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martedì 5 novembre 2013

EUFORIA DI UNA RICORRENZA di Sereno Notturno




Come tutte le volte che lo desidero, sono acido e polemico, ma si sa è nella mia indole esserlo, con tutto ciò non mi si rapporti al modo di vedere.
Ogni festa, ricorrenza o qual si voglia occasione ce ne diano la possibilità, affondiamo il nostro pensiero e lo focalizziamo, collocandolo in quel preciso angolo della mente, come necessità di ricordarlo.
Ci si accorge che è Pasqua dalle uova e allora giù auguri coi messaggi, il più delle volte messaggi di gruppo per fare prima, mandandoli a persone come ad affondarne, per esempio, solo per il fatto si trovasse in rubrica, mah non capisco.
Natale si fanno gli auguri più disparati a chi durante l'anno manco lo riconosci, da tanto gli vuoi bene.
Prendiamo la ricorrenza del primo novembre, già non capisco, per mia ignoranza perché si festeggiano i santi, mentre il due è la festa dei morti, comunque.
Stuole di persone con questi fiori gialli e bianchi ad invadere negozi che pullulano di affari d'oro, ma non c'era la crisi?. Dove trovano i fiori gli italiani, sarebbe abbastanza un pensiero tutto l'anno, anziché questo giorno.
Alla fine sapete cosa c'è, che girando le corsie dell'ospedale, come mi capita spesso in questo periodo per mia madre, in Geriatria ed è solo un esempio, ci sono persone anziane che si sentono bambini, quindi per la festa degli anziani o dei nonni, ricordatevi che loro sono bambini dentro.
Sono liberi sfoghi, ma sentiti.

