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martedì 2 settembre 2014

SVEGLIARMI CON TE di Indeeper Yoursoul




Buongiorno...te lo sussurro all'orecchio mentre una mano malandrina scivola sinuosa sotto le coperte e accarezza la tua pelle calda e ammorbidita dalla notte..i tuoi seni sono rilassati, il tuo ventre è in sintonia col tuo respiro..saluto il tuo ombelico con un tocco leggero dei polpastrelli e tu hai un brivido che non può ancora diventare solletico, troppo assopiti sono ancora i tuoi sensi.. E allora insisto, mi sento come il Signore della Città ormai deserta e abbandonata, posso andare dove voglio, visitare tutti gli edifici, entrare in stanze un tempo inaccessibili e curiosare ovunque, fin dentro i cassetti.. E allora entro anche nella tua casa, mi avvicino piano, quasi con circospezione, non sia mai che qualcuno torni all'improvviso e mi rovini il gioco. Cerco il campanello per verificare che il nome sia veramente il tuo ma pur girando tutt'intorno alla cornice, non trovo nulla. Spingo, allora, la porta già aperta con un dito e quella cede lentamente, con la pesantezza dei chili della sua blindatura. I cardini pero' sono ben oliati, così non è poi difficile trovarmi dentro dopo poco. C'è polvere dappertutto, e i miei passi lasciano impronte dietro di me. Risalgo le scale che conducono alla tua stanza, quella in cui mi hai accompagnato tante volte ondeggiandomi il tuo culo sul viso, consapevole che ti avrei seguito ovunque, incantato, come un topo segue il suo pifferaio magico. E tu mi guardavi con quello sguardo impertinente, prima di farmi entrare in quella camera perfettamente ordinata prima quanto devastatamente scombinata ogni volta che poi me ne andavo. Ed è così che, con il ricordo di quei baci di passione che iniziavano già all'ingresso, entro di nuovo in quella stanza e un vento forte e caldo mi investe; i vetri alle finestre si polverizzano e tutto inizia a girare. Quel vento caldo diventa una presenza che riesco a percepire dall'odore..odore inconfondibile di te. Provo ad aggrapparmi a qualcosa, ma tutto è diventato scivoloso ormai e più tento di avanzare verso il letto, che è il punto stabile della stanza, e più retrocedo e allora avanzo di nuovo, in un'alternanza di forza e cedimento. Devo lottare con questi eventi perché sento che, se arriverò a toccare il tuo letto tutto cesserà..il tuo letto, come simbolo catartico del tuo essere donna, dove, tra le lenzuola di raso, tu ti coprivi allo sguardo ma nello stesso tempo ti scoprivi femmina a te stessa. E così anche oggi, quelle lenzuola grondano del tuo piacere più intenso, madide del tuo essere più intimo, sbattono forte al vento, quasi mi schiaffeggiano ora che sono qui, aggrappato ad esse, e queste stesse, come un cane che si sgrulla il pelo dall'acqua, con un ultimo spasmo inumidiscono e rallentano quel vortice, tutto si quieta, e resta solo la devastazione della tua assenza mentre io, da solo così come è la mia sorte ormai, mi butto su quel letto sfatto e nella stanza, ancora tremante, grido forte il tuo nome!

lunedì 1 settembre 2014

SOGNO DI RABBIA E AMORE DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di Elsie R Stone




Non mi sentivo a mio agio, ero tesa, nervosa, e il caldo umido di quella serata così particolare rendeva tutto più faticoso. Lui se ne stava seduto sul divano e faceva finta di interessarsi ad un film orribile.
“Hai intenzione di snobbarmi tutta la sera?” gli chiesi.
Silenzio, straziante che urtò ancor di più i miei nervi. Attesi ancora, cercando di mantenere un self control che non avevo, contai fino a dieci, lentamente, controllai il respiro mentre la mia rabbia scalpitava nel mio stomaco come un mostro.
Nulla.
Mi alzai di scatto, mi voltai e a passi decisi mi incamminai verso la porta. Il sangue oscurò i miei pensieri, e la voglia di gridare mi strozzò la gola. Ero così concentrata nella mia follia che non mi accorsi che lui era dietro di me, mi raggiunse e le sue braccia mi afferrarono con violenza. Gridai quando le sue dita affondarono nella mia carne segnandola con le unghie.
“Tu non vai da nessuna parte”.
“Lasciami andare!”.
Mi attirò a sé e mi bacio con violenza, mordendomi le labbra che sanguinarono all’istante, e senza mollare la sua presa d’acciaio, mi strappò i vestiti da dosso. Tentai di liberarmi, inutilmente e quando la sua mano si intrufolò tra le mie gambe e cominciò a torturarmi avidamente, mi arresi.
“Sei capricciosa e troppo impulsiva, so io di cosa hai bisogno, so io come farti calmare”.
Finì di denudarmi, mi prese per le spalle e senza delicatezza mi fece girare.
“Appoggia le mani alla finestra, deve vederti tutta la città mentre ti scopo”.
Ero già fradicia nell’udire quelle parole torbide, cariche di sesso sporco, e come una gatta in calore feci come mi disse.
Mi penetrò di colpo, mi tirò i capelli, si aggrappò ad essi e mi scopò come la peggiore delle puttane, con dolore mescolato al piacere, dilaniando il mio ventre, facendomi urlare come non avevo mai urlato prima.
L’orgasmo ci raggiunse dopo pochi minuti, lui crollò sopra la mia schiena e mi abbracciò, stringendomi a lui anche per sorreggermi.
“Non farlo mai più!”.
Ci stendemmo a terra e io appoggiai la testa sul suo petto, dove mi sentii al sicuro, coccolata e immensamente amata.

FAME DI TE di Elsie R Stone




Non lo aspettavo quella sera, avevamo avuto la solita discussione ed era sparito per tutto il giorno, non avevo cenato e me ne stavo sdraiata sul terrazzo, a fumare sigarette, una dietro l’altra, con i pensieri immersi nel niente, fino a quando vengo distratta dal suono del campanello, penso ai soliti scocciatori quindi decido di non aprire. Il suono del campanello diviene sempre più insistente, divenendo quasi delle urla, e allora mi alzo di scatto, furiosa decisa a sfogare tutta la mia rabbia su quel maleducato dietro la porta. Apro e mi blocco, la sorpresa mi coglie, il grande maleducato è lui, ha il volto scuro, torvo e mi guarda come se mi volesse uccidere.
“Avevi intenzione di non aprirmi?” mi chiede con aria di sfida.
“Non sapevo fossi tu, pensavo ad uno scocciatore” rispondo con tono sibillino.
“Quindi sono diventato uno scocciatore?”.
“No, entra..”.
Lo faccio accomodare nel mio mini salotto e faccio spazio sul divano, spostando cuscini, libri e fogli di carta che riposano da giorni in quella posizione. Ci sediamo, senza dire una parola, la tensione cresce riempiendo l’aria nei nostri pensieri inespressi, sento la mia pelle arricciarsi sotto il suo sguardo e una voglia pazza di lui mi assale all’improvviso. Lentamente mi sposto, mi siedo a terra e gattono lentamente verso di lui, mi guarda all’inizio sorpreso, poi il suo sguardo si addolcisce e diviene velato, lascivo, voglioso. Arrivo alle sue ginocchia e sempre con lo sguardo fisso nei suoi occhi comincio a baciargli l’interno delle gambe, il suo respiro si fa pesante e mi bagno al suono dei suoi sospiri. Allungo le mani sulle sue cosce fino ad arrivare alla lampo dei pantaloni, lo tocco avida, possessiva e sento crescere il suo membro sotto il mio tocco.
“Questo è solo mio” gli dico con dire quasi minaccioso.
“Allora prendilo, adesso”.
Lo spoglio in fretta, smaniosa di assaporare la sua carne, di sentire il suo sapore, sono affamata di lui e tremo dalla voglia di possederlo, di farlo impazzire. Libero il suo uccello fiero, duro ed eretto, lo afferro e faccio scivolare la mia mano su tutta la sua lunghezza e lo avvicino al mio viso, lo strofino sulla mia faccia mentre chiudo gli occhi e mi inebrio del suo calore.
“Adoro questo, voglio la tua bocca” mi sussurra con la voce strozzata.
Mi afferra i capelli mentre lecco deliziata la sua cappella gonfia, il suo sapore è divino e lo gusto eccitata mentre mi porto l’altra mano tra le gambe per torturarmi il clitoride. Apro di più la bocca e lo accolgo fino in fondo alla mia gola, il suo respiro si fa più pesante, i suoi gemiti sempre più forti ed io orgogliosa continuo il mio assalto, lo divoro, lo succhio, riempiendolo della mia saliva. Sento il suo piacere crescere, si muove a ritmo nella mia bocca mentre mi dice parole volgari che mi fanno eccitare ancora di più, sono la sua puttana, la sola che lo fa morire di desiderio, l’unica che lo fa incazzare ma godere all’inverosimile. 
“Vengo..”.
Esplode il suo orgasmo nella mia gola ed io continuo senza sosta a succhiarlo, voglio straziarlo, privarlo di ogni energia, farlo godere il più possibile e mentre il suo nettare caldo scende nel mio stomaco vengo anche io, caccio un urlo sordo, soffocato dal suo uccello, dal suo sperma e dagli spasmi del mio corpo.
Mi abbandono sul suo ventre, sfinita, soddisfatta e rilassata, mi afferra con un braccio e mi tira su, mi bacia appassionatamente e mi sorride.
Non siamo più nervosi, le tensioni se ne sono andate ed ora parleremo con calma.

