istinto era forte, volevo infatti aprirli ma sapevo anche che sarebbe finito tutto, troppo in fretta.
«Li tengo chiusi, ok.»
Ritornai sul suo collo, sentivo il sangue scorrere nelle sue vene, sembrava accelerare, seguiva il ritmo del suo respiro. Avverto i bordi del colletto della sua camicia sul dorso delle mani, li scavalco fino a sentire la seta scivolare sotto i miei palmi fino alle spalle. Ritorno su, verso il collo e poi giù verso le spalle, mi piace quel fruscio, mi piace sentire che quel tocco, piace anche a lei, l'avverto nella sua reazione di allargare le spalle, distenderle quasi ad aprirsi. Non so forse dovrei osare, quella domanda cerca una risposta...cosa vuol dire essere donna. Lei stessa ha detto spogliami, ancora quel desiderio irrefrenabile di vedere, di sciogliere l'oscurità in cui sto marcendo in quel desiderio. Devo resistere, non devo farmi trascinare dagli occhi. Provo ad ascoltare il suo respiro a cercare qualche via di fuga lasciando scorrere le dita sulle spalline del reggiseno sotto la seta, presto arrivo al suo seno, per un istante sento il suo respiro fermarsi, sospeso in un piacere che ora provo anche come mio.
«Ti sento.» dice dopo aver ingoiato un po' di saliva.
Incomincio a sbottonare la sua camicia, a uno a uno i bottoni liberano un aroma di vaniglia. Ho preso le distanze, il mio palmo aperto è ora sulla sua pelle scivola sotto la seta sale su fino a cingere le spalle a liberarla di quell'indumento ormai scomodo. Si lascia avvicinare ora, lascia posare le mie labbra sulla spalla , mentre l'altra mano libera anche l'altra spalla. La camicia scivola giù, un fruscio e niente più.
Vorrei sbirciare, le dita invece incominciano a essere i miei occhi, così come le labbra che ascoltano tutto ciò che la sua pelle mi trasmette.
Dovrei smettere prima che non possa ritrarmi più indietro (ma lo voglio, lo voglio veramente smettere, basterebbe aprire gli occhi e tutto sarebbe finito). Le dita giocano con le spalline del suo reggiseno, pollice e indice sono inebriati dalla delicatezza di quel tessuto che sentono scivolargli sotto. Si muovono all'unisono le mie mani si aprono a libro lasciando le spalle finalmente libere.
Il suo respiro si gonfia ancora, sembra in attesa che succeda qualcosa. Lei è immobile, lascia che sia io a sentire ogni sensazione che mi trasmette. Dovrei smettere, mi sembra di affogare in un qualcosa che non riesco a controllare.
Le sue braccia sono distese lungo i fianchi, le mie continuano a spingere invece verso il basso. Qualcosa è esploso ora. I suoi seni sono fuori dalla coppa del reggiseno. Li ho sentiti. Ho sentito lei mordersi le labbra. Il reggiseno è alla vita, le mie mani pure. Faccio per stringerla per liberarla definitivamente del suo reggiseno. Mi anticipa, molto più esperta riesce a sganciarlo fulmineamente, togliendomi il gusto di quel gesto.
I palmi scivola sulla sua pelle, sui suoi fianchi, dietro la schiena. Percepisco che sfiorarle i seni in questo momento anticiperebbe i termini del suo orgasmo. Srano come riesca a sentirla ora. Fragile e forte.
Ritorno sui fianchi, fino ai pantaloni, niente cinta, solo tessuto, si aprono lateralmente, il che mi crea un po di spaesamento non avendo trovato l'apertura centrale come abitualmente sono indirizzato a pensare.
Bottone, cerniera, la zip giù. Sento il suo bacino muoversi, ondeggiare, un ritmo suo, lento ma accattivante. Le mie dita si insinuano tra la sua pelle e il tessuto fino a raggiungere i suoi glutei.
Capisco che quei pantaloni saranno un ostacolo duro da eliminare, lasciano pochissimo spazio tra me e la sua pelle. Sembrano fatti su misura. Ancora una volta mi affido all'istinto a quel sentirla donna. Mi abbasso, inginocchiato. Il mio respiro all'altezza del suo ventre.
Fortunatamente il soffice tessuto scivola sulla sua pelle. Lento inesorabile viene giù. Quel movimento dei suoi fianchi mi aiuta.
Quando sento di aver scavalcato le ginocchia, le sollevo una gamba, le bacio l'interno coscia mentre con la mano continuo a sfilare la gamba dai pantaloni. Attraverso il suo bacino con le labbra per spostarmi sull'altra gamba. Mi appoggio appena sui suoi slip perdendomi nell'odore del suo nido.
Sull'altra gamba i pantaloni vengono via ancor più facilmente.
Sono prono davanti a lei con un unico desiderio. Donna.
Apro gli occhi....
Tutto svanisce, ancora una volta non ero pronto a sciogliere quel mistero (donna), forse non voglio risolverlo mi piace solo giocarci, andarci vicino, mi piace quell'eccitazione che mi fa avvicinare...forse mi manca ancora molto da imparare, o forse poco.....so solo che mi è piaciuto.
Reset....ricomincerò la prossima volta...