giovedì 31 ottobre 2013

FANCULO HALLOWEEN di Giuseppe Balsamo




Il locale era caldo, la musica insopportabile, come gran parte degli zombie, vampiri, streghette e fantasmi che si aggiravano impazziti alla ricerca di un divertimento lontano dalle nostre tradizioni. “Spegni la sigaretta!!”, la voce sembrava venire da lontano, ma il buttafuori era alle mie spalle e l’aveva con me, uno dei pochi come il sottoscritto a non essere travestito da nulla, ma in realtà costretto in quella maschera che ti porti dietro ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, finchè non ti accorgi che è diventata la tua seconda pelle. Lo guardo con aria di sfida, la mia solita faccia da cazzo che in passato mi ha provocato tanti guai, gli soffio il fumo in faccia e butto la cicca per terra. Si gira e se ne va, bofonchiando un “Che stronzo!!", riesco a sentirlo nonostante le casse rimbombano rendendo zombie tutti coloro che hanno pensato bene di travestirsi così, non immaginando minimamente di esserlo già da un pezzo. Voglia di rispondergli, di andare verso quella montagna di muscoli e servirgli la mia faccia da schiaffi, consapevole di rimediare un bel po’ di legnate; come fosse quello l’unico scopo di quella serata. Vedo la scena al rallentatore nella mia mente, ma resto immobile, tirando fuori un’altra sigaretta che però non accendo. Una dama del ‘600, con il viso sanguinante ed i capelli viola ha evidentemente visto tutta la scena, non mi ero accorto della sua presenza. Sorride, o forse è la sua maschera, fatto sta che sembra sia un sorriso. Poggia il suo bicchiere pieno di un intruglio a base di menta e rhum e mi rivolge parola: “Serataccia??!!”. La guardo senza rispondere, prendo il suo bicchiere e bevo quell’intruglio, la guardo prima in viso e poi nella generosa scollatura, le parlo incazzato col mondo “Questa roba fa schifo”, lei mi sorride mentre la sigaretta cade per terra. Mi abbasso a prenderla, trovandomi al cospetto delle sue gambe rivestite da autoreggenti bianche che si intravedono sotto un vestito moderno che richiama il ‘600 barocco per pizzi e merletti. Sfioro la sua caviglia, la tocco, le mie mani risalgono sulla sua gamba, mentre mi alzo, ritornando a guardarla negli occhi color nocciola. Lei si ritrae indietro, sorride di nuovo, questa volta in maniera diversa “Sei uno stronzo!! Aveva ragione lui”, anche lei evidentemente aveva sentito il buttafuori. Si volta e se ne va, lasciando il bicchiere mezzo vuoto sul bancone. Il mio solito sorriso da faccia da schiaffi, prendo il bicchiere e lo svuoto, vedendola scomparire tra la gente, verso l’uscita in compagnia del Mago Merlino. “Fottiti…fanculo”. Mi avvio anche io verso l’uscita - che serata di merda. Spingo il buttafuori per farmi spazio, guadagnandomi il suo sguardo assassino, gli sorrido sarcastico alla ricerca di guai, finalmente l’aria fredda della notte di fine ottobre mi soffia sul viso. Il Mago Merlino ha una bella macchina che deve costare molte migliaia di euro, le cose con la dama del ‘600 probabilmente non sono andate come dovevano, i due litigano e lui invece di farle un sortilegio le molla una sberla, lasciandola in lacrime nel parcheggio. Mi avvicino, solita faccia da schiaffi, tiro fuori la bandana dai jeans e gliela offro..”Chi è lo stronzo ora?!.." La dama mi guarda e sorride, mi avvicino e la bacio, lei si lascia baciare. Le prendo una mano e la trascino dietro il locale, ormai c’è poca gente in giro. Il vestitino sembrava fatto apposta per essere strappato piuttosto che sfilato, le sue cosce fasciate da autoreggenti le davano un’aria da cortigiana d’altri tempi, dopo averla addossata con forza al muro del locale comincio a palparla con violenza, finchè sento il rumore di uno strappo ed il vestito cade a terrà. Sento un suo gemito sommesso di dolore, il bruciore improvviso alle natiche la fa urlare; le tappo la bocca con la mia lingua, subito dopo un'altra sferzata prepotente fra le sue cosce, questa volta non si trattiene ed urla costringendomi a baciarla di nuovo con forza. I colpi dentro di lei si susseguono, mentre le mani le strizzano i capezzoli, le frugano la fica facendole sentire una fiamma nel ventre. L'ennesima frustata la fa esplodere in un orgasmo liberatorio. Eccitata ed addossata al muro sente il mio odore di maschio, sento la sua mano stringermi il membro. Si gira verso di me, lo sguardo eccitato, mezza nuda, seguendo il mio sguardo si inginocchia. La vedo quasi ipnotizzata davanti al mio cazzo che le sfiora le labbra, lo afferra con due mani e comincia a leccarlo, inumidendo la cappella . Il silenzio della notte viene rotto dalla mia voce, mi sorprendo a sentire il mio tono, la mia eccitazione “Succhiamelo, prendilo in bocca e succhiamelo”. I miei occhi carichi di lussuria non ammettono replica, così le mie mani che afferrano con forza la sua parrucca viola. La dama obbedisce così al suo Signore, le sue labbra lambiscono la cappella per poi ingoiare il membro. Inarco la schiena, quasi strozzandola, lei continua però nei suoi movimenti inesorabili, agguantando i miei testicoli, massaggiandoli, finché schizzi del mio piacere la invadono. Godo come lei ha goduto di me poco prima. Si alza, la addosso di nuovo al muro, ansimante le bacio un orecchio “Non ho la macchina, non posso accompagnarti”. Il mio numero di telefono passa dalla mia mano alla sua. Ansimante sento la sua voce eccitata: ”Devo andare..”.