ISTINTO di Sereno Notturno




Zoccola, veramente una gran puttana. Il giovane aveva detto la sua riguardo all'ammagliatrice, dopo averla messa ai ferri corti, facendole bere una mezza bottiglia di whisky. Voleva far comprendere ai suoi amici di cosa era capace tutto il santissimo giorno, gesti movimenti ed ammiccamenti. Marta era il suo nome, ragazza tosta, fisico atletico, con tutte le forme al posto giusto.
Una specie di aquila, pronta a planare e depredare i cuori altrui, per poi lasciarli svuotati del loro contenuto. Titubante come sua abitudine, stronza con chi non le dava filo, ammagliatrice come poche, semplicemente puttana come insegnamento da lunghe generazioni. Rigorosamente vestita con maglia e gonna corte, l'avevano vista sempre così, qualcuno giurava pure d'inverno. Il padre un umile operaio di una ditta di filamenti di rame, la madre quasi sempre in casa sua, il più delle volte di altri, lei nullafacente, al massimo qualche serata nel night club della provincia umbra.
Oramai a detta di tutti era una classica “boccia persa”, cioè quelle persone che le si deve tenere così, non potrà migliorare se non l'ha fatto sinora. Nessuno capiva cos'era successo quel giorno tra lei e la madre, letteralmente un vero litigio, con tanto di parole grosse e qualche sberla ben assestata.
Fino a venti minuti prima l'avevano vista sul balcone, a sedere con le gambe incrociate, metteva in mostra i contorni degli slip di pizzo che uscivano dalla gonna corta. In mano un coltello senza denti e un kiwi maturo nell'altra. Jack Daniel appoggiato al pavimento, lo teneva come i bambini fanno con l'aranciata, beveva di tanto in tanto, nell'afa soffocante di quel pomeriggio estivo. 
Si sentiva italiana a tutti gli effetti, anche se la madre era originaria dell'est, quello era però da sempre il suo habitat naturale, ai piedi del monte. Gli abitanti del paese avevano una venerazione per lei, specie gli uomini; era la gioia dei bambini coi quali scherzava e rideva, la delizia degli adulti nel mostrarsi per com'era, diciamo molto altruista. I mariti fingevano di non conoscerla quando erano in giro per il paese con le mogli, ma trovavano sempre una buona scusa per girare lo sguardo. Un bel giorno fermò una coppia di mezza età, conosceva bene il marito e pure sua moglie Elvira.
Li fermò in mezzo alla strada andando loro incontro, chiedendo come mai, il marito si comportava così liberamente quando non era con la moglie, lasciandole andare anche pacche sul sedere. La moglie rimase ad ascoltarla e sbigottita dai discorsi spalancava gli occhi. La frase con la quale si rivolse all'uomo fu alquanto esaustiva: “Dobbiamo parlare a lungo io e te, dovevo capirlo che c'era qualcosa. Lo intuivo dal modo di comportarti ogniqualvolta entravi in casa, Spiegami, che cazzo ti manca da dover cercare altro fuori”, il marito rimase a bocca aperta facendo la parte da perfetto beota pentito.
La giovane donna, nella sua sfacciataggine sembrava divertita d'aver rovinato la quiete domestica. Aveva un perfetto piano col quale agiva, tanto da continuare ad istigare l'uomo con lo sguardo, appoggiandosi vicino al suo sedere, voleva carpirne le reazioni.
Quello era il suo modo di essere, perfetta troia di sempre e nulla l'avrebbe cambiata.

mercoledì 20 agosto 2014

L'INCONTRO di Elsie R Stone



Dopo lunghe riflessioni avevo deciso di incontrarlo. Quell'uomo dalla voce profonda e sensuale mi affascinava e ogni volta che lo ascoltavo entravo languidamente in una dimensione fatta di pace e delizia...già avvertivo consapevolmente che sarebbe stata la mia rovina, il mio tormento, il mio pensiero più assiduo. "Ci prendiamo solo un caffè". Quella frase semplice detta con tono dolce mi convinse a vederlo. Arrivai prima dell'orario stabilito e mentre ero immersa nei miei pensieri un profumo fresco ma intenso mi catturò...il suo. Mi girai e lo vidi. Bello da togliere il fiato, elegante, gentile mi fece un sorriso che sciolse ogni mio dubbio, ogni mia incertezza. Prendemmo il caffè e parlammo di noi, di come siamo e di cosa ci piace. Mi fece sentire a mio agio e risi di gusto alle sue occhiate sempre più infuocate e quando mi prese la mano stringendomela provai un'emozione forte che mi scaldò all'istante, incendiandomi.
"Ti accompagno a casa se vuoi".
"Certo" risposi istintivamente....
Il tragitto fu tranquillo e parlammo di cose innocenti, come il tempo e il traffico. Una volta arrivati mi girai per ringraziarlo ma i suoi occhi mi catturarono, insieme alle sue mani che si intrufolarono avide tra le mie gambe. Incollò il suo sguardo al mio e mi sentii persa, vulnerabile, ma calda e pronta per lui. Spostò i miei slip e mi penetrò con due dita, di colpo, facendomi cacciare un urlo sordo, lasciandomi senza fiato alcuno. Cominciò a muoversi dentro di me, con movimenti lenti ma decisi e mi aggrappai a lui inchinandomi, sottoponendomi a quell'assalto dolcemente crudele. Gemevo mordendomi le labbra e ogni mia supplica e ogni mio sospiro disegnavano sul suo bel volto accenni di piccoli sorrisi trionfanti.
"Oraa" mi disse mordendomi dolorosamente la bocca, e sotto quell'ordine appena sussurrato il mio corpo sprigionò un orgasmo violento, facendo partire dal mio ventre onde di piacere che si sparsero per tutto il mio corpo lasciandomi priva di forze, priva di ragione, ma colma di una gioia immensa. Rimasi così per qualche minuto finché le sue dita si sfilarono dal mio corpo e finirono nella sua bocca. Leccò il mio nettare, frutto del piacere che mi aveva dato e udii i suoi apprezzamenti mentre lo gustava deliziato. Lo guardai ipnotizzata finché mi baciò, con forza, catturando la mia lingua e facendomi assaggiare la mia essenza.
"Mia" mi disse sorridendo, "Tu Sei Mia!".

martedì 12 agosto 2014

Il rosario del piacere di Elisabetta Pietrangeli



"Vieni piccola, ho una sorpresa per te...".
Il tono della sua voce era vibrante di desiderio, era molto eccitato e lo sentivo anche dal suo respiro corto e quell'invito apriva nella mia mente immagini perverse e torbide, conoscendo il mio uomo, conoscendo me, la nostra passione, il nostro modo di prenderci senza misure e confini.
"Una sorpresa, sai che adoro le sorprese".
"Chiudi gli occhi..".
Chiusi gli occhi in attesa di un suo tocco, mentre il mio cuore impazzito scalpitava nel mio petto come un cavallo fuori controllo, la mia pelle era divenuta sensibile e il mio ventre si contorceva di un piacere che ancora doveva assaporare. Mi legò i polsi dietro la schiena con un filo di perle e istintivamente aprii gli occhi per guardarmi.
"Eh no! Non ti ho detto che potevi aprire gli occhi, sei impertinente, come sempre, mia dolce monella!"
"Sai che adoro le perle..".
"Certo che lo so..." mi disse mordendomi il lobo dell'orecchio. Il suo respiro caldo mi incendiò e mi girai per divorargli la bocca.
"Ingorda, sei sempre ingorda....in ginocchio, ORA!"
Ubbidii al suo comando, e mi inginocchiai fradicia dei miei umori sino alle cosce.
" Vai a faccia in giù e tieni ben esposto il tuo sedere, divaricando bene le gambe".
Non dissi nulla e poggiai una guancia a terra, mentre la mia natura pulsava vogliosa.
Lo vidi prendere un secondo filo di perle che cui giocò distrattamente per qualche minuto mentre fissava attento il mio corpo completamente esposto a lui. Con un gesto lento e preciso mi penetrò con le dita in entrambi i miei pertugi, strappandomi un piccolo lamento strozzato. Ormai persa sotto le sue abili mani cominciai a muovere il bacino chiedendo di più, implorandolo con i miei gemiti.
"Calma..." mi disse sorridendo e godendo della mia solita impazienza. Sfilò lentamente la mano portandosi dietro una scia dei miei umori e lentamente, con infinita maestria infilò la prima perla del mio sedere, poi un'altra. Prende l'altra estremità e infila le prime perle tra i miei petali bagnati...e continua così a riempirmi di quelle piccole e deliziose perle, davanti e dietro, fino a sentirmi piena.
" Sei adorabile lo sai? Sei pronta?"
"A cosa?"...
Sorride il mio bastardo e senza dirmi nulla afferra l'unica perla rimasta fuori, a congiunzione dei miei fori e la tira...
Tutte le perle escono fuori, una dietro l'altra, stimolando la mia carne già sensibile e in un attimo il mio corpo cede, viene, gode, spossato da onde che invadono le viscere, contraggono il mio ventre e rimbombano nella mia testa. Urlo quasi con disperazione sotto lo sguardo orgoglioso del mio uomo.
"Brava...possiamo continuare vero?"

