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mercoledì 23 ottobre 2013

LA MIA MUSA di Monica Finotello




Come ti dona la morte,
come ti sta bene addosso.
La carrozza del cuore
corre sulla strada della vita.
Ti osservo sdraiata, inerte
distesa sul ventre, di morte vestita
sei bella.
D'un tratto un balzo
una buca…
di cui si sa l'esistenza
ma non quando la si incontrerà.
Sulla tua schiena, fiorita di rose porpora,
appoggio le mani ed il petto.
C'è il rumore d'un sol battito
mentre penetro il tuo corpo.
Per un istante lo sbigottimento
lo strattonamento dei sensi
la paura di cadere nel vuoto
il colpo all'anima.
Non un gemito ti scuote, non un fiato
ed io, geloso del coltello che già ha avuto la sua parte,
affondo la mia carne nella tua.
Poi tutto torna come prima
La carrozza del cuore continua
il suo viaggio
per le strade della vita
Sei perfetta così, fredda, e pallida d'eternità
col mio operato ho invaso il tuo cadavere
e con un colpo di razionalità mi redimerò;
avendo così creato una vera opera d'arte.

lunedì 21 ottobre 2013

SUSSURRI DI TE di Allie Walker




E’ stato un capriccio, un piacevole passatempo, una sorpresa dopo la giornata vissuta tra alti e bassi. E’ apparsa all’improvviso, devo ancora capire da dove è venuta, ma era così palpabile che ho dovuto farlo ed è stato un piacevole “imprevisto”. Allora ho sostituito tutto il mio malessere e sono andata dritta per quella strada irresistibile, seguendo quel sussurro che si faceva sempre più insistente e indisciplinato. Ho preso un bel respiro, mi sono completamente rilassata e ho pensato a me, al mio corpo, alle sensazioni lussuriose che prendevano il sopravvento e diabolicamente colmavano la mia testa, prima di tutto il resto. Credo di aver dato il mio meglio già dalla prima volta… la seconda è stata paradisiaca. Ma tu lo sai, non sono una brava persona… non mi sono fermata. Ho aperto l’acqua della doccia e mi sono infilata sotto l’acqua bollente, continuando ad affondare le mani, scavando tra le labbra con un’urgenza che ha meravigliato anche me. E stavo così fottutamente bene, il piacere così grande, che quando avevo finito ero incerta sul continuare. Perchè non è mai abbastanza? Perché anche ansimate e gocciolante ho voluto continuare ancora? E’ una linea così sottile da oltrepassare, quando penso a te, in bilico tra l’incertezza e la voglia, che sorrido e l’impulso prende il sopravvento.

SCENA DI ( STRA ) ORDINARIO PIACERE di Allie Walker




Sarebbe stato facile descrivere il momento, le azioni, i movimenti delle mani sul corpo. Altrettanto facile dirti cosa ho usato e dove. Il difficile viene quando devo descrivere quella marea di sensazioni ed emozioni che si affacciano alla mente, quelle immagini che sono stagliate nella memoria e che difficilmente dimenticherò.
Ecco… quello che è passato per la mia testa, oggi pomeriggio, è stato come rivedere immagini impresse su una pellicola di un film muto. Scene a rallentatore, fotogrammi di istanti vissuti intensamente, spezzoni di attimi. Ho chiuso gli occhi, il mondo attorno a me è scomparso. E quando tutto è diventato silenzio, ho iniziato il mio “viaggio”. Ed ero solo io e la tua voce, io e le tue parole, io e il tuo sguardo. Ho navigato verso lidi conosciuti, nuotato nelle maree, sono arrivata fino a te e non importava quanto eri lontano. Eri così vicino da sentire il tuo odore, il tuo tocco e il tuo respiro, abbastanza vicino da sentirti dentro di me. Il desiderio si è diffuso, il respiro prima lento è divenuto tonico, vibrante. Brividi hanno percorso la pelle, gli aromi e i profumi affondati nei polmoni. Colma di lussuria, fili dolci di ambrosia hanno vagato liberi sulle cosce. Scosso il corpo in movimenti sinuosi in una danza di gitani desideri. Fluidi di piacere che ho lambito e raccolto, per portarli alle labbra e assaporare anche questo ultimo attimo prima di tornare a immergermi nell’ordinario scorrere del tempo.