VERITA' NASCOSTE di Francesca Delli Colli




Ci sono dei segreti che si tengono dentro perche’ forse nessuno puo’ capire il significato dell’emozione che ti sconquassa ogni lembo del cuore e del tuo corpo.
Sono un bene prezioso che ti preserva i ricordi che lentamente svaniscono nel tempo anche se sono ben radicati nella tua vita.
Era la fine degli anni ’80, periodo in cui si era ancora spensierati, si cazzeggiava per ogni cosa, si rideva e scherzava senza grossi problemi, fino a che qualcosa di grande non ti colpiva in pieno e toglieva la serenita’ che ci era dovuta in quel periodo.
Io cercavo di vivere come si sarebbe dovuto, anche se un dolore sordo mi oscurava il cuore, ma si sa l’istinto di sopravvivenza c’e’ comunque e soprattutto quando si e’ giovani si e’ portati via dalla voglia di vivere.
La fine di ogni Ottobre istiga sempre pensieri lucubri e diversivi ludici infondendo una sorta di sadismo nell’avvicinarsi a situazioni che infondono paura ed ansia, tramutando le sensazioni da negative a positive e divertenti.
Quella sera giravamo annoiati per le strade poco illuminate del paesino natio dei miei nonni, tirando idee sul come potevamo raggiungere quanto meno la mezzanotte ed andare a dormire.
Era severamente vietato rincasare prima di quell’ora.
Continuammo a camminare senza una meta ben precisa, tra spintoni, risate, ululati e scherzetti macabri, fino ad arrivare davanti al cimitero.
Ci bloccammo di colpo come rapiti dalle mille lucette che attraverso il cancello di ferro massiccio rischiaravano appena l’oscurita’ della notte incipiente.
Davide si giro’ verso di noi con uno sguardo sadico che non prometteva nulla di buono.
“Che ne dite se scavalchiamo il cancello e ci infiliamo dentro?” Ci chiese a tradimento mentre noi, i rimanenti tre, ci guardavano dubbiosi cercando una risposta che non arrivava.
“ Dai ..su… sai che fico, siamo o non siamo ad Halloween, muovete quel culo ed entriamo! L’adrenalina e’ gratis fidatevi!! “ Cosi dicendo e senza aspettare i nostri assensi si avvio’ aggrappandosi ai ferri dell’uscio come una bertuccia ed arrivando in cima.
“Davide ma che diavolo stai facendo!!” Urlai con tutta la voce possibile anche se rotta da un forte senso di ansia che mi opprimeva.
“ Occhio alle punte che ci rimani infilzato e poi a me non va di entrare li dentro, non vengo , tu fai come ti pare!!! “ continuai bloccandomi li davanti con una sensazione di gelo che mi oltrepassava la schiena.
Come previsto tutti gli altri si cimentarono come bertucce in quell’arrampicata estemporanea lasciandomi li come una deficiente.
“Allora che fai entri?” mi urlarono dall’altra parte del cancello mentre come scemi si aggiravano per le tombe ridendo nervosamente.
Passarono dieci minuti prima che mi decidessi e trovato uno squarcio su una rete di recisione che delimitava dei lavori di ampliamento del luogo mi feci coraggio ed entrai, maledicendo i miei amici e tutta la loro spensieratezza nel godersi quel divertimento.
Per me il cimitero era l’ultimo luogo in cui sarei voluta ritornare, luogo a cui non riconoscevo e riconosco ancor oggi nessun valore intrinseco.
Mio padre era in tutti i posti fuorche’ li dentro, era nel mio cuore, nei miei pensieri, nella mia carne.
Non provavo certo nessuno spasso ad aggirami tra quei vialetti, avevo freddo, ero nervosa e nella mia testa di accavallavano pensieri scomposti che mi turbavano.
Gli occhi scorrevano ogni fotografia ed epitaffio apposto sulle lapidi avida di conoscere qualche notizia sulla vita passata dei loro “inquilini”. Nonostante tutto sono stata sempre amante e fervida credente dell’occulto, ma in quel periodo lo avevo accantonato clamorosamente, avendo paura di conferme che non avrei potuto reggere visto lo stato emotivo critico in cui giacevo.
