Short story – Racconti – Poesia - Drabble... Vogliamo emozionarvi, rendervi partecipi dei nostri flash della mente. Entrate, siete i benvenuti.
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sabato 19 ottobre 2013
SIMULANDO L'IMPRONTA DEL TUO CORPO di Oliviero Angelo Fuina
È ancora il tuo biancore immaginato
ad arruffare voglia a inturgidire
è lento il mio crollare alle carezze
raccontando le tue curve alla pelle;
inarco il fiato caldo al desiderio
simulando l’impronta del tuo corpo
stringo scettro in assenza di regina
a stirare le mie vene già gonfie;
affondo il movimento a denudare
la cupola vermiglia dal prepuzio
mancanza che travesto di piacere
battezzando la mano col tuo nome;
nel ritmo si frantumano vocali
e monta inarrestabile marea
singhiozzo quest’inganno nella notte
che orfana riplasmo nei pensieri.
- dentro l’apnea di un illuso sussulto -
(da: "Vocali in apnea")
L'OMBRA TUA VIRAGO di Oliviero Angelo Fuina
Bracciali di seta / incatenano i polsi
- liberando sospiri d’attesa
e tattile sguardo al profumo
di donna, sul confine di calze –
Sublime l’arresa / di mani frustrate
- invano protendendomi ai lombi –
sfiori il ventre con mano di pizzo
gettando il mio petto contro il cielo;
piuma di capelli / solletica il fiato
brividi di labbra che disegni
incisione d’ansito alle cosce
nel turgore che svetta impotente.
Ed offro fiducia / dischiudendo i pori
- mentre imbrigli nel riso l’orgasmo -
bevendo nell'arsura dei sensi
le gocce, che concedi, di pelle .
L’ombra tua virago / mi veste la pelle
spogliandomi d’atavici freni
ti siedi sull'assetata lingua
degnando pudenda d’uno sguardo;
è inferno il paradiso che neghi
l’anima baratto per un seno
domini su impulsi primordiali
schiavi ormai di voglie tue recise.
(da: "Vocali in apnea")
IRRORANDO DI VITTORIA OGNI PRESENTE di Oliviero Angelo Fuina
E il mio viso sarà la tua seduta
nel tuo scomodo ondeggiare sopra spine
a pungerti di dardi di piacere
disegnando dentro petali il profilo;
e monta l’onda languida di miele
fra mandorle e salsedine all'olfatto
ti pieghi respirandomi il turgore
come gatta col topo imprigionando;
urgente ora si detta l’appetito
rubando nel profondo la rugiada
mi avvolgi con le labbra dalla base
deglutendo, incontrollato, ogni mio guizzo;
come sella tu scivoli il mio ventre
e ti ancori al bacino in un sol colpo
incastro naturale nel tuo corpo
percuotendomi di carne nei sussulti
è frenetica pazzia che ora geme
irrorando di vittoria ogni presente.
(da: "Vocali in apnea")
venerdì 11 ottobre 2013
CUNNULINGUS di Oliviero Angelo Funia
Pieghe segrete solcherò lieve
scivolando nel tuo abbandono
sarà piuma d’un angelo perso
a squarciarti clitoride veglia
sulla lama di un netto confine...
annegandomi senza ritorno
Fra suoni ancestrali di risacca
immergerò il mio viso nel mare
bevendo del piacere le onde
increspando lo sguardo nel sale
sui dischiusi petali vermigli
- umidi a specchiarsi nel riflesso -
labbra che fagocitano labbra
lingua a demolire resistenza
ovattati sussurri d’un nome
cosce di cera a serrarmi udito
- roco tuo scalfire di parole
cercando nell'aria le vocali -
- e graffierai goffa la notte
nel feroce inarcarsi dei fianchi
annaspando pelvici sussulti
fra smorfie disegnate d’apnea -
scivolando nel tuo abbandono
sarà piuma d’un angelo perso
a squarciarti clitoride veglia
sulla lama di un netto confine...