lunedì 16 giugno 2014

NATURA DEL TORMENTO di Sereno Notturno




Il pensiero era “Si dovrà pur respirare all'ombra di quell'albero” la
risposta fu “Certo ma non come sempre”.
La prefazione era di quelle esponenziali alla lussuria, tattili duttili, e persino liquidamente fattibili, così passò la giornata e la nottata, tra quei pensieri indecenti che aleggiano in anime facilmente convertibili al piacere.
L'idea era unicamente quella di passare un paio d'ore al completo relax della mente, del corpo e dei movimenti, ma si sa, un proverbio saggio dice “La carne è debole”
L'indomani, non prestissimo comunque all'orario in cui il sole non ti picchia il cervello, si prende l'accordo di fuggire dalla città ed assaporare i profumi del silenzio, del parco e degli alberi, lasciando a casa quei candelabri di balzelli e di problemi.
Fresco naturale odori di erba tagliata da poco e filari di alberi tutti uguali a delimitare il percorso di quel viale che porta alla villa, quella che un tempo era di un certo rango ed ora patrimonio della Fao.
Ombra infinita e pace all'ennesima potenza tra il cinguettio di uccelli indisturbati prendiamo possesso di quel prato profumato, faccia rivolta in alto, quasi in mancanza di respiro, si parla si pensa e si fantastica, quasi come nelle favole della notte.
“Hai visto non c'è nessuno stamattina. Il parco è nostro”
Ti guardo e penso che in fin dei conti non dobbiamo correre in ogni spazio.
“Penso di aver fatto la scelta giusta non indossando l'intimo, tu questo lo sapevi, ma non lo immaginavi ed ora senti la mia pelle liscia, natura a contatto con la natura”.
Spiegato il perchè di quella gonna, eccitante quasi all'inverosimile l'idea di entrare in quelle carni e tu lo sai. Per questo la prima mossa è quella di metterti a cavalcioni, non come si potrebbe pensare, ma all'altezza della mia bocca, “Ora ti aspetto voglio sentirla quella lingua frugare nelle cosce”, non faccio in tempo a dire nessuna parola che ne sento già il profumo, in punizione senza guardare, visto che la gonna copre tutto, ma ne sento l'arroganza di quel turgore in prossimità dell'apice delle labbra e tu sfreghi proprio in quel punto lasciando gemiti a rincorsa, che si perdono nel parco dove nessun altro sente.
Braccia tese sulle spalle per aiutare quel movimento, mimando il rapporto, ma di un'eccitazione che non ne porta a conoscenza e non può sembrare nemmeno simile, i preludi, rimangono essere i migliori.
Hai la carne fresca e le ginocchia rosse a contatto col terreno, hai quella libertà di movimento che non ha eguali nelle pareti di casa, forse si chiama eccitazione dell'imprevisto, rimane il fatto che te ne vieni quasi con un urlo, anzi forse lo è sicuramente.
Potresti chiedere altro, ma sei visibilmente provata e quasi i crampi ti prendono le cosce... fantastico.
Sereno Notturno 13/06/2014

lunedì 9 giugno 2014

TRADIMENTI MONDIALI di Sereno Notturno




Rispecchia le tradizioni, se possiamo così chiamarle, a mio parere si chiama solo malattia, quella che imperversa tra il popolo in occasione dei mondiali.
Diventiamo tutti giocatori e altrettanti allenatori con la differenza che la viviamo dietro una pizza o a bicchieri stracolmi di pop-corn o al colmo di una birra e dell'ottimo vino, l'esatto contrario di ciò che stiamo vedendo.
Eppure mi sovviene questa idea balorda, di pensare diventi un'occasione ghiotta per i tradimenti, magari a torto, ma il pensiero esiste e quindi intravedo scene e penso ad altrettante situazioni intriganti, che meritano un'emozione.
Il preludio è già dai giorni che anticipano la manifestazione, le amichevoli... gruppi di persone che si trovano a casa di altre per commentare e trarre conclusioni, a volte con le stesse mogli, che approfittando dei momenti di grossi orgasmi del marito davanti un tiro in porta, per altro senza goal, ne approfittano per un messaggio all'amico a cui il calcio fa letteralmente schifo, esistono per altro anche i furbi di convenienza, che di fronte alla donna annoiata dal monitor ne lambiscono i desideri, con avancès da perfetto gentiluomo.
Situazioni intriganti quelle che personalmente adoro, perché vanno oltre alle idee mentali di sempre, lo scenario è diverso per ogni occasione, ma il fine erotico-mentale è visibilmente identico.
Occasioni come queste sono ghiotte per i deboli d'orgasmo, per chi fa viaggiare la mente alla ricerca di una mano o di un simil-fallo che sia pronto a soddisfarla, nel caso contrario di là qualcuno già preparato per infornare nella bocca di lei quel duro pezzo di carne, o lambirne i deliziosi succhi.
Chissà perché queste occasioni sono sempre ghiotte, diverse e piacevoli, la risposta sta nel non abitudinario, che è ciò che rovina le persone.
Ho fatto vedere la mia pagina ad un amico, lui mi guarda sconvolto e mi dice ma voi siete malati, io senza batter ciglio gli rispondo che no malato è chi non esterna desideri, voglie e passioni, sono le emozioni che creano l'orgasmo. Questo stranamente ora mi segue, credo che a letto ci si va con chi ti fa e dà piacere ed emozione, ci si va e con tutta sicurezza non è mai il solito, perché anche qui l'appiattimento deriva dall'abitudine.
Comunque tornando all'idea che mi sono fatto è che anche lì esistono i preparativi, anche perché chi viene distolto dalla televisione nei novanta minuti, nemmeno la pausa, quindi l'occasione è ghiotta per lasciarsela scappare.
La scena clou è quella del condominio dove qualcuno si offre per chiamare a cena i vicini e stranamente capita che a persone alterne non interessi questo, qui la moglie invitata ha dimestichezza col pallone come un elefante in un negozio di ceramica, cioè va giù pesante dimostrando il suo disinteressamento, ovviamente nel limite per non farsi sfamare.
Armeggia col telefono ed abile invia un messaggio a lui che non essendo ignaro risponde subito, lei abita a due piani di differenza e suo marito non si sarebbe mai mosso, quindi con una scusa plausibile e veritiera, come un forte mal di testa chiede di assentarsi per una mezz'ora, l'amico di sesso è già al piano, con cura e senza nessun rumore si addentrano nell'appartamento, in questi casi si è sempre sprezzanti del pericolo, ma ognuno ha il suo orgasmo, chi di fronte ad un pallone chi tra le cosce di una cara amica.
Resta impagabile ogni movimento e qualsiasi pensiero, quando di fronte trovi una donna al culmine di una forte eccitazione, quasi presa da un orgasmo pregresso, la sfiori e ne senti il piacere, hai la lingua che scorre sulle sue pareti dense di piacere e tu pronto a coglierne l'essenza.
Hai un forte desiderio quando la senti cingere le mani, perché sai che lei non vuole tu ti stacchi dalle sue labbra del sesso, vuole, chiede e desidera tu infierisca sul suo desiderio e vuole goderne dei momenti, non importa tu le dica vorrei entrare, lei è già dentro, sia ai tuoi pensieri che alla tua mente e tu dentro al suo orgasmo.
Quello è il momento di dare a lei stessa la prova di quell'orgasmo che non è solo fisico ma ancor prima mentale, che parte nel momento in cui ci si mette d'accordo dell'incontro e che ne bagnerà il percorso.