“Venite qui ragazzi guardate cosa ho trovato! ! esclamo Davide distogliendomi dai miei pensieri bruscamente.
Gli fui grata e con passo veloce mi avvicinai verso la direzione dalla quale proveniva la voce.
Davide era seduto su un vecchio altare di pietra mentre ne sondava la stabilita’ sbattendo la mano sul piano.
“ E’ perfetto per fare una seduta spiritica, che ne dite?” esclamo’ soddisfatto della scoperta e dell’invito.
“Tu sei tutto scemo, finiscila Davide non mi piacciono queste cose!” gli risposi adirata e per nulla ispirata dalla proposta mentre la voglia di fare marcia indietro e tornarmene a casa si faceva sempre piu’ forte. Volevo fuggire dai miei ricordi, pensieri, scorci di vita passata ed emozioni troppo recenti.
Come da copione tutti gli altri annuirono eccitati all’idea di chissa’ cosa sarebbe accaduto nel caso fossero riusciti a mettersi in contato con qualche entita’.
“Eddai Patrizia sei sempre a rompere le uova nel paniere, ma che vuoi che succeda, ci stiamo tutti divertendo, non lo vedi? Abbiamo trovato il modo per passare la serata e tu stai a fare tutte queste storie e seghe mentali ! Sei sempre la solita rompicoglioni!” Concluse l’arringa iniziando ad ignorarmi e confabulare con gli altri.
Il silenzio che mi avvolgeva fuori e dentro era rotto dai loro screzi e senza dire una parola mi avvicinai all’altare invidiosa un po’ del loro divertimento.
“Sapete che i morti non si devono disturbare e se si riesce ad avere un contatto potrebbero rimanere incastrati in quella zona che separa la terra dall’oltre?” Chiesi sperando di dissuaderli mettendo fuori un po’ della mia conoscenza in materia.
“Nessuno di noi e’ esperto in questo, lasciamo stare vi prego!” Della mia preghiera se ne fregarono altamente e Davide inizio’ a dare le direttive.
“ Ci serve un qualcosa per mettere su una tavola Ouija” disse guardandosi intorno e mettendo gli occhi su un pezzo di gesso posto vicino ad un secchio ed una cazzuola.
Raccolto inizio’ a scrivere le lettere dell’alfabeto e i numeri da 1 a 0 in modo circolare, un “SI” ed un “NO”. Da ultimo tiro’ fuori dalle tasche una moneta da due Euro che pose al centro.
Io nel mentre cercavo di estraniarmi dai miei fantasmi, sicuramente in libera uscita considerato il periodo e posi come richiesto un dito sulla moneta senza toccarla. Avevo i brividi che mi trafiggevano schiena e ventre non per la paura, ma per la consapevolezza che mi stavo spingendo verso qualcosa che inconsciamente desideravo da qualche mese.
Presi un cero acceso da una tomba e lo posi vicino al disegno . “ Serve per indicare alle anime la via” Spiegai ed iniziai a pregare a voce alta, mentre lo sguardo degli altri si poso’ incuriosito su di me.
“E’ una preghiera di benvenuto, affiche’ le anime prendano la forza di comunicare con noi” spiegai . Gli sguardi da incuriositi furono velati da un soffio di paura e di apprensione mentre le voci si unirono alla mia nell’invocazione.
Socchiusi gli occhi, cercai una catarsi , provando a dividere corpo e anima, dolore e piacere, paura e serenita’.
Mi sentivo diversa, diversa dagli altri che finite le preghiere e tolte di mezzo come se fossero da intralcio al loro divertimento, iniziarono a fare le domande piu’ cretine, dare le risposte piu’ assurde mentre sghignazzando muovevano consapevolmente la moneta verso le lettere formando frasi.
Come per incanto arrivarono i personaggi piu’ disparati, da Hitler a Carlo Magno a Marilyn Monroe che fu letteralmente bersagliata di domande sulla sua morte, conclusasi con uno scambio di persona effettuata dai servizi segreti americani, tanto per cautelare il rapporto che aveva con i Kennedy.
Una cazzata appresso all’altra tanto per trovare un motivo per ridere e divertirsi obbligatoriamente.
Ero innervosita da tanta leggerezza, ma ero comunque impotente e non volevo risultare pallosa.
