martedì 21 gennaio 2014

TU SEI PIACERE LIQUIDO di Alice Stregatta




Sentirti sussurrare oscenità al mio orecchio, gustarmi le tue perversioni,
Immobilizzata alla parete, mentre frughi in me.
Dita che spingono, piacere che cola a bagnarmi le cosce.
Mani decise a stringermi il seno, capezzolo turgido, desiderio di sentirti dentro.
Aprimi, fatti strada in me...
Tira, stringi, spingi. Lega. Frusta. Possiedi. Possiedimi.
Il mio corpo non aspetta altro che questo. La mia pelle ha bisogno della tua. Cuoio, corde.
Cos'altro? Morsi e morsetti.
In tua balìa.
A tua disposizione.
La mia anima vuole rapire la tua per portarla all'Inferno.
Paradiso dei sensi.
E il Limbo dell'attesa.

L'AMORE AI TEMPI DI WHATSAPP di Alice Stregatta




Giro e rigiro il telefono in mano.
Apro e chiudo applicazioni per distrarmi, distogliere il pensiero da te.
Il polpastrello a sfiorare lo schermo... Carezze che ti farei.
Riguardo le foto. Eccoti.
Bello... Toh, l'unica in cui sorridi.
Sorrido. Ti mando un bacio.
Son tutte lì, tra le 7000 della galleria immagini. Ma spiccano solo loro, al minimo scorrimento. Le tue. Tu.
Clicco, zoommo, ammiro... Sospiro.
Rubrica... Chiama...
No, non posso.
Io... Io sono confinata su whatsapp!

RICOMINCIARE di Petite Noir




Lentamente inizierai a capire che dovrai lasciarlo andar via...
lo farai non perchè sei pronta o perchè sei guarita,
lo lascerai pur sapendo che ragionando non supererai il dolore,
quello non lo si supera,
ma sai in cuor tuo che devi allentare la stretta,
sai che solo il ricordo dei momenti passati,
belli e brutti, tristi e allegri, è gia troppo...
la mente non sopporta piu di tanto...
a volte la si costringe a essere imperfetta,
con tanti buchi come un merletto,
ci sarà più spazio che materia...
poi il merletto si inzuppa di rimorsi e resta intriso
per assenza di circolazione del sangue...
questo è il risultato del cuore spezzato,
e ti inventi milioni di cose nel vano tentativo
di dare un senso a tutto quel vuoto,
ma poi passa...
inizierai a riempire le fessure con la fantasia
e la rabbia, quella infantile e cieca,
che sentivi contro una realtà per te ingiusta...
man mano ti lascerà
e prenderà forma in te qualcosa di più solido,
più veritiero, e ricomincerai a sentire
il cuore battere a ritmi regolari...

SILENZIAMORE di Alice Stregatta




Era un giorno nero, in un periodo buio.
Lui era sempre stato di poche parole, anzi, a dirla tutta: taciturno.
Non si sa se con lei o con tutti, se per lo sterile mezzo di comunicazione che usavano, o altro. Mai l'aveva capito e mai l'avrebbe fatto, temo.
Anche perchè, per lei, era così naturale esprimersi per iscritto: trasferiva immagini, sensazioni ed emozioni in parole... Fiumi di, a dirla tutta.
Seccante, per un uomo tanto impegnato e allergico al "virtuale".
Tantè, lei amava raccontarglisi. Sperava sempre in uno scambio, ma era un lungo monolgo intervallato da brevissimi attimi di intimità emotiva reciproca.
Come quel giorno.
Lui era... Triste? Disperato? Smarrito? Chissà.
Mai come in quel momento avrebbe voluto sollevare la cornetta, saltare sul primo aereo, essere, stare, rimanere: CON LUI.
Poi, decise di rispettare il suo momento di dolore.
E lo fece nell'unico modo che lui avrebbe apprezzato. L'unico modo che non le si addiceva per niente.
Con il silenzio.
Un silenzio così carico d'Amore che lui non poteva non percepirlo, nonostante i chilometri.
Quel giorno, lo amò silenziosamente.

venerdì 17 gennaio 2014

DEDICATA di Francesca Delli Colli




Lenisco il dolore delle ferite
Col sangue del cuore,
Ogni volta che a Te mi inginocchio
Piena di orgoglio ed impietoso onore.
Lasci un'impronta forgiata nell'anima,
passaggio immortale di un'amore imperfetto,
un segno vitale,
profondo e diretto ,
nel mio amore servile
e febbrile
che a te indiscusso riserbo.
La Tua essenza soggioga il mio essere,
Mandando in tempesta
La mente,
Lasciando delirante il ventre.
Raccogli dal niente
quest’anima inquieta
Ridotta a brandelli, vuota ed irrequieta.
Ho bisogno di pace,
di un porto sicuro,
affido Te, Signore,
il mio animo impuro.

AVIDITA' di Sereno Notturno




Sicuramente pensieri indecenti, quelli che gli si propinavano allo scorrere del tempo, li riconosceva dal lento fluire di frasi, situazioni e libertà d'essere, eppure questo piaceva, sapeva di riuscire ad esprimersi nel perfetto dialetto di un'azione.
Movenze, parvenze, rapidi sussulti, rimanevano preda di sottili gemiti d'orgasmo che sfioravano dita umide di desiderio.
Poteva pensare a quante volte il peso del ricordo s'intersecava con la propria anima, nonostante ciò si poneva sempre di fronte alla rapida ed irta eccitazione, che lo faceva stringere in pugno quel desiderio muovendolo accanitamente all'indirizzo del suo sguardo.
Lei ad occhi aperti e bocca spalancata si offriva a quel tenero e dolce supplizio dal nome intenso di fellatio.