I REGALI DELLA VITA di Fabio Morici




Per puro caso quella sera si era recato alla festa , era di venerdì sera e di solito se ne andava al bar , dagli amici , per fare la consueta partitina a carte e chiacchierare un po'.
La moglie lo aveva lasciato uscire tranquilla, tanto lo sapeva bene dove andava , invece quella sera il bar era semideserto ; aspettò un poco , poi iniziò a spazientirsi e chiese informazioni ai pochissimi presenti.
Il barista , chiamato in gergo "parnanza" per via del sinale che indossava sempre e con cui asciugava di tutto , lo informò infine , che secondo lui , da quel poco che aveva udito, molti erano andati alla festa della Sangria e della Tortilla in un vicino quartiere.
Ecco spiegato l' arcano, pensò fra di se Fabrizio.
- Ed ora che faccio ? Tornare a casa ? No , non ne ho voglia , aspettare ancora , che magari si faccia vivo qualcuno , oppure ritornino ? Neppure , ed allora ? Allora inforco la moto e vado anche io alla festa !
Detto fatto , si infilò il casco e partì rombando verso la nuova destinazione , arrivò in una ventina di minuti , la festa doveva essere un successo data la quantità di auto parcheggiate alla meno peggio da tutte le parti , lui fortunatamente , avendo la moto arrivò fin quasi davanti allo spiazzo che serviva per ballare e dai cui arrivava la musica sparata a tutto volume dalle grandi casse dell' impianto di amplificazione.
Scese , legò il casco lateralmente alla moto , si diede quasi meccanicamente una ripassata ai capelli con una mano ed iniziò a muovere qualche passo ed a guardarsi intorno.
Improvvisamente la vide , ma si , era proprio lei Diana , la sua vecchia compagna di scuola , con cui aveva avuto un breve , ma mai dimenticato flirt , ed anche lei non lo aveva dimenticato , di questo era sicurissimo , lo aveva capito parlandoci insieme , quelle rarissime volte che nel corso di tanti anni si erano incontrati.
Sapeva infatti che il marito era gelosissimo di lei e non la lasciava mai sola, per questo non si fece subito avanti , ma si limitò ad osservarla per qualche minuto .
Questa volta però , apparentemente , non vi era nessun altro se non un ragazzo adolescente , sicuramente , pensò ,suo figlio minore , infatti sapeva che ne aveva un altro già grande.
Allora si fece coraggio e le andò incontro , nella confusione lei sembrò che neanche , non dico lo riconoscesse , ma neanche lo vedesse.
Giunto a pochi passi la salutò :
- Ciao Diana - lei allora si girò un poco sul busto , per guardare meglio e subito un bel sorriso le apparve sul viso .
- Ciao Fabrizio , quanto tempo !
- Davvero - disse lui - Così sei anche tu alla festa ? Io sono arrivato da poco , cercavo gli amici , che mi han detto erano qui.
- Io son con mio figlio , è lui che è voluto assolutamente venire , per incontrare i suoi amichetti . 
- Siete soli ? -  le domandò allora Fabrizio .
- Si - rispose lei - mio marito lavora , fa il turno di notte , doveva accompagnarmi mia madre , ma questa sera si sentiva stanca e non ne aveva voglia, così siamo solo io e mio figlio.
Intanto che camminavano erano giunti dinnanzi all' orchestra , che si preparava a suonare un nuovo ballabile , il figlio li aveva abbandonati , era giunto il gruppetto dei suoi amici e tutti insieme se ne erano andati verso la zona da dove proveniva la musica disco.
Prima di andarsene però , aveva detto alla madre :
- Non azzardarti a venirmi dietro , che altrimenti , poi ,tutti gli amici mi prendono per il culo ! Ci vediamo qui fra un' oretta , forse anche un' ora e mezzo, anzi facciamo direttamente a mezzanotte .
Restarono così soli , ed un poco impacciati , che non avevano più dimestichezza a parlare insieme ; allora Fabrizio le propose :
- Vieni , sediamoci ad un tavolo , lì , difronte allo spiazzo e beviamo qualche cosa.
Lei accetto volentieri , intanto che si incamminavano, lui la guardò meglio .
" E' sempre una gran bella donna" pensò , "molto più alta di me , e con un seno prorompente." si , quello lo ricordava benissimo !
Si sedettero , lui le chiese che volesse bere.
- Una coca cola - rispose lei .
- Nooo -  ribattè lui - una coca per brindare ad un incontro ? Dubito che abbiano dello champagne , ma almeno due prosecchi non mancheranno .
- Vada per i prosecchi , allora - rispose lei sorridendo amabilmente - ma si ! Questa sera mi voglio proprio divertire.
Bevvero lentamente ed intanto parlavano di loro , delle loro vite , dei figli , del lavoro , di tante cose.
- Tu balli ? - gli chiese ad un certo punto lei a bruciapelo.
- Una volta qualche cosa sapevo fare , ma ora non so , forse l' orso Yoghi balla meglio di me - rispose lui scernendosi un poco, temeva infatti di rimediare una brutta figura e rovinare la serata.
- Ma che dici - rispose lei - dai buttiamoci , chi vuoi che ci veda , anche se sbagliamo un passo o una mossa mica è una tragedia .
Così , al nuovo attacco , era un valzer , si alzarono e si buttarono nella mischia. Andò anzi meglio di quanto credeva , anche se erano anni che non ballava , ancora qualche cosa ancora si ricordava e poi la presenza di lei lo galvanizzava !
Ballarono 4 balli di fila , senza staccare mai , in quei lunghi minuti i loro corpi si erano molto avvicinati , si erano toccati , strusciati , eccitati !
Tornarono al tavolo ed egli andò a prendere due spritz , con molto ghiaccio , per raffreddarsi dal ballo e dalla temperatura di quella calda notte estiva.
- Vuoi ballare ancora ? - Le domandò lui , ci aveva preso gusto oramai 
- Sono un pò stanca - rispose lei - camminiamo un poco - propose . 
- Certamente - acconsentì Fabrizio - da che parte andiamo ? 
- Da quella parte - rispose lei - vado un attimo alla mia auto che devo prendere una cosa - e si incamminò .
Lui le si mise al fianco , camminavano paralleli , e le loro mani , inevitabilmente si toccarono, più volte , infine Fabrizio gliela strinse nella sua e proseguirono così fino all' auto .
Giunti che furono , lei aprì e cercò qualche cosa nel cruscotto , era una confezione abbastanza grande per ritoccarsi il trucco , aveva infatti sudato , durante il ballo e voleva rimettersi in ordine il viso e le labbra .
Per vedersi meglio si sedette nel sedile del passeggero e si guardava allo specchio di cortesia . 
- Che dici ? Vado meglio ora ?  chiese lei .
- Sei bellissima -  rispose Fabrizio e si avvicinò al suo volto .
Come accadde , ancora adesso non saprebbe spiegarlo , solo che in un istante si trovò appiccicato con le sue labbra alla bocca di lei .
Fù un bacio intensissimo , che da troppi anni aspettava la giusta occasione, così sconvolgente che gli girava la testa e non seppe quanto a lungo era durato . Lo riportò alla realtà la voce di lei , che intanto con una mano lo tirava per un braccio , dicendo :
- Non restare li fuori , che potrebbero vederci.
Allora si riprese , entrò nell' auto , si sistemò alla meglio fra le sue gambe e richiuse la portiera, affinché la luce di cortesia si spegnesse .
Furono ancora ed ancora baci appassionati e lunghissimi , lui le stringeva dolcemente i grandi seni , "Come sono ancora duri , sembrano quelli di una ragazza" , pensò quasi meravigliandosi , ed intanto le sollevava la maglietta . Lei lo agevolò in questo ed anzi se la sfilò del tutto dalla testa , poi inarcò il busto e gli mormorò ad un orecchio : 
- Aiutami ha sganciare il reggiseno - Subito Fabrizio si diede da fare , quindi si slacciò i pantaloni e si tirò giù la mutande , restando nudo dalla cintola in giù .
Lei era sempre stata molto più alta di lui , ma in questa occasione , ne fu contento , appoggiò alla meno peggio i suoi piedi nell' abitacolo, e poi , intanto che il sedile era stato completamente reclinato, si portò sopra di lei , immerse , quasi, il suo membro fra i suoi seni stupendi, che lei tratteneva appositamente con le mani , ed iniziò a muoversi in una fantastica spagnola . 
- L' hai più grosso di mio marito - gli disse Diana - non lo avrei mai creduto , e si che lui è quasi il doppio di te ; è proprio vero che il vino buono stà nella botte piccola .
Intanto che parlava , con il capo si avvicinava alla punta della rosea cappella , Fabrizio capì subito le sue intenzioni , ed avvicinò ulteriormente il suo cazzo alla bocca di lei .
Prima lo toccò con la punta della lingua , sul solco fremente e già umido , poi tutto intorno al suo orlo, infine prese in bocca tutta la durissima estremità .
Andarono avanti per un poco , lui avanzava e poi si ritraeva , sembrava una canoa che emergesse dalle onde del seno marino ,per entrare momentaneamente nel porto accogliente della sua bocca, ma poi la risacca del mare , inevitabilmente lo respingesse indietro .
Pochi minuti e Fabrizio capì di non aver ancora molta autonomia , si lasciò allora scivolare all' indietro , con gran sollievo dei muscoli delle sue gambe , poi , dato che la gonna era già alzata , scostò signorilmente le mutandine , di tipo brasiliano , pensò , e nel farlo si avvide chiaramente che il sesso di lei era letteralmente fradicio, spostò anche una delle grandi labbra ed introdusse il suo cazzo nella fica della sua amica , dopo tanti anni , finalmente ritrovata .
Ancora pochi minuti e poi lei godette , prima di lui, che anzi temeva di non farcela a resistere , rinfrancato da questa cosa , si accinse a sua volta per finire in bellezza , stava per venire e lo voleva sfilare , per godere sulla sua pancia , ma lei lo trattenne, stingendolo con le mani sui fianchi e serrandolo ancor di più con le sue forti e lunghe gambe verso di se .
Si scaricò come un torrente in piena che rompa gli argini e per non gridare la baciò , tirandola forte verso di se con un braccio passato dietro la testa .
Ci volle qualche momento prima che si potessero riprendere , poi si rivestirono alla meglio, guardarono sospettosi più volte in tutte le direzioni e poi , uno per volta scesero dall' auto , ma i dintorni erano completamente deserti , tutti erano evidentemente alla festa.
- Senti - le disse lui - prendi qualche precauzione , vero ?
- No - rispose lei - non so se potrei ancora avere dei bambini , forse si , forse no , comunque , quando torna mio marito , domani mattina , faccio subito l' amore con lui , poi , in caso sarà il nostro piccolo-grande segreto - e dettogli questo , lo baciò teneramente sulle labbra , un bacio leggero di addio e di arrivederci , e si incamminò per andare a recuperare suo figlio , che si era fatta oramai mezzanotte.