Ci fu un’attimo di stasi a quella farsa alla quale mi stavo abituando ed anche apprezzando, alla fine erano tutti dei gran cazzari ed era impossibile non seguirli ed anche io avevo bisogno della mia buona dose leggerezza.
Ancora con le dita che sfiorava il metallo ma molto poco concentrati a continuare quel gioco, la moneta si sposto di qualche cm.
“Davide smettila dai mi sono stancata!” affermai guardando il mio amico
“Devo smetterla di cosa? “ mi rispose guardandomi interrogativo.
“Basta con questa moneta non la muovere piu’ mi si sta atrofizzando ma mana forza di stare in questa posizione” continuai.
“Ma io non ho spostato nulla” rispose Davide mentre tutti e quattro ci scambiammo altri sguardi stupiti.
“Neanche io”, “Io neppure” risposero uno dopo l’altra Matteo e Flavia.
Il silenzio che scese era ancora peggiore di quello che ci girava intorno. Tornammo con l’attenzione sulla moneta mentre intonai una breve preghiera e una domanda secca.
“Chi sei?”….. nessuna risposta
“Per favore dicci chi sei, sei il ben venuto tra di noi!”. Continuai cercando di rassicurare non so chi o che cosa, ma agivo di istinto.
La moneta inizio’ a muoversi a stento, io quasi mi sentii mancare, le gambe mi cedevano e il cuore mi batteva come se volesse uscire da petto, ma ero serena..
Nessuno parlava piu’, i volti da ilari erano diventati seri, tesi , cerei, impauriti….
La moneta si sposto’ prima sul 5 e poi sul 7.
“57? “ esclamai non capendo il significato.
“Cosa ci vuoi dire?” alla domanda la moneta si sposto’ sul 2 e poi sull’8
“28? Dai ragazzi finitela di prendere per il culo che mi sto cagando sotto” Esclamo’ Matteo
“Non togliere il dito!” gli ordinai secca “Rompi la catena!”
Mi sembrava essere in un’altra dimensione, come se tutto fosse attutito e io solo prodiga a cio’ che stava accadendo.
“Ti prego segui la luce della candela e trova la forza di spiegarti, noi ti vogliamo aiutare!” continuai rivolta verso il buio della notte.
“Dicci il tuo nome!” esortai e la moneta dopo qualche secondo si mosse con appresso il nostro sguardo allucinato posandosi sopra la lettera P.
“ Piero, Paolo, Pitagora, Ponzio Pilato?” Davide inizio’ a sparare nomi a casaccio cercando di indovinare, lo zittii con uno sguardo incenerendolo.
“Non puo’ essere…” pensavo col cuore in fiamme, quei numeri qualcosa mi dicevano, ma la lettera P no. “Finiscila Patrizia ti stai coinvolgendo troppo e senza motivo” cercavo di autoconvincermi e di chetare inutilmente il mio animo, preso da sentimentalismi e da rimpianti.
Flavia inizio a piangere e si urino’ un po’addosso.
Davide e Matteo non parlavano piu’ ma si capiva che sarebbero scappati all’istante.
“Ti chiami P. ? conosci qualcuno di noi P?” chiesi con chiarezza.
La risposta fu “Si” .
Il tempo orami era diventato senza tempo.
“Chi conosci di noi? “ ma moneta si sposto di nuovo sulla P.
“Certo ..P. sei tu, ma chi conosci di noi” intonai ancora quella domanda.
“Per favore smettila, voglio andare via non mi piace piu’ questo gioco” affermo Matteo.
“ Non e’ piu’ un gioco” Asserii gelida senza neanche guardarlo. Dentro di me dissi l’ennesima preghiera e di nuovo la moneta’ giro verso la I, poi la Z, la Z di nuovo e poi la I, fino a formare la parola PIZZI.
“….e merletti…bastaaaaa!!! Questa volta fu Davide, Flavia era come imbalsamata.
A leggere quella parola mi venne un nodo alla gola, gli occhi si riempirono di lacrime ed un senso di amore quasi mi rese senza fiato. Nessuno poteva conoscere quella parola, era il nomignolo col quale mi chiamava mio padre da piccola.
Papa’ era li con me, come lo era sempre stato , non mi aveva mai lasciata come credevo.
Questa fu la prova di cio’ che sapevo da sempre, quel qualcosa nato con me e che sarebbe morto con me perche’ difficile da capire e da accettare.
L’anima continua a vivere oltre al corpo.

