Visualizzazione post con etichetta frammenti sospesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frammenti sospesi. Mostra tutti i post

domenica 23 novembre 2014

STAND BY ME di Giuseppe Balsamo




Non aveva alcuna aspettativa.
Andava bene stare lì a parlare per ore, sfiorandole ogni tanto il volto con un dito.
Mangiucchiavano e bevevano birra scrutando la notte,
a volte stavano semplicemente abbracciati in un parcheggio pubblico aspettando il momento di salutarsi.
Non avevano aspettative,
quando tutto accadde fu del tutto naturale
ma allo stesso tempo sorprendente, eccitante,
come un bacio inatteso ma al contempo aspettato da molto.
Tutte le volte non avevano aspettative,
godevano dell’istante e degli attimi,
come fosse un regalo sotto l’albero a Natale.
Non avevano aspettative,
ma non aspettavano altro che il momento di vedersi e rivedersi arrivasse.

TITANIC di Alice Stregatta



Navigavo in acque calme su una nave da crociera, ero in prima classe. L'orchestra: un piacevole sottofondo ad una vita agiata, forse pigra, a tratti troppo. Piatta, con guizzi di allegria.
Una pacata serenità. I miei pensieri si inseguivano come i delfini che si rincorrevano all'orizzonte, giocosi. Una voglia latente di scappare da quella gabbia dorata strisciava come un geco alla ricerca di un raggio di sole... un'insoddisfazione di fondo che mi faceva sentire fuori posto in ogni luogo, con la voglia di altro, la voglia di altrove.
Fino al giorno, apparentemente come tutti gli altri, in cui la nave si scontrò contro il suo iceberg, collassando.
Si spezzò in due, spezzando anche me. Vita distrutta, sgomento, disperazione, senso di vuoto e solitudine esplosero in un silenzioso, assordante boato.
Colai a picco. Mi aggrappai ad una sbilenca scialuppa di salvataggio: fuscello, barchetta che imbarcava acqua ad ogni ondata calma. Gelida morsa d'acqua ghiacciata.
Bagnata fradicia, attorniata da squali, dibattuta tra la voglia di resistere e la tentazione di lasciarmi scivolare tra i flutti. Darmi in pasto alle belve, diventare cibo per pesci, dare un nobile scopo alla mia vita: finalmente, smettere di soffrire.
Un attimo di panico, un dolore feroce, un lago di sangue: un morso, un boccone.
E poi, la pace.

ONDATE ORGASMICHE di Alice Stregatta



Parlare con lui le piaceva, ma bastava una parola, un suo sguardo, il ghigno malizioso che immaginava gli si dipingesse sul volto per infiammarla di desiderio.
Si erano salutati da un po', lei aveva cercato di distrarsi, di dormire, di non pensare a lui... Ma al risveglio si ripresentò la stessa voglia che l'aveva accompagnata tra le braccia di Morfeo.
Si spogliò, si immerse ancora più a fondo sotto il piumone e immaginò le sue mani, la sua bocca... Il suo modo di farsi strada con la lingua, dalla bocca, al seno, all'ombelico... Giù fino alle cosce. Le avrebbe scostate con decisione per tuffarsi a leccarla, mordicchiandole il clitoride, con due dita a penetrarla...
Quando fosse stata al limite del godimento, si sarebbe ritratto e sarebbe risalito a baciarla... A lungo, per un tempo infinito.
Lei avrebbe inarcato il bacino in cerca di un contatto deciso e profondo col suo cazzo... Scopami...
Ti prego... Scopami...
Era come se stesse accadendo, era come averlo lì, mentre si accarezzava e ansimava godendo...
Diventò tutto buio, si abbandonò all'ondata che la travolse, mormorò il suo nome... Melodia di gemiti e consonanti... Continuò ad accarezzarsi dolcemente, cullata dal loro orgasmo, cercando di prolungare lo spasmo, trasformandolo in piccoli sussulti...
Sorrise, soddisfatta... Aveva voglia di dirglielo: ho goduto di te.
Annusò il proprio piacere, leccando e succhiandosi le dita...
Gustosa, solitaria lussuria...
Prese il telefono... E glielo scrisse.