lunedì 2 giugno 2014

THE LICKING di Sereno Notturno




Per anni sin da adolescente e forse anche qualche anno prima, lo scenario erotico e la fonte di paura per gli uomini è stato l'attributo maschile, sembra sia troppo scontato dire che a lunghezza equivale prestazione e da li, paure su paure, perchè non avevi un punto di confronto, se non le leggende metropolitane di personaggi famosi all'opera.
Poi certi scenari cambiano e capisci che di gran lunga, quella che più ferisce o addolcisce è la lingua.
Ho visto coppie distruggersi a suon di lingua, ognuno volendo parlare a voce pù alta dell'altro, con la conclusione di un interminabile batti becco, che portava alla rottura.
Che dire delle amicizie rovinate per colpa di una lingua lunga anziché mitigare gli animi ne fomentava i dissidi. Quante volte lo scenario dei primi pruriti era decisamente di fronte ad una coetanea che ne mimava i movimenti sessuali, lei aveva di gran lunga ragione, perché lei solo lei è la fonte di inesauribile piacere.
Lei era chiaramente in imbarazzo quando spogliatasi entrando nella stanza, lasciando cadere i vestiti sul suo percorso, rimaneva vestita del suo solo completo intimo chiaro, contorno ideale per la sua pelle abbronzata, sapeva dal canto suo la carica erotica che ne scaturiva, aveva però desiderio che qualcuno la incendiasse, così ad occhi chiusi si sdraio sul letto quasi paurosa, ma intimamente protetta dal cotone di pizzo.
Rabbrividisce quando sente le mani di lui che le salgono le cosce aderendo perfettamente alla sua calda pelle tirata e giovane, sente quei polpastrelli che ne delineano l'inguine, toccando quei punti accennatamente ruvidi prima dell'ingresso alle sue labbra; la sentinella del sesso intenta a fare la guardia sulla somma vetta da dove partono gli orgasmi, quell accenno di organo sessuale che si gonfia quasi a sembrare attributo maschile, li è il punto nevralgico dei pensieri, delle fantasie, la fonte da qui sgorga il delicato piacere quello il punto da qui partire per mordere un'eccitazione e lei lo sa, per questo timidamente dischiude le gambe, mentre lui di fronte ne guarda il mutamento.
Prendendo quasi possesso di quei centimetri di carne rovista sulla somma vetta e ne picchietta duramente i fremiti convulsi, per poi sadicamente scendere nel contorno di quelle desiderose febbricitanti labbra, il varco è visibilmente aperto spadroneggia nel piacere rendendo liquido il contatto, quello è il sano momento di muovere delicatamente quel muscolo di carne morbida ma irrorata e resa turgida dai nervi la lingua, lei sa questo e tiene ferma la tua testa quasi a decidere dove andare, lei si contrae sempre più alza le ginocchia quasi in segno di resa, ma non molla, sa che quello è l'inizio di quel che si chiama approccio, quello che verrà dopo sarà solo il contorno di quel sano godimento, che ti rimane sulla lingua, quell'orgasmo cercato, che inebria le narici e lascia l'odore del sesso perdersi sul tuo volto.
Continua a cercare quel contatto perché nulla sia finito, deve sparire ogni minima goccia di piacere non sentito, per lasciare poi il posto a quello che per alcune è il degno finale, che per tante invece non sarebbe tale se non ci fosse stata la lingua.
Ogni Donna può trarre la sua conclusione se in questo momento riesce a distogliere il pensiero da ciò che rimane uno splendido desiderio.

I SEGNI CHE VORREI ... di Alice Stregatta




La stanza era buia. Dalla benda filtrava solo una luce tremula... Una candela?
Rabbrividì di piacere aspettando la prima goccia a disegnarla, pioggia battente...
Sentiva il Suo respiro, calmo e rassicurante, avvicinarsi lentamente.
La stava osservando, nuda, legata al tavolino basso da corde che le stringevano polsi e caviglie... Lo immaginò, sorridente del Suo dominio su di lei.
Si sentì bella. Bella per lui, che possedeva ogni suo pensiero, ogni respiro, ogni battito di ciglia e di cuore.
Quel cuore che le pulsava forte, rimbombandole in gola, nelle tempie.
In attesa... Una lunga, lunghissima attesa.
Godeva nel farla aspettare... Quel giorno, aveva deciso diversamente... Poggiò la candela tra le scapole.
"Non muoverti."
Sentì la prima, bruciante cinghiata, un colpo secco. Trasalì.
Amava l'inatteso...
La colpì fino ad arrossarle la pelle, bianchissima... Striature rosse, bordi rialzati... Le sarebbero rimaste a lungo, passando da tutti i colori dell'arcobaleno. Il dolore era sempre più intenso, più piacevole, più eccitante... La candela si rovesciò, inondandola di liquido bollente. La fiamma la bruciò appena, prima di spegnersi soffocata dalla cera liquida. Rossa.
"Volevi i miei segni, eccoteli, Mia cagna", le disse seguendone i contorni sulle cosce, sul culo, sulla schiena.
"Grazie, mio Padrone."
La carezzò dolcemente, frugò tra le sue cosce, bagnate di lui, lubrificandole il culo con i suoi umori, e finalmente fu in lei.
Aggiungendo dolore a dolore, piacere a piacere, Dio quanto le faceva male, Dio quanto godeva ad ogni sua spinta. Ad ogni colpo, urlava...
"Toccati. Mentre ti fotto da dietro. Fammi vedere quanto sei troia."
Non si trattenne. Venne, molto prima di lui.
Lui si chinò... "Questo ti costerà altre dieci frustate, cagna. E non sarò tenero."
Il suo orgasmo la inondò. Di sperma e soddisfazione.
Amava essere la sua cagna disubbidiente.
Amava Lui.

sabato 3 maggio 2014

(S)PORCA di Alice Stregatta




Si attorcigliò tra le lenzuola, allontanandosi impercettibilmente da quell'abbraccio con fastidio. I baci che quell'uomo le stava posando nell'incavo del collo pungevano come spilli. La pelle bruciava. Gli aveva concesso il suo corpo, aveva permesso alle sue mani di strizzarle il seno, aggrapparsi ai suoi fianchi, stringerle i polsi. La lingua a solleticarle il clitoride, le labbra a suggere voracemente il suo piacere. Aveva accolto in se il suo cazzo, seguendo e assecondando le sue spinte, abbandonandosi solo alle sensazioni che non provava da tempo.
Si era abbandonata a lui come una bambola di carne, gli aveva donato ansimi e urla. Aveva goduto con lui, ma non per lui.
Ora voleva solo alzarsi, farsi una doccia e sparire. Dimenticare lui, la sua voce, la sua irritante dolcezza dopo l'amplesso. Non sentirlo mai più!
Nessun sospiro, per lui. Nè un battito di cuore. Sesso era e sesso sarebbe rimasto, senza repliche.
Lo salutò con un cenno.
-Ti chiamo domani?
- No, da domani avrò molto da fare.
(Ricostruirmi, dimenticare questo pomeriggio e il senso di disgusto che mi pervade mentre imbocco la porta e mi lascio alle spalle questo squallido motel...)"
Salì in macchina ricacciando lacrime amare, guidò fino al primo autogrill. Doveva allontanarsi da quel posto, le dava la nausea. Si dava la nausea...
Le rimbombavano in testa le parole che Lui le aveva detto nella loro ultima telefonata
"Sarò felice quando saprò che avrai scopato con un altro, che ti sarai innamorata di un altro."
Gli scrisse "Il Tuo tempio è stato violato, gioiscine dunque!"
In un secondo, la risposta "Mi auguro tu ti sia fatta filmare, sai che gradirei vederti fottere da un altro".
Già... Glielo aveva detto... Già...
Incrociò il proprio sguardo nello specchietto di cortesia, uno sguardo smarrito e disperato. Liquido.
Lanciò il cellulare sul sedile del passeggero, con rabbia, aprì la portiera in tutta fretta e vomitò l'anima.
Ormai, non le serviva più nemmeno quella!