mercoledì 30 ottobre 2013

IL BACIO DEL VAMPIRO di Monica Finotello




Baciami vampiro, bacia.
Sono un corpo bruciante,
sento il tuo respiro caldo
Prendimi con mano e voce
avvicinati al collo e bacia
implorerò la pace
alla notte nera come pece.
Cinque giorni, cinque notti,
avvinghiati
Baciami vampiro, bacia.
Conosco il desiderio
parole adeguate...
Come ferita sotto l'unguento
ti seguirò nell'eterno tormento
cambieranno sapori e sentimenti
la non vita sarà lenta.
Abbellire di ricami il corpo
piacevole e godurioso...
imprigiona accaldati sensi
nell'agognato tempo...
Baciami vampiro, bacia.
Percepisco i sussurri
gemiti, respiri e voglie...
ansimi in carezze focose
Ogni evento ha la sua coincidenza
durante questa convalescenza
io vorrei accarezzarti
ma rischierei di contagiarti.
pensavi che io non esistessi
... invece eccomi,
e voglio vivere del tuo piacere,
perchè sei un'emozione grande
Baciami vampiro, bacia.
Tu medicina, io malattia
lunga è l'agonia
dunque, portami via
e pazzia sia.
perchè tu con me sei te stesso
.. come non speravi di poter essere,
io con te sono me stessa
Baciami oh vampiro... baciami.
Saziami di te.

CHI SEI? di Monica Finotello




Occhi invisibili
corpo impalpabile
d'un tratto mi blocca
resto immobile.
Il resto del tempo nell'intermezzo
è solo un breve attimo dell'eterno
che se ne va.
Lui grida e mi fissa
ma mi libero
con una contromossa.
Sono io che non mi do pace
sono io che spengo luce...
e si materializza quel fantasma
mettendo ordine in questo caos.