TOUT SIMPLEMENT di Alice Stregatta




L'aveva scelta come Musa Ispiratrice in maniera avventata.
Si rese conto che,da quando la conosceva,non riusciva più a creare.
Lei era poesia.
Impossibile da trascrivere.
Abbandonò penna e calamaio e la amò.
Tout simplement.

MIA DOLCISSIMA MUSA di Monica Finotella




Ti regalai la vita
ti regalai alla vita
tu…… il più bel regalo che la vita
fece a me…
stretta dentro un girotondo,
io che avrei voluto
regalarti il mondo.
Sull'acqua di mare, i tuoi anni
sono come piume di gabbiano,
che riposano dolci, leggere
nel vento fresco che ti trascina.
Era il diciotto Maggio
la tua manina che
stringeva il mio dito.
una felicità immensa
da non sembrare vera
e lungo quella strada
hai cosparso il prato
di giorni come fiori,
tu che col pennello
di un arcobaleno
distribuisci colori.
Più bella di ieri, perché i fiori
di primavera sono sbocciati
prematuri, nel caldo gineceo
dei tuoi occhi.
Col tuo orgoglio,
che parli coi silenzi
come allora bimba
con tanti sogni.
Non c'è attesa,
dove l'augurio per la tua vita,
sia un sole che sempre
ti renda felice.
Un salto nel tempo
e ci ritroviamo già qua,
dall'alto dei tuoi ventidue anni.
Mi regalasti la vita,
stretta dentro un girotondo
ed io anche se a fatica,
ti regalo al mondo.
Mia dolcissima Musa.

SCRIGNO di Giuseppe Balsamo




Tangibile presenza, fai sorridere il cuore.
Tesoro nell’ assenza, vuoto e dolore.
Segreta per gli altri, dono prezioso.
Ti celo geloso, schiava e padrona.
Luna oscura, ombra del Sole.
Sei Musa, scrigno di Amore.

PROFUMO DI MOSTO di Francesca Delli Colli




Dolce musa,
ispiratrice
dello sbocciar dei miei sensi
e delle mie profonde pulsioni dolenti.
Odo le Vostre parole veleggiare nell`aree ,
sfiorami come dolci carezze
ed infondermi mielate e sensuali ebbrezze.
Il Vostro viso,
le Vostre mani,
i Vostri sospiri ,
ho impresso indelebilmente nella mia mente
nell`attesa di poter godere acerbamente
di qualche attimo di dolce oblio.
Son io,
che nell`attesa trepido
ed un caldo tremito
mi agguanta a tradimento.
Immagino servirmi di Voi,
affondando le labbra tremule
nella rosa di desiderio umida
e di ogni indugio fatuo
avida .
Intensamente la mia anima Vi annusa.
Soave essenza emanano le carni inermi,
nascoste tra le cosce timide e socchiuse,
come a sfoderar le armi
onde evitar arrese.
Sapore fugacemente carpito
Mentre quel fremito,
dolce invito,
Scuote le Vostre membra
arrossendo il volto verecondo,
una volta diafano ed infecondo.
Son persa nel ricordo dei turgidi pistilli,
precursore dello sbocciar dei vostri seni
gonfi e di brama pieni.
Eterea Musa ,
mi avete lasciata attonita e confusa,
del mio ardore prigioniera
e nel mio amore reclusa.