HO VOGLIA DI TE di Alice Stregatta



Serata malinconica...
Ho voglia di silenzio. Ho voglia di coccole. Ho voglia di te.
Sedermi a cavalcioni, sfilarti l'iPad dalle mani, lasciarlo scivolare tra i cuscini del divano.
Guardarti... Seguire i contorni del tuo viso con le dita, quelli della bocca con la lingua.
Guardarti... Chinarmi a baciarti.
Un bacio dolce, lungo, un bacio infinito, un bacio da togliere il fiato.
Posare baci leggeri, sulla fronte, le palpebre, il naso, gli angoli delle labbra, il collo...
Continuare in lenta discesa... Petto, ventre, ombelico.
Ho voglia di sfilarti i jeans.
E continuare con i baci, e con la lingua, ad esplorarti.
Di attirarti a me.
Ho voglia di fare l'amore.
Ho voglia dell'unico silenzio che abbia un senso.
Un silenzio fatto di sospiri, gemiti e ansimi.
Un silenzio solo nostro.
Ho voglia di te.


COME IL BURRO di Alice Stregatta




Si sentiva come un panetto di burro. Morbido, lucente, invitante.
L'incarto d'alluminio scintillava, una metà perfettamente liscia, accartocciato nella parte aperta e richiusa.
Un panetto di burro è una delle tante cose che non reincarterai mai in maniera perfetta, un po' come quando apri l'imballo di un frullatore.
Non c'è neanche bisogno di tirarlo fuori: si espande al solo contatto con l'aria. Non riuscirai mai a richiuderlo come se fosse uscito dalla fabbrica, o dal negozio... Qualunque cosa tu faccia. Nemmeno se sei campione di Tetris. Mai.
I frullatori, i giochattoli e i panetti di burro.
Dicevo... Si sentiva come un panetto di burro. Le persone sollevavano l'alluminio, ne tagliavano un pezzetto e lo riaccartocciavano per poi rimetterla in frigo.
Ultimamente le sembrava di essere continuamente trafitta da coltelli dalle lame roventi. L'ultima ferita era ancora aperta, recentissima. E, per una volta, non c'entrava niente l'amore ma, come sempre, la fiducia concessa al prossimo.
Si era sentita in vendita. E non lo era.
Mai- mai stata- mai.

Poi... Poi c'era lui, lui che aveva deposto le armi come promesso, lui che non era un coltello, neanche uno di quelli con la lama arrotondata che le piaceva tanto -perché c'è modo e modo per prender qualcosa dagli altri- perchè tutto può diventare carezza... Lui era panna, ricca e corposa. Sostanza nutritiva, golosità e voglia. 
E aveva quel modo di fare che la faceva impazzire.
La scioglieva, la plasmava, si fondeva con lei. 
Burro e panna, sciolti in un abbraccio, fusi in un amplesso.
Burro e panna, che ogni volta che si avvicinavano, cambiavano composizione e sostanza. Che stavano pian piano prendendo una forma nuova, una dimensione diversa.
Stavano diventando un panetto di burro talmente gustoso e speciale, che tutti avrebbero voluto assaggiarne un po'.
Dovrebbero brevettarne la ricetta...

CASTELLO DI CRISTALLO di Alice Stregatta



Sono stanca, mi si chiudono gli occhi: ho sonno.
O forse, semplicemente, si sta esaurendo l'autonomia di te.
Ti aspetto, oh se ti aspetto... Continuamente ti aspetto e penso a te.
Sono giorni che non riesco a smettere di sorridere. Mi fa strano, tanto.
Sono giorni felici, da quando sei capitato nella mia vita, per caso o per disegno divino.
Non lo so, non m'importa.
Non conta. Conti solo tu.
Che, adesso, ci sei. Che sei arrivato per restare. Credo. Penso.
Ci credo. Lo voglio.
Io, che mi nascondo dietro battute taglienti, ho paura che tu ti accorga che non sono così speciale come sembro.
Che sono un'insicura rompiscatole.
Che ho tutti i difetti del mondo, più uno.
E tu, a quanto pare, solo tre...
A me, che non ti ho dato fiducia, ma ti ho solo concesso il beneficio del dubbio.
A me, che dopo ogni carezza, dopo ogni tenerezza, aspetto una pugnalata, un silenzio, un'assenza.
Che non arriva.
Arrivano solo parole dolci, lievi, tenere, profonde.
Da te, che sei caparbio.
Da te, che ci sei davvero e me lo dimostri ogni minuto.
A noi, che stiamo costruendo insieme un castello di cristallo.
Trasparente.
Che sembra fragile, ma non lo è.
A noi.
Da ieri, da prima, da sempre...
A poi.