LUSSURIA E TRADIMENTO (Tema: la fiera dell'horror) di Alie Walker






La notte continua a muoversi lentamente.
Ma… il peccato? Il peccato e il tradimento era stato così veloce.
Ero assetato, avevo fame di carne da scopare. ...
Mi ha tentato. Lei, una stupida puttana al bancone del bar. Mi ha irretito con i suoi occhi ammalianti, attirato verso quel corpo che prometteva amore e tutte le mie remore sono andate a farsi fottere.
La mente divenne debole e dopo poche chiacchiere, la seguii verso il retro del locale.
La stanza era squallida, ma lei era una dea. Seduto sul bordo di un letto lercio, la guardai spogliarsi lentamente. Rimasi incantato a idolatrare la sua carne nuda, mentre camminava verso di me sopra quei tacchi assurdi.
Il seno morbido, le forme sinuose, le movenze sensuali. Volevo imprimere ogni dettaglio nei ricordi. Assaggiai il suo corpo con gli occhi. La mente e i muscoli del mio corpo presero velocità. Sudavo. Respiravo velocemente mentre si avvicinava.
Mi aprì la patta e prese in mano il cazzo. Abbassandosi, notai i suoi capelli pendere verso il mio ventre, sfiorarlo ondeggiando, poi la sua bocca famelica dischiusa, pronta ad accogliermi. Mi guardò ancora un istante prima di imprimere le sue labbra rosse, lasciando la prova adultera sulla mia carne.
La presi per i capelli, volevo vedere la sua bocca succhiarmi via, i suoi movimenti affamati. Aveva più fame di me, la puttana! Chiusi gli occhi, perso in quella sensazione calda attorno alla mia carne. La staccai da me appena prima di godere. Aprii gli occhi e guardai i fiotti di sperma imbrattarle il viso. Sorrideva, la puttana!
Non si pulì e si distese al mio fianco. Ancora seduto sul letto, ansimante, la guardavo toccarsi, infilare le unghie laccate tra le labbra. Aveva gli occhi chiusi, non si accorse di nulla. Un taglio netto alla gola e un fiotto di sangue si allargò sulle lenzuola.
Uscii dalla stanza e fu facile non farmi notare, troppa gente intenta a divertirsi, troppe persone intente a festeggiare. Festeggiare cosa? Questa cazzo di notte assurda, nascosti dietro maschere terrificanti. Idioti! Me ne andai dal locale.
Avevo succhiato via un’altra vita e ora trascinavo le gambe come la notte che sembrava non finire più.
Ogni 31 ottobre la medesima storia: una puttana morta e il ricordo di mia moglie in un lago di sangue, nuda e sporca di sperma. Nove anni prima, la stessa notte, in un albergo infimo, mia moglie aveva consumato il suo tradimento e la sua stessa vita.
Lussuria e tradimento. Lussuria e morte. Lussuria e sangue. Questa la maledizione che mi portavo appresso, ogni 31 ottobre


SOGNI ALLA VIGILIA DI HALLOWEN (Tema: Fiera dell'horror) di Alice Stregatta



 
 
Sarebbe la Giornata ideale per andare in giro a leccare rospi allucinogeni,scambiarne uno per l'Azzurro Principe e passarci il pomeriggio a letto.
 

ANCORA VOI (Tema: Fiera dell'horror) di Monica Finotello




Racchiuso in quel morso di cui la mia bocca si è cibata; tramortendone
lo svuotamento dei sensi
in rotazione al concepimento del vostro cuore...
che dissolvendosi mi ha mostrato
i cancelli; sigilli del vostro respiro...!!
Della vostra perversa
Sarcastica Anima..
Mostratemi dunque!!
Peccaminoso,
nell'osservare la mia pelle ...
Mostratevi,
indulgente
nel abbracciarmi e respirar
i baci eterni che lascivi
in Me
soccorre
arresta,
annega,
lega il pulpito degli attimi da voi concessi
attraversandomi..




ANGELO (Tema: La fiera dell'horror) di Monica Finotello



 
 
 
Dolci tenebre,
accogliete il vostro angelo,
un angelo solo, maledetto,
vinto dalla angusta vita....
Date lui, quel calore che,
nessun, su questa terra,
riesce ad infondere
nella sua gelida e oscura anima.
Indicategli il cammino,
per opera della lucente madre luna
che rischiara l’oblio,
che diffondete nella sorella ed oscura notte.
Raggiungete il nostro angelo nel suo rifugio,
sull ’ardua rupe che sovrasta la città e,
accarezzate la sua solitudine.
Conducete la sua anima
a Lilith, che l’accoglierà
nelle sue demoniache e amorevoli braccia.
Ella effonderà in lui,
il soffio di una nuova vita,
rendendolo figlio e principe della notte.
Lui risorgerà, come l‘Araba Fenice,
dalle sue stesse ceneri,
e più oscuro del pipistrello
con nere ali e tenebroso sguardo
veglierà le anime perse nelle tenebre notturne.
Udrà i lamenti dei suoi fratelli,
che banchetteranno con il sangue delle loro tenere vittime.
E al sorgere del sole, il nostro angelico ed oscuro principe
svanirà come la notte.