giovedì 29 agosto 2013

ASSENZE di Giuseppe Balsamo



 
 
 
Ogni tanto improvvisamente spariva. Per qualche giorno non poteva sapere nulla di lui, né lui niente di lei. “Non ci sarò”, quelle parole precedevano quelle prolungate assenze. Non poteva dire dove andava, lei comprendeva e si limitava ad accettarlo senza porre domande che non avrebbero potuto avere risposte. Entrambi però sapevano che sarebbero stati di nuovo insieme, l’ansia di quei giorni ed i pensieri ricorrenti erano il loro cibo.
Quelle attese alimentavano il loro desiderio, consolidavano la reciproca fiducia.
Lei se ne rendeva conto dai baci furiosi al suo ritorno, lo confortava poi giacendo sul suo petto nudo.
 
 

VORREI LEGGERE di Guido Forte






Coglimi con la forza della delicatezza
con la calma della tempesta
sboccio per te
mi appago d'appartenerti...
danzo e come petali veli
mi offro solo di pelle d'ambra
coglimi senti il mio profumo
inebriati del mio essere tua


mercoledì 28 agosto 2013

UN SOFFIO DI TE DENTRO DI ME di Francesca Delli Colli








Un soffio di te dentro di me....
Non riesco a spiegare la delicatezza di queste poche parole che mi hai regalato.
Di quel soffio non ne conosco il profumo, ancora non me lo hai permesso, ma io te l'ho rubato ugualmente e so la potenza della sua essenza....
Essenza che vorrei spalmata addosso e sentire le tue mani che scivolano timide e io le lascio andare raminghe sulla mia pelle che ti offro insieme alla mia pudicizia che tento di nascondere abbassando il capo lasciando scoperta la base del collo.
Sentire la tua presenza dietro di me e' una sensazione strana, mi sento protetta come alla tua merce' intrappolata tra le tue braccia che si incrociano sul mio ventre e mi tengono stretta a te.
Paura e brivido, eccitazione ed estasi percepire le tue labbra sfiorarmi quella porzione di corpo.
Un sospiro fremente si scioglie dentro di me mentre mi abbandono senza aver il coraggio di voltarmi.
Le mie mani sopra le tue, i miei desideri insieme ad i tuoi , i corpi che fanno fatica ancora a parlarsi, ma dentro sono un tumulto di sensazioni che ci profumano la pelle.
Il silenzio ci circonda, solo il tuo respiro che suona soffiando vicino al mio orecchio...il suo ritmo mi parla del tuo stato d'animo, ansioso ma pieno di passione nascente.
Il tuo corpo tradisce le attese, regalandomi una sensazione di pienezza che si poggia sui miei glutei.
Sorrido cercando di esorcizzare quella eccitazione che lenta goccia dalla mia mente, passando nel mezzo delle mie sensazioni che scuotono come schiaffi il mio sesso facendomi rimanere senza fiato.
"Ti desidero"....solo e unico pensiero che unisce le nostre menti, mentre lentamente spingo le tue mani sopra al mio pube che pulsa indegnamente e appoggiando il capo sulla tua spalla.
Ora ti vedo, ti respiro mentre i nostri volti sono esamini dall'imbarazzo ma coloriti di un vitale rossore e da uno sguardo pacato ma scintillante.
Ecco in questo preciso momento vorrei che quel soffio entrasse lento dentro di me e prendesse le tue sembianze, riempiendomi , scaldandomi, saziandomi, vivendomi, lasciando fuori ogni cosa che non sia..noi.
Non potrei che avere questo dolce pensiero di te...
e non e' poi cosi tanto una fantasia.



