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martedì 29 ottobre 2013

MORFINA di Larissa Ragdoll




Morfina
il tempo, il tempo
lento scorre di notte
il dolore che sento
fa quasi compagnia
conto l'intervallo
fra una fitta e l'altra
fra una coltellata e l'altra.
Se chiudo gli occhi
i sogni della morfina
mille colori e mille suoni
che mi feriscono i sensi
suggeriti dai miei mostri,
quelli che stanno
dentro nascosti
e mi assalgono
mi tormentano.
Nessun rimpianto
nessuna speranza
mi risucchia un buco nero
é quasi l'alba
di un altro giorno
uguale a ieri.

domenica 27 ottobre 2013

NON SAI ESSERE di Sereno Notturno




Non puo' esistere
nè rimpianto
nè speranza
per chi ha deciso.
Di essere
parte
di un'altra
vita.

NUDA di Alice Stregatta




Nuda,davanti a te.
Mi spoglio del passato.
Un abito lercio,
squallido simulacro di sogni infranti.Rimpianti.
Nuda,davanti a te.
Senza trucco:
trucchi-inganni-maschere-ipocrite finzioni-menzogne.
Nuda,davanti a te.
L'anima è più esposta del corpo.
Distrutta,ferita.
Ho un pallido ricordo di me stessa.
Nuda. Nuda,davanti a te.
Proteggimi.
Rivestimi di speranza-sogni-nuove illusioni-certezze.
Regalami rimorsi e speranza.
Amami.

sabato 26 ottobre 2013

TERAPIA DI COPPIA di Giuseppe Balsamo




Anche quella sera lui le scivolò a fianco, allungando la mano verso l’abat-jour spegnendo la luce. Nemmeno un buona notte, nessuna parola. Dopo breve sentì il respiro pesante di colui che una volta era il suo amante, oltre che marito. Molte immagini gli si affollarono nel buio, sentiva nello stomaco una rabbia che cresceva fino a raggiungere gli occhi aperti nella notte. Lacrime calde sgorgarono sul suo viso, il pensiero di allungare una mano verso di lui affiorò veloce come un treno in corsa, ma come un convoglio ferroviario immediatamente svanì nel nulla; sarebbe solamente servito a guadagnarsi l’ennesimo rifiuto; ancora una volta si sarebbe sentita ripetere: “Non fai un cazzo tutto il giorno e la notte vuoi scopare?, io sono stanco ho lavorato cazzo!!”.
Lentamente il sonno arrivo, liberatorio, blando, in grado di tranquillizzarla per qualche ora, come bonaccia sul mare increspato.
Quel pensiero lo rimuginava ormai da qualche mese, era solo indecisa su come affrontare il discorso. L’avrebbe trattata sicuramente come una troia, come l’ultima delle puttane, ma forse era meglio quello dell’indifferenza che, ormai, li stava distruggendo. Prese la sua decisione, che accadesse quello che doveva accadere.
Quella sera dopo cena, aspettò che anche lui fosse seduto sul divano, completamente immerso in qualche insulso evento calcistico. Queste cazzo di partite ormai le facevano ogni sera; in mancanza della diretta c’era qualche imperdibile differita che lo attirava più di qualsiasi impresa erotica. Decise di provare, prese il suo I pad, scelse la home page dell’unico “Club Privè” presente in provincia, annunciò come sempre che andava a struccarsi e poi a letto, lasciando incurante lo strumento elettronico aperto sul divano , in bella mostra.

Anna si mise sotto le lenzuola, accese la luce immergendosi nel suo libro, aspettando che succedesse qualcosa, sperando che succedesse qualcosa.
Quando Andrea arrivò in camera da letto non aveva la faccia per niente allegra; lei lo conosceva, non era il tipo da tenersi le cose dentro, amava affrontare le situazioni senza rifletterci troppo su, anche sbagliando ma mai rinviando.
“Ti piacciono i posti da puttana?!”, era sulla porta della camera da letto, le aveva appena lanciato l’I Pad sul materasso col rischio di romperlo. Il viso imbronciato, gli occhi trapelavano un misto di cattiveria e forse eccitazione, o forse era lei che si illudeva di leggere questo nel suo sguardo.
Anna prese l’I Pad, limitandosi a poggiarlo sul comodino: “Me ne ha parlato un’amica ed ero incuriosita tutto qui, non è il caso di incazzarsi siamo grandi tutti e due no?!”.
Lui la guardava in silenzio, come se si aspettasse qualcosa, come se volesse pronunciare qualche parola, ma non ne avesse il coraggio.
“Andrea io ti amo, sei il mio uomo. Non ti tradirei mai, però non c’è nulla di male a fantasticare, provare esperienze nuove. Tra noi c’è qualcosa che non va più “.
L’uomo uscì dalla stanza, non rispose, si limitò a ripetere le solite noiose ed odiose azioni che lei doveva sorbirsi tutte le sante sere, si infilò nel letto, occupando la sua parte , addormentandosi senza dar più seguito alla discussione.
Passarono alcuni giorni, caratterizzati dal marcato mutismo di lui, dal quale non si smuoveva nemmeno al cospetto delle sue consolidate frecciatine; capaci di farlo incazzare in un nano secondo, incendiare come la capocchia di uno zolfanello. Niente, provava a provocarlo, stuzzicarlo, ma Andrea a mala pena le rispondeva.
Anna ormai era convinta di aver sbagliato, che forse lui non era l’uomo adatto per quelle cose. Gli si prospettava davanti l’ennesima cena in tedioso silenzio, col solo TG a far compagnia al rumore delle posate e dei piatti.
Il silenzio fu rotto dalla voce di lui: osservava interessato l’origano sulla mozzarella, come fossero i primi astronauti sbarcati sulla luna, quando cominciò inaspettatamente a parlare:”Il venerdì sera è aperto, anche il sabato, però ci sono solo puttane e coppie finte. Dicono che la serata migliore per provare è il martedì, neanche troppo tardi, aprono alle dieci”. Uccise gli astronauti col coltello, tagliando il pianeta lunare in due pezzi per mischiarlo con il pomodoro.