BESTIA (Tema: la fiera dell'horror) di Monica Finotello






Angoscia Non vengo questa sera per il tuo corpo, o bestia Che i peccati d'un popolo accogli, né a scavare Nei tuoi capelli impuri una triste tempesta Sotto il tedio incurabile che versa il mio baciare: Chiedo al tuo letto il sonno pesante, senza sogni, Librato sotto il velo segreto dei rimorsi, E che tu puoi gustare dopo le tue menzogne Nere, tu che del nulla conosci più che i morti. Poi che il Vizio, rodendomi l'antica nobiltà, M'ha come te segnato di sua sterilità; Ma mentre nel tuo seno di pietra abita un cuore Che crimine o rimorso mai potrà divorare, Io pallido, disfatto, fuggo col mio sudario, Sgomento di morire se dormo solitario.

NEL TEMPO ( Tema: Fiera dell'horror) di Monica Finotello





È stato tanto tempo fa, il tempo, la ruggine di questa vita lentamente deteriora tutti i ricordi.
È stato tanto tempo fa che per la prima volta ho scorto il tuo sguardo.
Dolci occhi scuri, un taglio fine quasi orientale, i lunghi capelli mossi quasi rossi, la carnagione chiara.
Che emozione è stata, il tuo sguardo vacuo si perdeva oltre l'orizzonte, mi... guardavi senza vedermi e il mio animo palpitava per la gioia.
Se non fosse per i secoli ormai fuggiti potrei respirare ancora la tua fragranza espansa dal vento, potrei sentire con chiarezza il suono della tua voce
Le tue mani, le ricordo bene. Lunghe dita affusolate, unghie curate. Il candore, ecco cosa mi stupì, sembravano di ghiaccio, quasi trasparenti.
C'era qualcosa che stonava, questo lo percepii subito, ma come in un opera cacofonica si è disposti a tollerare molti paradossi, così mi sfuggi di primo acchito quella stonatura che mutò la mia vita non ancora eterna.
Mi sorridesti, una volta bastò per sempre.
I tuoi piccoli canini fecero capolino tra le labbra porpora.
Stupendi in quella cornice settecentesca.
Ti avvicinasti a me.
Come un ubriaco colmo d'amore ti cinsi tra le mie braccia, almeno così mi sembrò.
Una lieve puntura fredda, poi il deliquio.
Mi espansi in tè, come un orgasmo infinito. Persi la cognizione del tempo, persi la vista. Un flusso di ricordi, emozioni sfociò nel mio animo, che tenerezza, che sospirata virtù era questo amore oltre il tempo di questa dimensione.
Staccarsi fu terribile.
Barcollai, tu eri già scomparsa, come un neonato reclama la madre così piansi in quella strada squallida e sporca.
A carponi vedevo le mie mani vacillare, la pioggia mi colava negli occhi, l'olezzo del selciato inacidiva le mie narici.
Il tuo profumo, il tuo amore già fuggivano via nella valle arrugginita dei ricordi.
Allora disperato mi chiedevo se saresti tornata, avrei donato la mia vita per un altro bacio.
Oggi la donerei per non averti mai desiderato.


martedì 29 ottobre 2013

ASPIRANTE VEDOVA di Alice Stregatta




Il suono cacofonico della tua voce che mi sommerge di inutili informazioni dettagli non richiesti spiegazioni illustrazioni elucubrazioni mentali sul nulla che rimbomba nella tua scatola cranica.
Sento l'eco l'eco l'eco.
Pontifichi critichi inveisci rimpiangi ti lamenti.
La nostra contemporanea presenza in una stanza casa paese mondo universo è impossibile.
E mentre parli parli parli mi assento mi immagino sogno mille modi per finirla mille modi per morire mille modi per liberarmi di te.
Ma il sollievo dura lo spazio di un secondo.
Tu sei vivo falso bugiardo ipocrita,e lo sarai ancora per molto.
Temo. Tremo.