giovedì 11 aprile 2013

PENSIERO UNICO di Larissa Ragdoll



Nella mente ho solo te,
inquilino dei miei pensieri,
destinatario d'amore e sogni
che guidi le miei paure e i desideri
mi fai vivere e morire insieme
ed io felice mi abbandono
fra le tue braccia.

SENSI di Michele Costantini




Risento ancora
I sibilanti canti della tua pelle
Gli schianti sul tuo corpo 
Che si segnava di me

Poi…la calma
La calma sui seni arrossati
Il tuo dolce mugolare
China sotto il mio volere
Le mani strette
Ad indicarmi la mia possessione

Risento ancora
I sibilanti canti della tua pelle

GIUSTIZIA E' FATTA di Giuseppe Balsamo


Dalle finestre entra una brezza che gli fa asciugare il sudore sulla pelle, la camicia bianca alla coreana è attaccata sul suo corpo, adora l’estate e gli odori che la notte riesce a trasportare.
E’ contento, si muove nel buio della casa, lei sta dormendo inconsapevole nel suo letto, così fa piano ad andare in bagno per svestirsi e buttarsi sotto la doccia.
Si guarda allo specchio, un sorriso malizioso viene riflesso, ha le occhiaie, è stanco ma felice, questo pensa passando la mano sulla barba incolta e pungente.
Sta per sfilarsi la camicia quando i suoi occhi si soffermano sul colletto:”cazzo..cazzo..meno male “ un sospiro di sollevo quando velocemente afferra il colletto guardandosi quella macchia rossa. Lei non porta quasi mai il rossetto, ma da qualche tempo volendo accondiscendere i suoi desideri ha sempre le labbra coperte da un sottile strato di trucco; in genere dura solo qualche istante, dopo qualche minuto glielo ha già consumato con le labbra.
“Merda”, finisce di sfilarsi la camicia, prende una spugnetta, la bagna e comincia a passarla sopra, invece di sparire la macchia si allarga, il colore diviene meno intenso, ma il risultato è disastroso. Non può far rumore con il rischio di svegliare sua moglie e far succedere un pasticcio. Si aggira così nelle stanze buie alla ricerca di qualche prodotto magico un detersivo, un diluente, un acido, qualsiasi cosa in grado di risolvere il problema.
Arriva alla camera di suo figlio, dorme beato, l’occhi gli cade su un pennarello rosso privo di tappo e tutto diventa più chiaro. Sorridente lo afferra con la mano, si dirige verso la lavatrice: “fatto”. Ora tra la biancheria bianca, in quel buco nero, giace la sua camicia, ben nascosta in fondo ed il pennarello rosso.
Non pensandoci più , inconsapevole ed ignaro, affronta così la sua giornata di lavoro come tante altre, il solito squillo di telefono nella pausa pranzo da parte della consorte, una routine consolidata da anni, lo riporta alla realtà.
“Tuo figlio mi ha combinato un disastro..c’è tutta biancheria bianca che è diventata rosa, compresa la tua camicia nuova!!...ha infilato nella lavatrice un pennarello rosso….ma come gli è saltato in mente…ed è anche bugiardo..nega di averlo fatto…ma stavolta non la passa liscia…in punizione per tutto il week end”.
I sensi di colpa ed i rimorsi cominciano a farsi strada nella sua testa, tutto ciò merita giustizia!
Passa parte delle sue ultime due ore di lavoro a pensare il da farsi, sale in moto e va all’appuntamento con lei, oggi ha pensato bene di mettere una maglietta, mentre lei indossa un abitino scuro che le lascia le cosce ed una spalla scoperta. Si vedono come il solito davanti l’ingresso del loro albergo, cioè non è che sia di loro proprietà, ma è lì che ormai si incontrano per consuetudine, nota immediatamente le sue labbra rosse e carnose, per la prima volta le osserva prima del suo sguardo che sempre lo invoglia a prenderla senza dare spazio alle parole.
E’ sull’ascensore che li conduce alla stanza che medita la vendetta, che il senso di giustizia si fa strada. Un sorriso malizioso e veloce come il guizzo di un pesce nel fiume, scorre veloce sul suo viso, scompare non appena la porta della camera si chiude alle loro spalle. Lei fa per abbracciarlo e baciarlo come al solito, cingendogli il corpo sotto il giubbotto di pelle, questa volta l’uomo si comporta diversamente: si divincola e con una mano si sbottona i jeans, tirando fuori il membro eretto e pulsante.
Le afferra entrambe le mani, mente i loro sguardi si incrociano lascivi, quello di lui colorato di crudeltà. Induce una mano di lei a stringergli il cazzo e la guida in movimenti lenti e languidi, con l’altra la invita ad inginocchiarsi. La donna lo fa sempre guardando dapprima il suo sesso, poi i suoi occhi, trovandosi ormai con la cappella pulsante davanti al viso, non può far altro che prenderla fra le labbra.
I movimenti si fanno lenti , la donna prova gusto ad ingurgitare il sesso gonfio di lui. Lo gusta, lo bagna con la lingua, lo stringe fra le labbra. Movimenti lunghi finchè l’uomo non inarca la schiena, spingendolo dentro ed afferrandoli i capelli, guidandola verso il suo piacere.
La sente massaggiargli i testicoli mentre il suo cazzo le scompare fra le labbra, quasi a soffocarla. Un ultima occhiata, gli sguardi si incrociano ed il piacere lo assale, una scossa elettrica lo pervade mentre schizzi di sperma le invadono la bocca. Prosegue con la mano, saziandosi del suo seme che le cola fra le labbra.
Nessuna traccia di rossetto, ha avuto la sua vendetta.
Le due ore che seguono sono fatte di amplessi, confessioni, racconti e le loro risate che riempiono, la stanza; come sempre si concludono con un bacio clandestino lontano da occhi indiscreti.
E’tardi deve fare in fretta, deve comprare un bel gioco al suo cucciolo.
E’ questione di Giustizia.