Per sempre Vostra…

SFACCIATAMENTE TROIA di Andrea Lagrein




Era un periodo in cui buttava tutto male. Di quelli in cui, ovunque ti volti, vedi solo merda, merda e ancora merda. Ai tempi non ne ero abituato. Oggi non vi faccio più nemmeno caso! E quella sera diluviava pure. Freddo, vento e un acquazzone di proporzioni bibliche. Mi trascinavo dal divano al letto, dal letto alla sedia, dalla sedia al cesso, fra una birra e una sigaretta.
Avevo appena divorziato. E la ferita era ancora lì, che sanguinava abbondantemente, fra scopate senza senso, rimorsi e dubbi di ogni genere. Avevo perso anche il lavoro. Mi toccava barcamenarmi da una precarietà all'altra, accettando qualsiasi cosa pur di non affondare. Eppure son laureato, mi ripetevo! Eppure non frega un cazzo a nessuno, mi ripetevano! Non che fossi propriamente ligio al dovere, devo ammetterlo. Ma la situazione era disperata.
Nella tasca del mio giaccone c'era poi quella lettera, quella di cui mancavo del coraggio per aprirla. Ma ne conoscevo benissimo il contenuto. Sfratto! Da tre mesi non pagavo l'affitto. Non si poteva pretendere gran che. Ognuno ha le proprie ragioni. E le loro erano decisamente più forti e sensate delle mie!
Fra due settimane me ne sarei dovuto andare. Ma non sapevo dove. La mia inedia certo non mi aiutava. Passare tutto il giorno a non fare un cazzo sul divano non era la soluzione. Eppure passavo tutto il giorno a non fare un cazzo sul divano!
Ma la cosa che più mi affliggeva era averla persa. Lei, la musa ispiratrice. Da che mi ricordi, addirittura fin da bambino, ho sempre scritto. E' una passione! Come il collezionismo, le auto, le scarpe, i Montecristo, la figa o il rum. Non ho mai pensato a farlo di mestiere, ma solo per diporto e piacere. Scrivere di professione è fatto serio, e che cazzo! Ma quando scrivo, entro in un universo tutto mio, dimenticando ogni cazzata, problema, affanno e dolore. Quando scrivo sono me stesso. Quando scrivo......guarisco!
Eppure, in quei giorni, pensieri e idee si accartocciavano su se stessi, in grovigli senza senso a cui non sapevo dare nome e cognome. Sì, insomma, ero letteralmente bloccato, con la voglia di, ma senza averne la capacità. Era frustrante. Ero frustrato. Si aggiunga tutto il resto et voilà, il quadro era perfetto!
Decisi di uscire. Stare in casa non avrebbe risolto i miei problemi. A pochi isolati c'era uno dei miei bar preferiti. Spacciatori, papponi, gangster da tragicommedia, nullafacenti, falliti di ogni genere e a volte anche qualche puttana. Ci si usmava e ci si riconosceva. Tutti figli della medesima madre. Tutti fratelli dello stesso bicchiere. Prosit!
Il calore e il tanfo di quei corpi alla deriva riscaldava quella fredda serata di tardo autunno. Ognuno perso nei propri problemi, si cercava qualche ora di sopravvivenza in quel locale sporco e maleodorante. Ma questa era la mia gente, questa era la mia realtà. E in fondo non avrei desiderato di essere in nessun altro posto.
Lei era seduta al banco di fianco a me. Sfacciatamente troia! Sguardo annoiato, trucco pesante, divisa d'ordinanza da marciapiede, occhi annacquati dai troppi bicchieri, profumo pungente da battona consumata. Cristo, non era nemmeno carina con quella sua aria da rottame di periferia!
“Stasera proprio non mi va di lavorare” bofonchiò più a se stessa che a qualcuno in particolare. Bevvi la mia rossa doppio malto e non le diedi corda. “Cosa fai nella vita?” mi domandò voltandosi a guardarmi. Continuai a fissare dritto davanti a me. “Niente!” sibilai in un sussurro. “Io sono un insegnante di scuole medie!” biascicò con voce impastata. A quel punto mi girai a osservarla. Questa proprio non me la sarei aspettata.
Rise sguaiatamente alla mia sorpresa. “Insegnante non di ruolo. Qualche mese qui, un paio di settimane là e uno stipendio con cui non ci pago nemmeno le bollette!”. Questa volta sorrise amaramente. “Tiro avanti grazie alle mie tette e al mio culo. Altrimenti sarei già morta di fame. Faccio la puttana, e le cose non vanno male. Sono una precaria!” disse buttando giù tutto d'un fiato l'ultimo sorso di gin.