SANA TRASGRESSIONE di Sereno Notturno




Volendo pensare sino in fondo alla realtà, l'uomo capì ben presto che aveva sete di pura novità, non quella di tutti i giorni che si fa largo tra le stesse ore, con gli stessi minuti, ma novità dell'esistenza, pura voglia di cambiamento.
Questa è la vera ragione, pensava lui, che spinge le persone a voler evitare una vita di noia; le solite cose non erano per lui, le cose semplici nemmeno. Adorava gli intrighi dell'anima, quelli che mettono alla prova la mente e poi il corpo, adorava la mente e ancor di più chi riusciva a dialogare con il suo pensiero.
Venerava far entrare nella parte attiva la persona, perché si immedesimasse in lui, nei movimenti cauti ma insaziabili, voleva trasferire le proprie emozioni, così come le sentiva lui, questa era la ragione per cui ogni minimo pensiero doveva rimanere una testimonianza del trascorso.
La stazione dei treni, l'aveva vista sin da piccolo; con quella andava tutti i giorni a scuola. Addirittura quand'era molto piccolo lo portavano a vedere i treni, suo zio era un amante delle locomotive ed aveva un libretto pieno di vagoni e motrici dei più svariati modelli del tempo, con tanto di colori originali e marchi delle ferrovie; in un angolo della casa di campagna aveva addirittura i modellini verosimili in scala, non quelli di oggi, dove ogni giorno c'è una collezione nuova, ma l'originale ed unico esemplare, da mostrare a chiunque piacesse il genere.
Fantasticava ad occhi aperti, ma i binari hanno sempre fatto parte della sua vita di ignaro spettatore, anche ora che diventato grande, li vedeva in altro modo.
Lui ricordava che all'età del militare, una ragazza che abitava nella capitale dove lui era per prestare servizio lo invitò a trascorrere quello che allora si chiamava un quarantotto, che significava un sabato e domenica di permesso, nel paesino d'origine vicino a Pescara; lui ci sarebbe andato con lei in treno e avrebbe dormito in un alberghetto li vicino, talmente euforico, che nemmeno pensava a nulla se non a passare il suo tempo con lei, in quel posto di mare.
Allora voleva dire tanto andare fuori dagli schemi della caserma e trasgredire con una ragazza nella più sana libertà, l'unico problema era che il nominativo lo dava solo lui nell'albergo e sicuramente il cupo personaggio che era nella piccola hall non poteva gradire intrusi, nemmeno per le scappatelle.
Cosa significava non perdersi d'animo, girando per il piano terra dell'alberghetto notò che c'era una porta secondaria e trovò subito la soluzione: chiese una chiave al portiere perché la sera voleva tornare tardi, così ne entrò in possesso, uscì e una volta fuori spiegò a lei come fare la notte, poi andarono in giro per negozi.
Passarono il pomeriggio di svago tra un gelato e un negozio a comprare qualcosa per lei, poi il saluto e l'appuntamento per quel dato orario, smaniosi di aversi e presi dalla pura trasgressione dell'azione pensata.
Puntualmente calò la sera e il silenzio era sovrano; quello era il momento e lui si fece trovare sulle scale in mutande e maglietta, tanta era la voglia di sentire la pelle fresca di lei. Tranquilla Patrizia salì le scale e arrivata all'ultimo gradino trovò lui che, visto l'abbigliamento, non lasciava dubbi ad una sicura eccitazione, che lei notò. Tanto era presa che istintivamente allungò la mano per rendersi conto di quale realmente fosse l'entità di quell'emozione, abbassò gli slip e dal penultimo gradino lei si sedette per essere più comoda e per avere una visione spudorata di quell'essenza. Affondò le mani e la bocca quasi a divorare, mentre lui si appoggiava al muro come in totale assenza di parole, ma pieno di insaziabile trasgressione che lo divorava; continuarono ancora un attimo mentre la carne spariva e riappariva dalla bocca, poi decisero di entrare nella loro alcova.
La lenta e pura insaziabile idea del pensiero di entrambi vibrava nella loro pelle. Si odorarono e si cercarono per tutta la notte, spargendo quell'odore di sesso tipico di chi non lascia sfuggire nulla al piacere; lei carne stupenda e soda con il pube ancora fresco e giovanile, ma il desiderio adulto, seni che incastonavano capezzoli inturgiditi dal piacere e culo sodo per i morsi del desiderio... Si cercarono tutta notte in quell'orgasmo profondo e nell'altrettanta stanchezza che si addormentarono ignari dell'orario.
Il mattino seguente suonò il telefono in camera, era il portinaio che, sebbene desse l'idea del burbero, con voce lieve disse :
“Penso sia ora che la ragazza esca dall'albergo, prima che la veda qualcuno”
l'uomo disse di si, buttò giù la cornetta e fece vestire lei. La sera prima aveva pagato il conto, quindi arrivato nell'ingresso salutò il portiere, che con voce imperturbabile, chiese all'uomo:
“ Vi dovete amare molto, voi due”
Lui annuì con la testa, mentre dava uno sguardo a lei che l'aspettava.