Seme di Insolito Scrittore

Nelle tue labbra il mio sapore
nei tuoi pensieri l'eccitazione ancora viva
rapita da quel pulsare invadente e cremoso
che ti ha schiaffeggiata

Le tue dita scorrono su di me
si deliziano impregnandosi del mio seme
ancora, insaziabile, mi avvolgi
nella tua calda brama di avermi

Guadagni centimetri
inforni nelle fauci
quel serpente tentatore
fino i gola.

Pausa, respiri
ti muovi su di me, ancora veloce
accompagno i tuoi movimenti
sfiorando il capo con delicate carezze

Sei in me, sono in te
spingo mentre vizio la tua bocca
di nuovi flutti
che scivolano come lava dentro te

Non-Maestro di Ali Spezzate


Mi confidò che sperava ricevere lezioni di vita.

Ma io non sono un "maestro di vita". 
Non ho nulla da insegnare. 
Non ne ho interesse, nè voglia. 
Devo solo essere me stesso, nonostante.
Mettimi un sasso in mano e aiutami a scagliarlo contro ogni ragione. 
Poi un altro ed un altro ancora, finchè cadranno tutte. 
E cadrà il cielo e prenderà fuoco la luna.

Schiavo d'amore di Charmel Roses



Era puerile il suo imbarazzo, il modo in cui attendeva e seguiva i miei movimenti. Mi faceva tenerezza e mi eccitava sentirlo così, inerme e in balia del mio volere.
Sapevo ciò che voleva, solitamente non assecondavo mai i desideri degli uomini, non tolleravo la loro mancanza di rispetto, la loro pretesa di possedermi.
Era alto il prezzo che dovevano pagare per sperare che io li compiacessi, troppo alto perché potessero ottenere da me un cedimento. Chi mi aveva conosciuto lo sapeva bene, prima di tutto venivano i miei desideri.
Ma lui era dolce, un cucciolo innocente da accarezzare. Era raro un uomo così e decisi di premiarlo.
Lo feci inginocchiare e i suoi occhi brillarono, era estasiato e riconoscente per quell'ordine. Malgrado la sua inesperienza, non osò avvicinarsi, attese col capo chino, che fossi Io a dirgli quel che doveva fare.
Intinsi la punta del piede nel miele e gliela porsi. Lui sembrava incredulo, fremeva ed esitava, quel dono dovette sembrargli un piacere troppo grande per lui e dubitava di esserne degno.
Intanto il miele colava, lentamente, dalle mie dita. Lui leccò quelle gocce che erano cadute dal pavimento ed Io lo incitai, con dolcezza, finché non sentii la sua lingua morbida scorrere lungo il mio piede e tra le dita.
Lasciai che si nutrisse, che la sua brama montasse. Mi leccava i piedi e intanto, in silenzio, mi invocava, mi implorava, si sottometteva, offrendosi a me, incondizionatamente.
Calzai il suo volto, “comodo”, pensai, sorridendo per quell’immagine buffa e al tempo stesso tenera. Mi piaceva il modo in cui si piegava, abbandonandosi ai capricci del mio piede che lo accarezzava. Il tepore del suo respiro soffiava come brezza tra le mie dita, un vento tiepido e leggero che cullava le mie voglie e le assecondava. Allora le allargavo e il tocco umido della sua lingua tornava a bagnarle e succhiarle, scorreva tra le mie dita in maniera quasi oscena. Era avido, insaziabile, il suo volto era rosso per l'eccitazione, la sua bocca si allargava e implorava di poter accogliere il mio piede, di averlo tutto, pur sapendo di non poterlo contenere. In quelle carezze percepivo la sua brama di possedermi. Sì, in fondo era come tutti gli altri, voleva avermi. Ma non poteva, non più di quanto io gli avrei permesso. Mi apparteneva, era totalmente soggiogato e asservito, ma nella sua sottomissione vibrava un prepotente desiderio di possesso che lasciavo inappagato, facendolo crescere, fino a renderlo folle d’amore, di un amore devoto, senza confini.
Giurava di voler essere mio, di desiderare solo di potermi servire e adorare, assecondando il mio volere, forse lo credeva, ma era come ogni altro uomo, voleva solo imporre il proprio desiderio. Iio però sapevo, conoscevo ogni corda del suo animo e sapevo come farla vibrare intonando solo le melodie che potevano deliziare le mie orecchie.
"Basta così" gli intimai e vidi i suoi occhi languidi brillare.
Chinò il capo e rimase prostrato, annientato dall'attesa e dal mio prolungato silenzio.
Dovevo metterlo alla prova, spingerlo ad accettare fino in fondo il mio volere, solo così sarebbe stato degno di appartenermi.
Lo volevo, volevo la sua mente, tutta. Ma era un uomo e sarei dovuta passare attraverso il suo corpo per raggiungere la sua anima.

Via Crucis di Francesca Delli Colli



Cammino lungo la tua vita
mentre vedo tracciare la mia via
passo dopo passo.
Ti seguo restando nel mio silenzio
fino a che non inizio a sentirti urlare dentro
e la mia insicurezza si scioglie tra le tue mani.
Sei un istante da vivere dove riesco a respirarmi,
io un eterno morire senza te.
Guardami negli occhi
E scova quell’anima che appartiene,
imprevedibile e fragile.
Combatto perche’ credo,
Ma ho bisogno di essere raccolta da terra
e legata alla mia croce.