“La precarietà come stile di vita!” sentenziai ironico. “In fondo, di sti tempi, è ormai quasi una moda!”. Diedi fondo alla mia birra. Lei mi posò la mano sul braccio. “Passiamo la notte insieme?”. Sbuffai. “Ti butta male, bimba! Non sono un buon cliente. Completamente al verde!” dissi allargando le mani in un gesto di rassegnazione.
Lei sorrise. “Ti ho già detto che non ho voglia di lavorare questa sera. Voglio solo essere una donna con un uomo. Tutto qui”. Desiderio di normalità. O forse fuga dalla normalità!
Era una serata fredda. Si preannunciava una notte gelida. Essere scaldato dal calore di un corpo umano non sarebbe stata una cattiva idea. Soppesai la sua proposta. Ma nemmeno più di tanto. “In questo caso, sarei ben felice di ospitarti nella mia sontuosa dimora” proposi senza grande convinzione. Lei rise. “Ne sarei tremendamente onorata, sir!”.
Così uscimmo dal locale e in breve entrammo in casa mia. Nemmeno il tempo di chiudere la porta che già la sua lingua guizzava nella mia bocca. Le nostre precarietà si fusero in un'esplosione di violenta passionalità. Come due animali rabbiosi iniziammo una lotta senza quartiere, spogliandoci a vicenda graffiando i nostri corpi. “Questa sera non voglio essere fottuta. Questa sera voglio essere io a fottere!” ansimò il suo grido di battaglia.
Ci buttammo sul letto in una scopata infuocata. Si avvinghiò al mio corpo in modo quasi disperato, come fosse l'ultima sua ancora di salvezza. Sprofondai nella sua fica con una veemenza inusitata, caldo rifugio per la mia disperazione. La sua abilità di mestierante da marciapiede lasciò il posto al desiderio di femmina solitaria in cerca di un calore a lungo dimenticato. Mi scopava con passione, foga e lussuria, nella vana illusione di cancellare le proprie giornate.
Affondavo le mani nei suoi seni pesanti, nelle sue cosce abusate, nei suoi fianchi cedevoli. Affondavo l'uccello nella sua vulva rifugio di molti, strumento contro la disperazione, antro a buon mercato. Affondavo in questa maestrina sfacciatamente troia, miseramente realista, dolcemente sognatrice. Affondavo in lei ma in lei, lentamente, mi sentivo rinascere.
Sfiniti dai nostri amplessi infuocati, rimanemmo stesi nel letto uno di fianco all'altra, silenziosi, pensierosi, fradici dei nostri umori e delle nostre voglie. Umidi dei nostri desideri di fuga.
“Posso rimanere a dormire?”. Più che una domanda era una preghiera. Questa era la mia gente e alla mia gente non avrei mai potuto dire di no. Si addormentò in breve tempo. Stanca reduce dal campo di battaglia della vita.
Mi alzai e mi feci una birra. L'occhio mi cadde distrattamente sul tavolo. Carta e penna erano lì. Un brivido mi corse per la schiena. Freddo? No! Era l'eccitazione di un'idea che finalmente appariva nitida. Era il fremito nel sentire nuovamente quell'ispirazione a lungo smarrita. Mi sedetti sulla sedia, presi in mano la penna e, fluide, le parole iniziarono a correre sotto di me.
Lei russava pesantemente. Mi voltai a guardarla in tutta la sua volgarità, in tutta la sua tenerezza. Lei era la mia gente, apparteneva al mio mondo. Lei era la mia musa ispiratrice.
Sfacciatamente troia!

L'INCAUTO SFIORARE di Sereno Notturno




Ho separato i discorsi
chiudendo gli occhi.
Mai separando la mente
dagli sguardi estasiati.
Chiudevo e pensavo
poi distrattamente toccavo.
Puro riflesso di piacere
massimo delirio del corpo.

MUSA SENZA NOME di Marianna Carlotta L. Pozzer




Chiamami puttana, spogliami bambola,
annientami Maryanna, argentami Carlotta,
accecami Lyuba.
Scopami come musa e leccami l'anima.
Siamo specchi che bruciano in un corpo senza nome.
In un fiato disarmonico tratteggiamo le cicatrici,
baciandoci l'imperfezione del battito!

OASI DEL RIFLESSO di Sereno Notturno




Sapeva ma soprattutto poteva.
Beffarda oasi di lussuriosa
schermitrice di sensazioni.
Alla ricerca di una fervida ispirazione
che non ancorasse i desideri in fondo all'anima.