Anna restò per un attimo con la forchetta a mezz’aria, osservandolo, cercando di capire cosa stesse pensando, ma lui era impenetrabile. Impossibile comprendere se fosse stata una scelta dettata dal desiderio o dalla curiosità di provare, oppure dal volerla accontentare in quella scellerata impresa che, probabilmente, avrebbe distrutto del tutto il loro matrimonio.
Si alzò per cominciare a sparecchiare, di schiena e senza osservare la sua reazione, si risolse a rispondergli:”Va bene per martedì. Magari andiamo solo a curiosare. Può farci bene, lo capisci vero?”
Andrea sfilò una sigaretta dal pacchetto, dirigendosi verso il balcone, passò dietro di lei, per la prima volta, dopo chissà quante settimane, le sfiorò i capelli con due dita, come non faceva da tanto: “Speriamo Anna. Lo spero davvero”.

Martedì sera arrivò prestissimo, lei scelse un vestitino rosso, appena sopra il ginocchio e scollato dietro. Quello che lui preferiva. Andrea invece infilò i jeans sdruciti, una giacca nera ed una camicia bianca, il massimo della sua eleganza.
In auto si guardavano, come se entrambi stessero andando al primo appuntamento. Anna provò a dirgli che erano ancora in tempo ad andare a bere qualcosa che non era necessario, ma lui non volle ascoltare, dirigendosi verso il locale che avevano scelto, che lei aveva scelto.
L’ambiente non era male. Una discoteca come tante: le solite luci, il solito bancone del bar, la solita pista da ballo, i soliti divanetti. Non c’era tantissima gente; una ragazza che li accolse all’ingresso disse che tra un po’ sarebbe arrivata altra gente. Andrea andò al bar ed ordinò uno Scotch per sé ed un Daiquiri per sua moglie, entrambi ormai sapevano bene cosa volevano.
Imbarazzati sedevano vicini su quel divanetto, sorseggiando le bevande, guardandosi intorno, auto convincendosi tra loro che il posto era carino e che comunque ne era valsa la pena. Qualche coppia ballava al centro della pista, persone del tutto normali: nell’età, nell’abbigliamento, nei modi, niente di eccessivo al contrario di come ci si sarebbe potuti aspettare in un luogo del genere.
“Possiamo sederci? Sono Marco, lei è mia moglie Dana”. Andrea ed Anna si guardarono per un attimo negli occhi, facendo spazio ai nuovi arrivati, senza avere voglia né intenzione di dimostrarsi entusiasti, né di inventarsi qualche scusa improbabile.
Sia Marco che Dana sembravano giovani. Forse sui trent’anni, o poco più. Marco al contrario di Andrea era completamente privo di capelli, un bel ragazzo dalla testa rasata, con addosso un completo grigio scuro. Dana al contrario di Anna era bionda, aveva dei bei lineamenti ed indossava uno striminzito vestitino nero che le lasciava scoperte le cosce, non lasciando nulla all’immaginazione.
Per fortuna erano entrambi simpatici e molto allegri, così si trascinarono a vicenda in un giro dopo l’altro di bevande alcoliche che servì ad allentare la tensione.
Per fortuna, pensavano sia Anna che Andrea, senza sapere l’uno ciò che passava nella testa dell’altro, ma all’unisono allineandosi sulla stessa idea, non c’era nessun accenno al sesso o alla voglia di scambiarsi i rispettivi consorti.
All’improvviso però qualcosa cambiò. La mano di Dana si allungo verso la patta dei pantaloni di Andrea. La ragazza bionda si rivolse ad Anna alludendo alle dimensioni del sesso del marito. Andrea, vistosamente imbarazzato rivolse lo sguardo alla moglie, aspettandosi una reazione. Anna di rimando sorrise, replicando scherzosamente che non è che si ricordasse granchè bene l’ultima volta che l’aveva visto, posando un bacio sulle labbra del marito e provocando così una risata generale, mentre la mano di Dana non voleva saperne di staccarsi dal “pacco” di Andrea.
Era chiaro che la provocatrice del gruppo era la ragazza bionda: prese la mano di Anna e quasi a forza la spostò sull’inguine di Marco:”Se devo essere sincera anche io ho dei ricordi remoti, prova a raccontarmelo tu!”. Anche in questo caso tutti risero, mentre le due donne massaggiavano con noncuranza il membro di colui che non era suo marito.
Dopo le risate generali, accadde che tutti e quattro presero piena consapevolezza di ciò che stava avvenendo. Cadde il silenzio, si incrociarono gli sguardi al suono della musica. L’eccitazione crebbe ed Andrea assaggiò il collo di Dana, al cospetto di sua moglie e del marito di lei, chi fissava tutto ciò che avveniva, godendosi le carezze sempre più insistenti di Anna.
Fu Marco a proporre di visitare il locale, vincendo a malincuore le attenzioni della nuova amica.