annegandomi senza ritorno
Fra suoni ancestrali di risacca
immergerò il mio viso nel mare
bevendo del piacere le onde
increspando lo sguardo nel sale
sui dischiusi petali vermigli
- umidi a specchiarsi nel riflesso -
labbra che fagocitano labbra
lingua a demolire resistenza
ovattati sussurri d’un nome
cosce di cera a serrarmi udito
- roco tuo scalfire di parole
cercando nell'aria le vocali -
- e graffierai goffa la notte
nel feroce inarcarsi dei fianchi
annaspando pelvici sussulti
fra smorfie disegnate d’apnea -
NEL TURGIDO SVETTAR CONTRO IL FIATO di Oliviero angelo Funia
La tonda vocale del tuo cercarmi
già catalizza l’umido mio sguardo
è offerta di labbra a solcare vene
nel turgido svettare contro il fiato;
scorrerò sulle pieghe di papille...
ancorandoti ai capelli le dita
spiegherà la tua mano alla ferita
di un banchetto, gocciolando gli ardori.
Sei guaina ad ogni spasmo deglutire
affermando dislessica col capo
corsa finendo nei baci al mio ventre
celandomi alla vista la tua brama.
Mani a ghermire glutei in contro canto
donando del respiro il ritmo al corpo
mentre i tuoi seni premono ciliegie
coscia che incidi in turgido sfiorare.
Monta marea nel lago dei sussurri
mentre la lingua peripla la vetta
guance scavate a contenere guizzi
nell'esplosione calda a dissetarti
già catalizza l’umido mio sguardo
è offerta di labbra a solcare vene
nel turgido svettare contro il fiato;
scorrerò sulle pieghe di papille...
ancorandoti ai capelli le dita
spiegherà la tua mano alla ferita
di un banchetto, gocciolando gli ardori.
Sei guaina ad ogni spasmo deglutire
affermando dislessica col capo
corsa finendo nei baci al mio ventre
celandomi alla vista la tua brama.
Mani a ghermire glutei in contro canto
donando del respiro il ritmo al corpo
mentre i tuoi seni premono ciliegie
coscia che incidi in turgido sfiorare.
Monta marea nel lago dei sussurri
mentre la lingua peripla la vetta
guance scavate a contenere guizzi
nell'esplosione calda a dissetarti
giovedì 10 ottobre 2013
LEZIONI ENDECASILLABE D'AMORE di Oliviero Angelo Fuina
Divaricando agli occhi le colonne
mostri la tua ammiccante orchidea
- tra petali irrorati palpitante -
ai complimenti aperti di piacere;
...
li scosti con le dita lievemente
fino a lambire delicate pieghe
sfiori l'ellisse fino al suo incontrarsi
con l'epicentro del piacere folle;
ancora acerbo è il tempo di carezza
entro nel caldo cielo intingendo
di miele dolce dita mi rivesto
per scivolare estasi sul monte;
lava che quasi irrora fino al palmo
lingua che inumidisce la sporgenza
- pronta a librarsi in volo, se alitata -
perla di carne circumnavigando.
Uso pazienza ad incresparti le onde
come di piuma appoggio sul cappuccio
muovo al rallentatore tutto intorno
per respirare il crescere marea;
apro conchiglia e colgo la tua essenza
i polpastrelli vesto di rugiada
premo e strofino in ritmo più crescente
fino a sentire supplica di pelle;
mano che approdo all'interno coscia
piano riguadagnando altro pertugio
premo fino a rubarti tutto il fiato
che lotta strenuo per bloccare chiuse;
scivolo dentro il corpo in vibrazione
fremi di un desiderio incontrollato
bacio e dipingo aghi nel tuo delta
fino all'inarcamento che mi inghiotte.
Esce dal suo prepuzio il tuo gioiello
lingua l'accoglie e ammanta l'affacciarsi
dentro la bocca aspiro le sue scosse
vinco l'ambrosia e tu perdi ragione.
mostri la tua ammiccante orchidea
- tra petali irrorati palpitante -
ai complimenti aperti di piacere;
...
li scosti con le dita lievemente
fino a lambire delicate pieghe
sfiori l'ellisse fino al suo incontrarsi
con l'epicentro del piacere folle;
ancora acerbo è il tempo di carezza
entro nel caldo cielo intingendo
di miele dolce dita mi rivesto
per scivolare estasi sul monte;
lava che quasi irrora fino al palmo
lingua che inumidisce la sporgenza
- pronta a librarsi in volo, se alitata -
perla di carne circumnavigando.