mercoledì 23 aprile 2014

FUSIONE DI UN ORGASMO di Sereno Notturno




Quel genere di sensualità che sa di sapone allungato sotto lo scroscio dell'acqua, insaponando con delicata lussuria e con velata maestria ogni centimetro di pelle.
Delicata femminilità che intravedi nella fioca luce di una penombra con la candela accesa, i contorni le ombre e le false luci, chiaro-scuri dilatati in profili improvvisati di un corpo che spiato crede d'essere solo.
Scoprirne i preparativi con profonda saggezza, carpirne i gesti, e tradurli in emozioni, può essere molto difficoltoso arrivare al termine dei preparativi; equivale ad un petting che mette alla prova gli abili animi.
Sapevi d'esser sola, sapevi quella fosse l'occasione di una vita e sapevi pure cosa rischiavi, ma la pelle non conosce ostacoli, l'emozione nemmeno le conseguenze, tu eri la conseguenza dell'emozione, dovevi far tuo un desiderio il suo.
Gli indumenti sparsi in ogni angolo della stanza, quasi a delimitarne il passaggio per seguirne la scia, come succedeva in molti film, io spiavo il tuo profumo, quella era la tua maglietta chiara intrisa di profumo dalla dolce essenza, quelli i pantaloni rimanenza di un tailleur grigio, quasi a contorno di una sagoma del corpo, più in la un reggiseno di quelli semplici e gradevoli al tatto abilmente raccolto dalle mie mani , un passo più avanti un perizoma di cotone chiaro, profumo di donna, di desiderio di sensazioni e vive più che mai.
Sentivo lo scroscio dell'acqua infrangersi sulla pelle giovane, sui desideri e sui pruriti che ne esaltavano le essenze, quella saponetta che delicatamente percorreva il corpo aiutata dall'acqua che ne apriva i varchi, passando dal collo e percorrendolo in entrambi i lati, scendendo sul seno turgido dal desiderio che altri mani lo percorressero, schiuma che si ferma sui capezzoli duri di desiderio, quasi a non voler scendere, come fosse latte materno.
Le mani accompagnavano i movimenti, i percorsi e gli istinti, lungo i fianchi magri in vita, nel ventre piatto, lungo la schiena inarcata dal procurato piacere, con le mani fai largo a far scorrere quella saponetta che s'insinua tra i glutei, quasi a sentirne il profumo mescolato all'intimo, scorri e spalmi la mano dal dietro in avanti sul sesso denso d'umori, gli stessi che sentivi scorrere nei pensieri, quasi ritrai la saponetta per non cancellarne gli odori, ma ormai è tardi con le dita sei dentro al paradiso che solo tu credi di percepire nell'istante, è così chiudi gli occhi butti la schiena all'indietro e voli con la sola immaginazione di essere presa da mani consistenti che allarghino la carne e i sentori, sempre più forti e sempre più imponenti, lasci andare la voce dal sussurro all'urlo, allargando le gambe in segno di tua resa, segno evidente di un desiderio d'iniziare a muoverti più forte tra la carne le labbra che assoggettate al desiderio si fanno consistentemente prepotenti unendosi al clitoride, che predominante si ingrossa quasi a scoppiare le estremità tra le dita, quelle stesse che incessantemente lo martoriano, come a non volerlo lasciare andare, afferrandolo tra le dita e stringendo pizzicando un lento desiderio. Non so forse cosa senti in quel momento, ma dovendolo tradurre con la velocità del gesto lo considero puro orgasmo, quelli che difficilmente si dimenticano nella mente. Stanca spossata ti appoggi sulle tue gambe e ti metti a sedere nel piatto doccia a gambe aperte, il vetro della doccia spalancato come le tue cosce, il tuo sesso in mostra dopo la battaglia,.
Una donna vince qualsiasi battaglia col puro desiderio varcando ogni sensazione degna d'essere colta, quello era solo il preparativo per la sera, preparato in ogni minimo dettaglio.

giovedì 10 aprile 2014

IL RITORNO di Sereno Notturno




Ho aperto il cancello pensieroso della lunga giornata di lavoro..chiamato l'ascensore..sento un rumore di tacchi che mi rimbomba nell'orecchio...dapprima non ci faccio caso, ma poi sempre piu' vicino. Mi volto chiedendomi chi fosse, ma non vedo nessuno, si aprono le porte mi infilo dentro e sento dietro a me una persona con passo veloce, non faccio in tempo a girarmi che è gia' dentro..guardandomi con occhi che lasciavano presagire un piacere indicibile....ma tu sei.............
" Si sono io, la donna che abita di fronte"
ecco perche' sapeva i miei orari cosi' bene....continua lo sguardo peccaminoso, mentre si mette le mani ai fianchi e si sfila l'intimo gettandolo a terra.
Mi prende per la giacca e mi avvicina al suo sesso, senza proferire parola....ma sa esattamente quello che vuole..e cio' che vuole sentire.....mi spinge con le mani sulla testa per sentire la mia lingua che avida si fa spazio....tra le labbra evidentemente bagnate.....e accompagna i miei gesti con il bacino....
Di colpo si stacca e mi dice
"Questi erano i preliminari ora ti aspetto su da me".....
Entro nel mio appartamento ma lei mi dice:
"No, non dopo. Adesso. Ti voglio"....
Buttiamo quel che resta sul divano....mi apre la patta dei pantaloni..chiedendomi eccitata del perche' non avessi l'intimo...ma la domanda cadde quando mi si avvicino'. Rapida e repentina la sua mano fa scorrere la lingua......il tempo di realizzare la situazione che si volta e mi dice
" Prendimi così".
Affondo i colpi nella carne tenera quasi a scivolare....subito stringe le gambe e i glutei per sentire muovere al meglio.....Ad un certo punto svelta apre le gambe e si allarga i glutei.....dicendomi
" Pensavi fosse tutto qui?"
mi faccio largo tra le increspature.....fino a quando non entro, mentre lei si massaggia lentamente il sesso....in chiaro segno di estasi..che da li a poco sarebbe diventata la mia......restammo li per un paio di ore a guardarci , poi prima di uscire.....le sue parole
"A che ora torni dal lavoro domani?"...

sabato 15 marzo 2014

RIUNIONE ... di Alice Stregatta




Quella giornata si prospettava lunga e noiosa. La aspettava una riunione fiume. Nove ore con tredici sconosciuti: saichepalle!
Per di più, lui le mancava da morire e non riusciva a pensare ad altro.
Si accomodò in una posizione centrale, sperando di riuscire a passare inosservata, sistemò il blocco, la penna, la bottiglietta d'acqua e mise il silenzioso al cellulare.
Paolo, il relatore, entrò per ultimo.
Non bello, con una barba curata, perfettamente elegante in un completo blu, iniziò la presentazione e... E lei pensò "mi fai un sesso paura". Così, all'improvviso.
Da quel momento, i loro sguardi non smisero d'incrociarsi. Paolo non perse il filo del discorso neanche una volta, ma non staccò gli occhi da lei se non per rispondere alle domande di uno dei presenti.
Lei, per conto suo, seguiva il movimento delle sue labbra, il danzare delle sue mani, con lunghe dita affusolate. Perfette per...
Col passar delle ore le immaginava accarezzarla, frugarla. Immaginava la sua bocca sul collo a lambirla con la lingua, a lasciare l'impronta dei denti nell'incavo della clavicola...
Alice mordicchiava nervosamente la penna, lo sguardo magnetico di lui fisso sulle labbra carnose.
Se fosse possibile far l'amore con gli occhi, beh... Loro lo fecero.
Erano nudi e sudati, intrecciati sul lucido tavolo di cristallo nero.
Lui le sussurrava oscenità all'orecchio, tenendola saldamente per i fianchi... Fu bello immaginare di essere scopata da uno sconosciuto.
Quando si strinsero la mano, un brivido li percorse...
- Arrivederci, Paolo, ciao.
- Arr... Ciao Alice, grazie.
Si rivedranno lunedì.
Per lavoro. Solo per lavoro.

lunedì 10 marzo 2014

LA PROVA di Alice Stregatta




Quella sera, lui aveva invitato i suoi amici a cena. Lei avrebbe dovuto servire a tavola.
Era nuda, indossava solo il collare.
Imbarazzata, come piaceva a lui.
Aveva questa fissa dell'imbarazzo. Lei non la capiva... Ma d'altronde capiva ben poco di lui.
Fu una tortura, sentire i loro sguardi addosso, ascoltare i loro discorsi, sentirsi trasparente. Si comportavano come se non ci fosse.
Dopo il caffè, servito in salotto, lui le si avvicinò, le accarezzò la schiena col dorso della mano... Un brivido la percorse. La afferrò per il collare e la strattonò, spingendola carponi sul tavolino basso. A quattro zampe.
Le legò i capelli in una coda e le sfiorò la guancia. "Sei Mia- le sussurrò- Mia. Tienilo a mente."
Lei capì, capì quello che stava per accadere, vedendolo accomodarsi sul divano davanti a lei.
"Guardami. Guarda solo me, io sono qui."
E si accese una sigaretta.
Deglutì a fatica, il cuore le batteva all'impazzata, sentiva le vene pulsare forte. Tempie e gola.
In fiamme.
Lo guardava osservarla compiaciuto, notò un impercettibile segno rivolto a qualcuno alle sue spalle.
Poi, lo sentì.
Qualcuno le afferrò i fianchi e la penetrò all'improvviso, senza una carezza, senza una parola.
Si rese conto di essere bagnata: lo sguardo di lui era in lei, più dentro dello stronzo che la stava fottendo.
Non godeva per la scopata, stava facendo l'amore con i suoi occhi, brillanti di desiderio. Un ghigno soddisfatto gli illuminava il volto angelico.
Ti amo, pensava, ti amo...
Si lasciò travolgere dalle emozioni, da quello che provava per lui.
Godeva per interposta persona. Era lui, lui che si muoveva in lei, che grugniva alle sue spalle, erano i suoi gemiti che si fondevano con i propri.
"Sono Tua" gli sussurrò abbandonandosi all'orgasmo. Il tizio le scaricò il suo piacere sulla schiena.
Sentì colare il suo seme lungo la spina dorsale, le natiche, le cosce.
Lui le si avvicinò, le sollevò il mento e la baciò.
"Sei Mia."
"Tua."