Camminavano barcollanti, le due donne dietro, loro due davanti. Tutti e quattro complici di ciò che forse stava per avvenire.
I due uomini sentivano dietro di loro le due donne ridere allegramente, Andrea fece spallucce, accedendo ad una sala chiusa da una pesante tenda in velluto amaranto.
La musica all’interno era diversa e decisamente più soft, le luci erano soffuse ed essenze aromatiche si diffondevano nell’ambiente, al centro della stanza a pianta circolare c’era un grosso letto della stessa forma.
“Bello qui”, disse Anna, mentre si trovò avvolta dalle braccia di Marco che da dietro le posava le labbra sul collo, scuotendola in un brivido che non sentiva da molto.
Dana si stese sul letto, tirandosi su il vestitino a scoprire le minuscole mutandine in pizzo viola trasparenti. Anche Anna si stese sul morbido talamo immediatamente a destra; entrambe osservavano i due uomini e proprio Anna si fece sentire, provocandoli:”Ci starebbe bene uno spogliarello per ravvivare la serata” scoppiando a ridere.
I due maschi, non se lo fecero ripetere, cominciando a denudarsi, restando con indosso solo gli slip.
Le due donne applaudirono divertite, gli occhi puntati sui membri di ciascuno che spingevano sotto il tessuto delle mutande.
All’unisono si avvicinarono al letto, ognuno adocchiando la donna dell’altro. Marco si distese su Anna, aiutandola a disfarsi del vestitino rosso, Andrea fece altrettanto con Dana.
Non era il luogo né il contesto per lasciarsi andare a preliminari, su quel letto vi erano due donne appoggiate sulla schiena, nude degli abiti e di ogni inibizione, su di loro i due uomini le penetravano: ora lentamente ora con maggior veemenza.
Colpi su colpi, a tratti lo sguardo di Marco e di Andrea si incrociava, in un miscuglio di primitiva eccitazione e sfida. Non vi era più il piacere del corpo, dell’atto fisico, ma l’eccitazione degli sguardi, l’osservare ciascuno il volto della propria donna trasfigurato, mentre veniva montata da un altro.
Gli ansimi ed i gemiti riempivano la stanza, sul punto di avere l’orgasmo fu Marco a dare un colpetto sulla spalla di Andrea, richiamando la sua attenzione. Nell’apice del piacere ognuno di loro volle ritornare sulla propria femmina, si scambiarono di posto riversando così il proprio seme sul corpo bianco e sudato della propria donna.
Dopo furono quattro copri distesi sul letto tondo, ad osservare il vuoto, in un silenzio intramezzato da battute stupide, necessarie ad alleviare l’imbarazzo ancora presente.

Il viaggio verso casa fu veloce, in auto Andrea ed Anna si osservavano. Non c’era astio, solo quiete e complicità.
Entrati in casa l’uomo scaraventò la sua donna sul tavolo della cucina, sollevandole il vestitino e trovandola priva delle mutandine:”Sei una puttana!”. Era eccitato e cominciò a montarla con violenza. “Si, sono la tua puttana” la voce di Anna era calda, bassa, sensuale “Ora scopami come una puttana!”
L’orgasmo fu rumoroso, gli oggetti cadevano per terra. Avevano ritrovato qualcosa che era andato perso.
Le speranze di Anna non furono tradite, non andarono più in quel locale, non ebbero rimpianti per quello che accadde.
Mancava loro la complicità, il sentirsi ancora desiderati, le ritrovarono e fu la loro terapia di coppia.