CROLLO PSICOTICO DI Alice Stregatta



Era bastata una semplice frase per catapultarla indietro nel tempo, al pugno nello stomaco, alla fine delle illusioni, al giorno in cui tutto crollò.
Un castello di carte e bugie, non detti e omissioni.
Tradimento, umiliazione, sgomento, smarrimento.
Un giorno come tanti, il primo di molti. L'inizio della fine.
Parlava con lui ma si rivolgeva a sè stessa, all'uomo che l'aveva ferita a morte, uccisa. Assassinata. All'uomo in cui credeva.
Nelle mani del quale si era affidata: colui con il quale aveva costruito una famiglia. Il suo punto di riferimento e la sua ragione di vita.
L'uomo che avrebbe dovuto proteggerla, amarla e onorarla ogni giorno della sua vita.
Minchiate. Tutte minchiate.
Aveva ignorato e ingoiato milioni di bugie nel corso degli anni.
E, in quell'attimo, fu come (ri)trovarsi in punto di morte: quando in un minuto ti scorre davanti il film accellerato di tutta la vita.
Bugie. Non detti. Omissioni.
Triplo giro di frittata con avvitamento, che neanche Gordon Ramsey... Arrampicate sugli specchi in solitaria.
Aveva giurato a sè stessa di non accettare mai più la minima imprecisione, incongruenza, discrepanza... Mai più...
Si sentì assalire dal terrore, svuotata di ogni energia e forza di reagire. Ebbe solo voglia di scappare e respingerlo e richiudere quella porta che lui aveva scardinato senza fatica alcuna. Perchè lei lo stava aspettando da sempre.
Aspettava Lui, non uno come lui. Lui lui lui. E più sapeva di volerlo e amarlo, più lo spingeva fuori con una furia cieca, tra lacrime che scendevano copiose e singhiozzie urla silenziose, sfidandolo,
augurandosi, sperando, pregando che lui non se ne andasse.
NON-ANCHE-LUI.
Che non le lasciasse la mano che aveva promesso di tenerle stretta, le dita talmente intrecciate ad imbiancare le nocche, bloccare la circolazione, le dita cianotiche...
Supplicava ad ogni insulto: tienimi, ad ogni stilettata sarcastica: non andare, ad ogni vattene: resta. Ad ogni cattiveria: scuotimi.
Resta con me.
Resta con me...
Amami.
Amami, anche se sono un disastro.
Amami, anche se non abbiamo futuro.
Amami, anche se il per sempre non esiste.
Amami... Anche se sono un'insopportabile rompiballe col bisturi stretto in pugno. Vivisezionando emozioni e parole.
In fondo, quel bisturi era puntato più verso sè stessa che non contro di lui.
Autolesionismo sentimentale.
Autosabotamento.
Profezia autoavveratasi.
Chiedeva aiuto insultandolo.
Chissà se lui l'aveva capito.
Chissà se l'aveva capita.
Chissà...


OGGI di Alice Stregatta




Oggi ho sentito la tua voce, ho ascoltato le tue parole, la tua risata (felice, imbarazzata, limpida).
Oggi ho aggiunto un dettaglio al quadro che sto dipingendo di te... Sommandolo alle cose scritte, dette, sentite, provate per iscritto. Alla tua immagine.
Oggi ho desiderato incastrare quell'ultimo tassello: assaggiare la tua pelle, inebriarmi del tuo odore, lascarmi imprimere il tocco delle tue mani.
Guardarti negli occhi dopo un bacio, sprofondare nella tua anima durante l'amplesso, riemergere da un tuo abbraccio.
Perdermi per te, in te, con te.
Ritrovarmi.
Rinascere a nuova vita.
Alice 2.0.
Ci stai, a bighellonare con me nel mio giardino segreto, di cui solo tu possiedi le chiavi?