MI BAGNO DI TE di Francesca delli Colli





Vorrei ridere per qualcosa che sento dentro
E mi riempie l’anima.
Vorrei piangere per qualcosa di vero
E non per il fumo che pur evanescente
mi toglie il respiro.
Ombre piatte di te mi girano attorno
Come fiammelle.
Ardono,
Deridendo voglie,
Bruciando i desideri.
Carboni neri che sporcano solo le mani.
Sei fatto di fiele che mi addolcisce le labbra.
Quando ti infrangi in me
Sei come un’onda su una spiaggia deserta,
mi sento rinascere.
Mi Bagno di te….
Come la risacca umida e salata
ti ritiri,
E torno di nuovo arida secca.


sabato 10 agosto 2013

COSA SAI DI ME di Sereno Notturno




Parlami di sensualità
che si riflette nei tuoi pensieri.
Sfiora il mio momento
che veglia distrattamente sui tuoi sguardi.

giovedì 8 agosto 2013

TORNERA' di Sereno Notturno






Quando ti svegli
di buon mattino
altro hai da pensare
... che non ad un inchino.

Pensi alla notte prima
in cui eri pieno di stima
per quella lasciata persa
che mai più si rifarà viva

Capisci la tua vera emozione
mentre vorrebbero tu rimanessi come un coglione
ma nulla dai per vinto
per un piacere convinto.





DOLCE CREAURA di Sereno Notturno







Dolce creatura di così abile mistero
che rintracci i miei sospiri
facendoli diventare sensazioni.
Che scomodi i tuoi impulsi
per trasmetterli al mio corpo.
... Sento fortemente il tuo piacere
nell'arte mirabile di un possedersi


VESTITA DEL CIELO di Federico Guidotti





Vestiti di cielo
e vieni a me
perchè anche il sole
ha bisogno del cielo
per poter splendere

mercoledì 7 agosto 2013

HO INGOIATO LA MIA ANIMA di Medusa Riggio









 Tu l'avevi legata, sedotta, viziata,
l'avevi fatta tua insieme ad un corpo
che non è mai stato mio.
... Mani e occhi l'hanno trapassato,
l'hanno avuto, sedotto e viziato.
Ma la mia anima è stata tua
da sempre e per sempre.
Ora l'ho ingoiata, ho ingoiato la mia anima
insieme ai rivoli di sangue
che hai lasciato sul mio corpo
quando graffiandolo graffiavi anche lei.
 


LA NOTTE di Federico Guidotti







Dormiamo stretti
Così sarà più breve la notte
E il tempo che ci separa
Meno crudele

DONNA di Gianluca Jazz Giannini



Mi sono scontrato spesso con i miei fantasmi
vedendo infrangersi sogni che credevo indistruttibili
sono rimasto inchiodato entro i miei limiti
fino a che non ho visto oltre l'orizzonte i tuoi occhi

venerdì 19 luglio 2013

PERCHE' TI ADORO di Sereno Notturno

 
 
Perchè ti adoro
Semplicemente perchè mi porti i respiri.
Di quelli che trasudano una difficoltà di vita.
Per un non voler mai arrendersi.
Di fronte all'evidenza di un disagio.
... Rimane un'unica cosa.
Non ti farei conoscere a nessun amico.
Troppo geloso delle persone che s'emozionano.
Troppo di te come emozione
 
 

PRIMO TEMPO di Giuseppe Balsamo






Si ritenne fortunato quella notte quando si sdraiò sul letto. Sapeva che comunque non avrebbe dormito, però al posto delle solite crepe sul soffitto, proiettavano un film. C’era lei, la prima notte che si incontrarono: quando la andò a prendere, il loro primo impatto in quella piccola stanza, il suo odore, la sua pelle. Era un film che non si sarebbe stancato mai di rivedere, si maledisse per aver chiuso le palpebre in uno di quei riflessi involontari che il nostro corpo produce. Quando le riaprì la proiezione era terminata, c’erano le crepe, restò sdraiato in attesa del secondo tempo