RIMPIANTO E SPERANZA di Alice Stregatta




Bivacco impotente tra le macerie della mia vita,tutto è imploso.
Nulla sarà mai più come prima.E fa male.
Male perchè sto zitta,non urlo,piango sommessamente.
Ci son giorni in cui non mi alzerei dal letto,in cui m'impongo di farmi una doccia.
Altri in cui vorrei essere morta.
La speranza è l'ultima a morire.
Dopo di me,mi auguro.

mercoledì 23 ottobre 2013

ESTRANEI di Monica Finotello




Ricordo ancora nitidamente
Il tempo che fu;
quando ti conobbi.
Mi dicevi sempre,
che ti piaceva il mio sguardo.
Come parlavo con te
e com’ero.
Tu… mi hai colpito subito,
nonostante il tuo carattere
così chiuso.
I nostri anni di differenza erano tanti,
ma neppure così evidenti.
Non avevamo molte cose in comune,
e ora, rammentando,
mi colpirono le tue parole:
“innanzi tutto voglio la tua felicità”.
L’amore era sempre più profondo,
e giunse la nostra unione.
La nostra vita non era rose e fiori,
avevamo alti e bassi.
Con l’arrivo della nostra piccina,
speravo potesse cambiare tutto.
Ma la realtà è ben diversa.
Gelosie, allontanamenti e discussioni,
facevano da cornice
alla nostra apparente felicità.
Gli anni passavano
E di sbagli ne abbiamo fatti tanti,
e non solo tra di noi,
ma anche con colei che doveva essere
la nostra luce.
La nostra sola ragione di vita.
La nostra piccina.
Che ormai cresceva,
in tensioni e dolori.
Ora son passati diversi anni
E lei è ormai una donna,
si sta creando la sua vita
e cercando di realizzare
i suoi sogni e rimettersi in salute.
Noi invece siamo sempre più lontani,
preda di delusioni,
rabbia, e l’amore che un di,
anche se in apparenza ci legava,
ora non vige più.
Siamo solo due estranei.
Che tirano a campare,
pieni di acciacchi
e amarezze.
Due estranei ormai…
Incapaci di amare.
rimpianti?
tanti!
Speranze?
solo un po di felicità!

RACCONTARMI di Allie Walker




In ogni angolo,
che cerco di tenere nascosto,
ritrovo te.
Nei ricordi ti nascondo,
nei ricordi ti ritrovo,
nei ricordi vedo che mi vuoi,
nei ricordi io mi allontano.
Il mio collo è nudo,
freddo e liscio,
niente pelle e borchie al tatto,
un dono andato a nascondersi,
involontariamente.
C’è solo silenzio,
un bicchiere a metà,
libri e versi scritti.
Non ci sei tu.
Sei solo le storie che scrivo.
Non c’è realtà in questo.
E' unicamente quello che
la mia mente diabolica può evocare.
Per passare il giorno. Le ore.
Per riempire di parole una pagina bianca.
Il bianco per me non ha senso,
non amo il bianco.
Non sei niente più che una flebile luce,
la fiammella tremolante di una candela,
il ricordo bruciante sulla pelle,
la cera rappresa,
il morso della frusta.
Mi sei passato attraverso,
ma quella scintilla
che accendeva il mio sorriso,
ogni giorno e ogni notte,
ora è solo un ricordo.
Non ci sei.
Non ci siamo.
Nessun rimpianto per me.
E solo finzione adesso,
parole ispirate da un amore finito
e la speranza che il raccontarmi
scacci del tutto il demone della tristezza.

LA CERTEZZA di Sereno Notturno




A tutti i livelli della mente, esiste il rimpianto, andando a scuola ricordo di aver avuto il rimpianto di non essere andato a quella determinata gita programmata, sapendo, quindi consapevolmente ( da qui il rimpianto) che ci sarebbe stata quella determinata persona in corriera e nei desideri di un adolescente poter avere quelle intimità quasi nascoste da poter far sfociare.
Sicuramente erano rimpianti innocenti, ora che dire, l'unico rimpianto che travaglia la mente, sta negli approcci diversi che si potevano avere.
Ho capito tante cose, da qui l'estratto, che si deve liberare in ogni forma ogni emozione, che viviamo, inutile reciderla, per sperare poi ricresca, ogni volta la poti e non la usi a dovere.
Vivere, sentire e fare propri gli attimi, innaffiando l'emozione, coltivandola.
Per chi tenta di scrivere sembra sempre di dire gli stessi concetti, forse questo è vero. Ma sono le basi solide dei sentimenti, mostrarsi sempre per ciò che si è, mai usare falsità o ambiguità.
Il secondo concetto e quello della speranza, ma non ha senso ci sia, se dai tutto te stesso non puoi vivere di speranze, ma di certezze.