UN TATUAGGIO E' PER SEMPRE di Alice Stregatta



Il ronzìo della macchinetta e il sottile dolore dell'ago che penetrava nella carne la stavano cullando, portandola ad un livello di piacevole dormiveglia. Una specie di limbo che faceva vagare la sua mente... Bzzzz
Alternava la visualizzazione del tatuaggio a un milione di pensieri che cozzavano, si accavallavano, sparivano e tornavano ad affacciarsi nella frazione di un nanosecondo...
Bzzzz... Il respiro regolare, l'abbandono al piacevole dolore la distraevano dal suo stato di disperazione e le facevano desiderare sofferenze ben più concrete.
Desiderava stilettate profonde. Segni violacei. Striature e lividi.
Il sibilo della frusta, lo schiocco della cinghia, il fruscìo delle corde a segarle la pelle... Gemiti soffocati emessi attraverso la gag ball, la saliva a colarle dalla bocca semiaperta. Lo sguardo implorante, a pregarlo di smettere e di continuare... L'altalenante bisogno di piacere e dolore.
Pausa e ripresa.
Presa e ripresa. Goduta e usata.
"Ancora..." Gemette
"Manca ancora un'oretta", pronunciò una voce ovattata che si fece strada tra le sue fantasticherie e la catapultò nuovamente sul lettino nello studio del tatuatore, illuminato a giorno.
Gli sorrise di sottecchi, sorrise tra sè...
Ancora...
Ancora un'ora e finalmente avrebbe avuto il Suo nome tatuato nell'incavo dei reni.
"STRONZO", perché gli si addiceva.
Stronzo, perché se la loro storia fosse finita, poteva andar bene per chiunque...
Il Suo Stronzo.


SINDROME DI STOCCOLMA di Alice Stregatta




Prendi la mia mente in ostaggio, non renderla per nessun riscatto, seducila e seviziala. Plasmala a tuo piacimento. Penetrala e invadila. 
Una volta soggiogata, il mio corpo ubbidirà ai tuoi comandi.
Vibrerá al solo pensarti, si schiuderá al tocco delle tue mani.
Il mio cuore batterá, segregato, solo per te.
Vivró pendendo dalle tue labbra, mi nutrirò delle tue parole, mi disseterò con i tuoi baci.
Riposerò protetta dal tuo abbraccio.
Mi sentiró libera perché legata a te da un filo da pesca.
Invisibile, incorruttibile, indistruttibile,impossibile da spezzare.
Non si sfilaccia, se lo tiri ti penetra più a fondo nella carne, si aggroviglia alle viscere, non può essere rimosso se non tranciato di netto.
Io, tua prigioniera, tu, il mio splendido aguzzino.
Saremo un tutt'uno, indissolubilmente uniti dalla nostra passione.
Dall'amore.
Tua. Mio.

martedì 11 novembre 2014

RIMANI SOLO ALITO di Sereno Notturno




Non mi piace partire avvantaggiato. Nemmeno le spinte dall'esterno sono accettate dalla mia natura. Figuriamoci essere giudicato sulla base di preconcetti, o di un puro voler nuocere creato ad hoc. Così solo perchè si è deciso di remare contro.
Sono abbastanza sveglio, aspetterò al varco, ma non sulla sponda del fiume, li fa freddo. Attenderò in casa, sotto le coperte.
Sarà tutta un'altra sensazione