Uso pazienza ad incresparti le onde
come di piuma appoggio sul cappuccio
muovo al rallentatore tutto intorno
per respirare il crescere marea;
apro conchiglia e colgo la tua essenza
i polpastrelli vesto di rugiada
premo e strofino in ritmo più crescente
fino a sentire supplica di pelle;
mano che approdo all'interno coscia
piano riguadagnando altro pertugio
premo fino a rubarti tutto il fiato
che lotta strenuo per bloccare chiuse;
scivolo dentro il corpo in vibrazione
fremi di un desiderio incontrollato
bacio e dipingo aghi nel tuo delta
fino all'inarcamento che mi inghiotte.
Esce dal suo prepuzio il tuo gioiello
lingua l'accoglie e ammanta l'affacciarsi
dentro la bocca aspiro le sue scosse
vinco l'ambrosia e tu perdi ragione.
NINFA DEI SENSI di Oliviero Angelo Fuina
E sai che non ti basta la pelle
imbandita alla fine del pasto
rimodelli la carne alle voglie
tutti i pori dilatando ai sensi
nell’umido sguardo che ti cola
...
- tracimandone ogni pudore -
Regina sei dei letti di folla
ceselli, ai desideri, gli incastri
accogliendo senza più limiti
le turgide penisole glabre
nel mare che accarezza sinuoso
- avvolgendo in levigate brame -
Dipani fra le dita di fiato
lambendo le gocce ormai foriere
sopra tesi prepuzi di fuoco
che anelano concave dimore
nell’apolide voglia di stare
- dischiudi ogni taglio ai loro unguenti -
Per te è musica il ritmo alternato
che percuote il velo di confine
fra i contigui scrigni tuoi dischiusi
colmandoli d’estasi di miele
carne che si annulla nella carne
- nel doppio ansimare sul tuo collo -
Accentuano onde di piacere
ogni tua remora sommergendo
volontà che annega posseduta
corpi che misurano i confini
comprimendo gemiti increspati
-stereofonico orgasmo che annulla –
imbandita alla fine del pasto
rimodelli la carne alle voglie
tutti i pori dilatando ai sensi
nell’umido sguardo che ti cola
...
- tracimandone ogni pudore -
Regina sei dei letti di folla
ceselli, ai desideri, gli incastri
accogliendo senza più limiti
le turgide penisole glabre
nel mare che accarezza sinuoso
- avvolgendo in levigate brame -
Dipani fra le dita di fiato
lambendo le gocce ormai foriere
sopra tesi prepuzi di fuoco
che anelano concave dimore
nell’apolide voglia di stare
- dischiudi ogni taglio ai loro unguenti -
Per te è musica il ritmo alternato
che percuote il velo di confine
fra i contigui scrigni tuoi dischiusi
colmandoli d’estasi di miele
carne che si annulla nella carne
- nel doppio ansimare sul tuo collo -
Accentuano onde di piacere
ogni tua remora sommergendo
volontà che annega posseduta
corpi che misurano i confini
comprimendo gemiti increspati
-stereofonico orgasmo che annulla –
martedì 8 ottobre 2013
TRA IL PAVIMENTO E IL CIELO PIU' LASCIVO
Commuove il tuo divaricarti osceno
pudore rotolando alle caviglie
tra il pavimento e il cielo più lascivo
sgualcito dal tuo corpo in pigra offerta
nel chiaro fruscio statico vicino
cancelli ogni confine con le cosce
un bianco sole al neon fuori dai vetri
sipario agli occhi dietro la tua pelle
-nascondo impronte per rubarti il fiato –
spalmata su trapunta da graffiare
languido il tuo collo è arco teso
appoggio il capo sopra il bianco ventre
piegando gli occhi al tuo ciuffo ribelle
è umida peluria che sbadiglia
riconoscendo il roco mio respiro
mi spettini la bocca tra le gambe
marchiandomi d’umori in agrodolce
acceleri il respiro in mezzo ai seni
come di cera fra le urgenti dita
protendi il tuo bacino al giusto approdo
scuotendomi di spasmi primordiali
- riprendo, nella Storia, lievi orme –
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