mercoledì 5 febbraio 2014

VOGLIE DEL CAZZO di Alice Stregatta




Alle due era ancora sveglia. Insonne e agitata. Ma di quell'insonnia e agitazione piacevole. Sorrideva.
Quel che desiderava da tempo immemore era accaduto.
Aveva passato una serata con Lui. Non che le restanti 22 ore e 40 minuti Lui non fosse in lei.
Sempre, costantemente... nei pensieri, sulle labbra, in punta di dita.
Una piacevole ossessione che la accompagnava.
Quella sera più che mai.
Dopo essersi rigirata un milione di volte nel letto, decise di alzarsi.
Il freddo gelido che l'aveva accompagnata per tutto il giorno: dissolto. Svanito.
Sostituito da un piacevole calore. Desiderio carnale. Altro che byte e Passione in 3G.
Voglia di Lui. Vera, reale, tangibile.
Avrebbe voluto che la conversazione si prolungasse all'infinito, che lui la portasse all'orgasmo con le sue parole, ma tant'è. Non era successo.
Era lì, occhi spalancati. La figa che palpitava, sembrava scandisse le sillabe del suo nome. Ti voglio, cazzo.
Si alzò. Morfeo per quella notte poteva andare a farsi fottere. Fottere. Farsi fottere. Era proprio quello di cui aveva bisogno.
Si accarezzava distrattamente fumando una sigaretta, nella penombra della cucina silenziosa. In sottofondo, le fusa dei gatti, e le sue.
La mano ad accarezzare il seno, a stringere un capezzolo. Gemette.
"Io non sarei così tenero!"
Sogghignò al ricordo di quella frase... Flashback. Si inumidì le dita succhiandole avidamente (le Sue). Gesto inutile e meccanico, era già fradicia. Scese lungo il ventre e titillò il clitoride. Spalancò le cosce. Scivolò dentro con una, due, tre dita, spingendo con foga. Movimenti rotatori a disegnare spirali di piacere, il bacino inarcato, il sedere sollevato. Appoggiata saldamente allo schienale, una mano a stringere il bordo della sedia.
Troia. Troia... Rallentò il movimento: voleva prolungare quel momento, Lui era lì, davvero. Lenta agonìa. Gustarsi l'attimo, immaginare la sua voce. In testa, un turbinìo di pensieri che vorticavano senza controllo, mentre le sensazioni la sopraffacevano. Benessere. Godimento... Non venire. Non ancora. ("mia mia mia mia")
-Udì chiaramente la sua voce alle spalle, lo sentì afferrale i polsi e spingerla a pancia in giù sul tavolo. Ansimò forte aspettando il momento in cui l'avrebbe penetrata, scopandola con forza.
"È così che si fotte una cagna." Lasciò la presa per afferrarle i capelli.-
Chiuse gli occhi, si abbandonò a quell'orgasmo. Scoppiò in lacrime sussurrando il suo nome.
A volte i desideri prendono forma e materia.

Dedicata alle due persone che Amo.
L'uomo che vorrei nella mia vita, il Padrone che bramerei a letto.
Racchiuse casualmente in un'unica entità.

venerdì 17 gennaio 2014

LA PUNIZIONE di Alice Stregatta




Dovendo assentarsi per un mese, il suo Padrone la affidò alle cure di un "istruttore". Le spiegò brevemente le regole della casa mentre ce la accompagnava, di strada verso l'aeroporto.
- Sembra "histoire d'O
ridacchiò lei accarezzandos
i la catenina d'argento saldata.
- Ma non potevi portarmi con te? Uff...

- Cucciola, fai ancora troppe richieste per essere una brava bimba cosciente del suo ruolo, non trovi?
La baciò sulla fronte e la sospinse all'interno.
- Lui farà le mie veci, obbedisci e tutto andrà bene.

La lasciò lì, imbarazzata, con in mano la valigetta che le aveva preparato.
Sascha (che nome buffo per un uomo) le mostrò la sua stanza. Niente finestre, tv, telefono, cellulare, computer... Solo una scrivania, un letto, una sedia e un lettino. Libri, carta e penna. Bagno.
- Cazzo uccidetemi!

Lui bofonchiò di stare zitta, le intimò di spogliarsi e di infilarsi la camiciola che era sul letto.
A orari precisi avrebbe sentito il suono della campanella, avrebbe dovuto spogliarsi e chinarsi in attesa. Poteva essere per i pasti, una punizione o la semplice voglia di usarla.
- Beh, almeno sei carino, Sascha!

- Zitta, zitta, zitta e a cuccia, bimba.
Torno più tardi.
I giorni si susseguirono, tutti uguali e tutti diversi. Sascha era un sadico porco pervertito, le lasciò segni profondi, la teneva spesso legata per ore alla gamba della scrivania, la scopava di gusto...
E, benchè Lui le mancasse, iniziava a piacerle esser tenuta prigioniera, lontana da tutto e tutti.

Quel giorno, Sascha non si fece vedere, lei aveva fame, si annoiava e... Cavolo, si, aveva voglia di lui!
Pensò che fosse uscito e, nonostante le telecamere e il divieto di farlo, prese a masturbarsi, piano... Dolcemente. Mmmm erano settimane che non poteva coccolarsi un po', gustarsi un orgasmo tutto suo... Quando e come voleva... Col suo ritmo...
- GIÙ!
Sascha era entrato come una furia, rosso in viso per la rabbia ma visibilmente eccitato.
- Lui ne verrà informato, troietta!

- Ti prego,
miagolò lei...
- Farò tutto quello che vuoi...

- Tu fai già tutto quello che voglio!!!

Disse, cacciandole il cazzo già duro in bocca...
- Troia...
Durò pochissimo, la sua infrazione lo aveva mandato su di giri. Non vedeva l'ora di punirla al di là della "routine"... Pregustava la punizione che aveva immaginato.

Intanto la legò al letto, a gambe aperte, e la portò sull'orlo dell'orgasmo più e più volte, finchè la vide sfinita. La lasciò lì fino a sera, esposta e impossibilitata a soddisfare la sua voglia ormai al limite.
Dopo un tempo che le sembrò infinito, la slegò e le diede dieci minuti per farsi una doccia e recarsi nel salone.
La luce era soffusa, l'ampia stanza era illuminata da decine di candele... Uomini che chiacchieravano... nessuna donna.
Rabbrividì quando capì cosa la aspettasse.
Venne legata ad una piccola pedana circolare, girevole: pancia in su, cosce larghe, testa riversa all'indietro. E usata... In ogni modo, per ore. Gli orgasmi si susseguirono, dapprima piacevoli, poi spossanti... Infine dolorosi.
Era sul punto di svenire, quando sentì una colata di cera bollente sul seno e sul ventre... E una voce... La Sua...
- Cucciola, Amore, sei stata monella, mi hanno detto
le disse tranciandole il collarino...

Le lacrime le sgorgarono copiose.
- No, il collare no...

- Lo riavrai, cagnetta... Lo riavrai.
Sai che ti amo sopra ogni cosa. La tua punizione è finita, andiamo a casa.