FILO SPINATO di Alice Stregatta




Piano piano, senza quasi accorgersene, si ricoprí di fittissimi aculei. In un primo momento si sentì protetta. Poi, aggiunse collane di filo spinato.
Non voleva far avvicinare nessuno, ma allo stesso tempo non desiderava che quello.
Qualcuno che si armasse di pazienza. Qualcuno che avesse tempo e voglia di spogliarla da tutte quelle paure e insicurezze. Che tramutasse la rabbia in sorrisi, che sciogliesse il dolore, che cancellasse il suo odio profondo, radicato.
Che si dedicasse a lei.
Che le sfilasse aculeo per aculeo, delicatamente, pur pungendosi, che continuasse ad esserci.
Che la scegliesse.
Invece.
Invece, alcuni le si erano avvicinati: incuriositi, intrigati, rapìti.
Ma senza tempo da perdere. Da impiegare. Da dedicare.
Un breve giro di ricognizione prima di abbandonare il campo: troppa fatica. Troppo impegno. Risultato incerto.
Ogni volta che permetteva a uno di loro di sbirciare attraverso la sua corazza, si sentiva sollevata e speranzosa, per poi crollare all'inesorabile defezione.
Ancora, e ancora, e ancora...
Si accorse ben presto che, purtroppo, gli aculei non erano solo rivolti verso l'esterno. Avevano due punte. Un'estremità le si conficcava nella carne e irradiava pungenti fitte di un dolore lancinante, che le si irradiava fino al cuore, al cervello, allo stomaco, dilaniandola.
Voleva solo smettere di sperare.
Voleva solo smettere di sognare.
Voleva solo smettere di soffrire.
Decise di chiudersi definitivamente al mondo.
Nessuno avrebbe potuto più ferirla.
Non parlò mai più con nessuno.
Morì sola.

lunedì 10 novembre 2014

L'APPARTENENZA PER ME di Indeeper Yoursoul



Come l'edera, unghie smaltate si spezzano contro un'anima di pietra.
Tu succhi umidità e ti nutri di resti che si decompongono in quella umidità fatta di sporche intenzioni e aride attenzioni, eppure il tempo ti rende più forte e tenace, non molli la presa, anzi, la rafforzi, tu, e ti rinforzi di questa unione, così scarna, assurda, eppure così voluta, ardita, coraggiosa.
La tua scelta mi onora e mi adorno di te, fiero di mostrarti e, prima ancora che di me, la tua essenza e la tua abnegata presenza parlerà di noi.

sabato 18 ottobre 2014

AMNESIA DI LUCE di Indeeper Yoursoul





E' all'oscuro di me stesso
che spesso nascondo quei pensieri
e poi non li ritrovo più.
Mi scivolano giù per le pieghe dell'anima
si celano tra gli strappi del cuore
e pesano, si, pesano.
E quando mi illudo di vivere
essi tornano su e mi trattengono giù,
zavorre mafiose, letali apnee dell'esistenza.
Provo sempre a scappare da questa prigione
cercando te come punto di riferimento
nel dedalo dei tunnel delle mie speranze.
Ma poi, mi siedo, penso
e un altro granello di buio profondo scivola giù
là dove la notte è per sempre e la paura fa tremare.
Prendimi per mano, tirami su
non lasciare che affoghi di niente
ti ricompenserò con un bacio
sarai la mia compagna per il tempo di un tramonto
prima che la linea fuggente del sole che ci abbandona
non ti faccia svanire come ombra nell'ombra
Ed è così che ogni notte rendo la mia parte oscura più scura
e mescolo me stesso nel brontolìo del buio che ci ricopre
e lascio, infine, che la notte si impossessi di me. 

sabato 11 ottobre 2014

**Attimi di intimità (nell'eterno andare)** di Asianne Merisi



Sai amarmi di amore impudico
so desiderarti di amor lussurioso
cercati nella mia pelle,sbrana il mio piacere, non potrai più fuggire.
Innamorati persi tra pareti di cobalto,
schiavi d'un'alchimia senza confini,
ti permetterò di entrare,senza peccato nell'intimità femminile,
della mia essenza e ti lascerò rubare il mio piacere.
Sempre tu,protagonista dei miei sensi e spettatore del mio orgasmo
Sempre tu ti impossessi del mio corpo,usami, straziami l'anima,
Il mio desiderio ti appartiene,la mia bocca si riempie di te e con ardore
la mia lingua di te si sazia.
Musica per i nostri corpi, è Il nostro ansimare
Teneri schiavi al cospetto di questo amore è noi di bocca vorace
ma che sa assaggiare lentamente ne prendiamo il gusto
ne prendiamo l'essenza ,
ne prendiamo le sembianze
..oltre.

**Desiderio soft** di Asianne Merisi


Le tue labbra sulle mie, il tuo odore su di me,
Quando il mio corpo si fonde con il tuo,
quando la tua voglia diventa la mia
Profonda, intima, forte, irrefrenabile.
E' lì, ti ritrovo in ogni mia emozione in ogni mio godimento
Respiro nel tuo respiro quello che non mi vuoi dire,
trovo le tue emozioni nel tuo piacere.
E' mute le parole si sciolgono tra i nostri corpi,immersi nel tuo calore.
Ti sento tra le dita,che scivolano in silenzio,è ti colgo nella mia pelle.
Perchè quello che non mi vuoi dire,lo respiro nel tuo respiro.
Le mie gambe a raccoglierti stretto come un lucchetto di carne
il mio viso a fotografarti come per rubare il tuo attimo.
La smania delirante emerge senza pudori, colmando l'anima priva di voci.
Non servono parole, sono assenti e totalmente inefficenti
Guardarti... sei estasiato
Guardami ... mi hai inebriato
Guardaci ... ci siamo Amati
..oltre.


Perez di Indeeper Yoursoul


riflessi
lampi di luce si espandono dal tuo corpo
il buio dei miei sensi si illumina
tutto diventa più accurato
ogni gesto, ogni parola, ogni sospiro,
credo di essere telepatico per come mi concentro sui tuoi pensieri
interpretando ogni tuo gesto che inevitabilmente si traduce in un invito alla mia mente
a te non servono parole, a parlare è il tuo modo di essere
sei tu
non serve altro
posso anche chiudere gli occhi ora
la tua luce è ormai dentro di me.

Noi o il sogno di Alice Stregatta

Le lenzuola umide e stropicciate, un letto di briciole sul quale rotolarsi dopo colazione. Qualche gatto infastidito che cambia stanza sbuffando. Le risate, le chiacchiere sommesse. Gli sguardi che fanno piombare un erotico silenzio.
Le carezze e i baci. I baci e le carezze.
L'attirarmi in un abbraccio, una tua mano intorno ai polsi. L'altra che scende a scostarmi le cosce. Il tuo respiro nell'orecchio. Un morso sul collo, a segnare la tua proprietà. Tatuaggio temporaneo e cangiante, per i mille colori che assumerà prima di sparire. Ad occhi chiusi, seguo il percorso della tua lingua. Una scia di saliva puntella di brividi la pelle fino al seno. Lecchi tutt'intorno al capezzolo-gemo- finalmente succhiandolo-ansimo-i denti affondano nella carne rosata-trattengo un urlo.
Affondi dentro di me, muovendoti lentamente. Guardami.
Sempre più veloce. Parlami. Ti fermi. Apostrofami. Riprendi. Insultami.
Godi. Baciami.
Mi liberi i polsi, ho bisogno di toccarti. Stringerti.
Abbracciami.
Restiamo qui per un tempo infinito, tu, ancora sopra, dentro, intorno.
Io, sotto.
Soggiogata, felice.
Innamorata.
Noi, insieme.

Libera schiava di Indeeper Yoursoul


..il suo era un vestito di catene. Fredde, le percorrevano il corpo coprendo il calore che emanava, quasi a creare una gabbia magnetica che non lasciava uscire nulla di lei se non il suo essere donna ad ogni costo, anche a costo di far entrare quelle catene dentro se stessa, come spina dorsale della sua libertà, conquistata facendole diventare proprie e non lasciando più che qualcuno gliele mettesse addosso!

Cagna di Alice Stregatta


Quella parola... Può farmi torcere le budella, il fiato corto. Languidamente sdilinquire.
Inconsapevolmente scostare le cosce.
Quella parola può farti strada dentro di me.