giovedì 5 dicembre 2013

SULLE MIE GINOCCHIA di Allie Walker




Mi aveva fatto chinare, in ginocchio, il culo sollevato. Ero pronta, ma timorosa. Avevo paura di sperimentare una liberazione che sentivo quasi pericolosa.
Chi e che cosa mi avrebbe fatto rilassare e assaporare le emozioni? Come avrei potuto guardarmi e guardare lui una volta che tutto fosse finito? Che intenzioni aveva realmente?
Per il momento, tutto quello che potevo fare era controllare il mio respiro, era l’unica cosa che non mi era stata impedita di fare. Lo sbirciavo di sottecchi, mi guardava serio, nemmeno l’ombra di un sorriso o un ghigno e mi chiedevo: ma il mio corpo quasi completamente nudo è seduzione? O cosa? Come mi vede? Cosa succederà se le diavolerie di cui mi ha parlato, non avranno l’effetto che si aspetta? Riuscirò a piegare il mio corpo completamente alla sua volontà?
Non mi era permesso parlare, ma i pensieri si appoggiavano sulla lingua ed ero sul punto di vomitarli, quando lui si mosse attorno a me.
Presi un lungo respiro, poi un altro e un altro ancora e, mentre il corpo stava abbandonando naturalmente la tensione, fu allora che sentii un altro respiro che si accompagnava a quello dei polmoni che mi si gonfiavano nel petto.
La fica si contraeva, pulsava senza controllo alcuno, sotto il tessuto leggero del perizoma che la ricopriva, proprio come se respirasse.
Sentii le mani di lui sulle natiche, le dita afferrare il sottile filo che si nascondeva tra la carne, tirarlo e poi strapparlo in un solo colpo. Ero completamente esposta, a quel punto, le gambe, coperte dalle sole autoreggenti, allargate come mi aveva ordinato e supponevo che le mie labbra glabre fossero il suo oggetto di perlustrazione. Invece non si mosse, non fece altro.
L’aria fresca della stanza e un alito di vento leggero, che proveniva da una finestra aperta, era come se fosse un sussurro sensuale che si appoggiava lieve sulla pelle. Cominciai a gocciolare. Gli umori colavano sul clitoride, lentamente. E la fica continuava a pulsare, fremere, sussultare, sempre più martellante e un fiotto liquido colò copioso. Mi sentivo viva, esonerata da tutti i sensi di colpa, ossia quelli che mi avevano indottrinato i miei genitori.
Imperturbabile nella mia posizione, godevo appieno, per la prima volta, della mia sessualità, Godevo senza essere toccata, godevo senza ritegno, godevo come la zoccola che non pensavo di essere.
Abbassai ancor di più la testa a guardami fra le gambe, scossa da un ultimo fremito. Sentii la smorfia di un sorriso disegnarmisi sulle labbra, quando lui mi afferrò per i capelli costringendomi ad alzare il capo a guardarlo. Scorsi a malapena il suo ghigno soddisfatto, prima che le sue labbra raggiungessero le mie.

IL TRADIMENTO ( Cahiers del tempo che fu ) di Andrea Lagrein




Salii le scale rapidamente. Avevo finito le sigarette. Ne avevo un pacchetto nuovo nella giacca che avevo lasciato al piano di sopra. La festa era iniziata da un paio di ore. Più di cinquanta persone, alcool in quantità, musica a tutto volume nell'ampia taverna della villetta dei genitori della festeggiata. Giunto davanti alla porta di ingresso dell'appartamento feci per aprirla ma qualcuno mi anticipò e la spalancò dall'interno. Colto di sorpresa mi bloccai di soprassalto. Lei mi guardò stupita. Ma poi si sciolse in un'allegra risata. “Faccio così paura?” mi chiese divertita. Il suo sguardo divenne malizioso. Sorrisi anch'io. “Direi proprio di no. Tutt'altro!”. Ci presentammo. Soliti convenevoli, solite frasi banali. Le nostre mani però non si lasciavano. Non era bella, ma possedeva un innato fascino e una spiccata sensualità che mi conquistarono all'istante. Lisci capelli castani dal taglio molto corto, occhi scuri di una sorprendente profondità, volto asciutto, labbra rosse e avvenenti, sensuali ed erotiche nella piega che sapevano prendere, due seni generosi, ventre asciutto, fianchi e cosce molto femminili. Indossava abiti sciatti, di pessima fattura, ma portati con una sensualità tutta sua. No, non era bella, anzi, direi quasi che era bruttina, ma ai miei occhi sprizzava erotismo da tutti i pori!
Si avvicinò ulteriormente. Ignorai l'urlo di avvertimento che riecheggiava nella mia mente. Mi passò il braccio dietro il collo, affondando le dita della mano fra i capelli, spingendo il suo corpo sul mio e guardandomi con quei suoi occhi colmi di desiderio. Laura era di sotto insieme a tutti gli altri. La festa era al culmine. Risate, urla di divertimento, rumore di bottiglie di birra, brindisi improvvisati, musica. Ma per me erano solo lontani echi. Mi piegai leggermente verso il suo viso. Le nostre labbra si incontrarono in un tacito bacio. Dapprima quasi timido, poi sempre più ardente, fino a divenire infuocato e appassionato. Le afferrai una coscia, con selvaggia brutalità, la sollevai e la portai a cingere il mio fianco. Mi conficcò le unghie nella schiena. “Ti voglio, ti voglio!” sussurrò al mio orecchio. “Mi fai impazzire. Non sai quanto ti voglio!” ripeteva sinuosa. Avevo l'uccello teso e duro da far male. “Vieni con me” mi disse con fare perentorio, non ammettendo repliche. Mi condusse in casa, si diresse verso una camera da letto, chiuse la porta e spense la luce. Non persi tempo e presi subito l'iniziativa. La schiacciai con tutto il mio peso alla parete. La inchiodai a quella parete! A quel punto non mi importò più di nulla, ma solo del suo corpo e della mia voglia. Non mi preoccupai nemmeno di venire eventualmente scoperto del tanto ormai ero soggiogato. Volevo che sentisse tutta la mia erezione. Cazzo, la volevo crocifiggere a quella parete! Baciavo, leccavo, mordevo, mentre le mie dita graffiavano, afferravano, affondavano in tutto il suo corpo. E lei baciava, leccava, mordeva, mentre le sue mani accarezzavano, stringevano, scivolavano su tutto il mio corpo. La saliva colava dalle nostre labbra, il sudore copriva i nostri corpi, l'afrore di sesso avvolgeva le nostre voglie. E tutto precipitò in un delirio sconnesso.

Odore di fica. Caldo. Sudore. Puzza. Puzza di corpi in calore. Ansimi. Gemiti. La mia mano nei suoi slip. Umido. Bagnato. Profumo di vulva eccitata. Le sue dita sul mio cazzo. Duro. Grosso. Aroma di sperma. Mi inginocchio. La voglio. Voglio i suoi umori sulle labbra. Inginocchiato fra le sue gambe. Oh si', dai, leccamela, dai, fammi godere. I peli. Tanti. Scuri. Le mie labbra. La mia lingua. Lecco. Succhio. Bevo. Geme. Freme. Gode. Le tremano le gambe. Caldo. Sudore. Puzza. Puzza di piscio. Puzza di orgasmo. Lecco. Lecco. Lecco. Le sue dita. I miei capelli. Spinge. Spinge. Spinge più forte. Annaspo. Non respiro. Soffoco. E lei spinge sempre più forte. Le sue cosce. Le mie guance. Sudore. Saliva. Umore vaginale. Bagnato. Sommerso. Immerso. Non ti fermare, cazzo, così così, dai che vengo, vengo, vengo. Puzza di fica. Puzza di piscio. Puzza di godimento. E gode, gode, gode. E io bevo, bevo, bevo. Oh Cristo, da quanto non godevo così. Mi guarda. Mi fissa. Beata. Felice. Ha goduto. E' soddisfatta. No. Sbaglio. Non ancora. Mi scruta. Mi osserva. Mi solleva. Scopami. Voglio sentire tutto il tuo cazzo dentro di me. Riempimi. Riempimi tutta. Fottimi come non hai mai fottuto prima d'ora. Le sue dita. Il mio uccello. Nella sua mano. Nudi. La festa. Laura. Ignara. Ignara di tutto. Di un bastardo traditore. Di uno stronzo che le sta accanto. No. Non le sta accanto. Sta di sopra. Con un'altra. La monta. La fotte. La chiava. Con potenza. Con prepotenza. Fica bagnata. Fica grondante. Fica aperta. Mi aspetta. Non aspetta altro. E io la penetro. Entro. Di forza. Non aspetto altro. Le mie dita. Sul suo culo. Le sue unghie. Nella mia pelle. I miei denti. Sui suoi capezzoli. Le sue cosce. Sui miei fianchi. Il mio cazzo. Nella sua figa. Pompa. Pompa. Pompa. I corpi scivolano. L'uno sull'altro. Sudore. Caldo. Puzza. Puzza di uccello. Puzza di fica. Puzza di sesso. Puzza di tradimento. Oh sì, dai. Quanto mi fai impazzire. Quanto godo. Scopami. Scopami. Scopami. Urla. Freme. Grida. E se passasse qualcuno? Laura. Ma chi se ne frega. Nulla ha più senso. Tutto ha un senso. E io scopo, scopo, scopo. Le sue labbra aperte. I suoi occhi chiusi. Il suo bacino fremente. Il suo corpo frenetico. Lei urla. Io urlo. Lei grida e gode. Io grido e godo. Orgasmo. Appagamento. Esausti. Odore di fica. Odore di cazzo. Odore di sesso. Odore di tradimento.

Mi baciò con delicatezza le labbra. Mi sorrise. I suoi occhi brillavano di appagamento. Poi portò l'indice alle labbra. “Non dire niente. Ho avuto quel che cercavo. Torna pure dalla tua bella bimba, non farti menate. Ma se vuoi, sappi che io sarò qui!”. Mi diede un ultimo, caldo, appassionato bacio.
Scesi le scale, ancora tremante. La malinconica e rockeggiante voce della Joplin in Kozmic Blues accolse il mio rientro fra gli amici festanti. I miei occhi cercarono immediatamente Laura, che stava parlando e ridendo insieme ad altre persone. Ignara di tutto! Ignara del traditore che aveva a fianco!