sabato 7 giugno 2014

CARO TU... di Alice Stregatta




Visto che il lutto si addice (solo) ad Elettra, ho aperto le selezioni per dismettere la vedovanza.
Naturalmente il candidato ideale deve possedere dei requisiti precisi.
Giovane bello intelligente perspicace divertente spontaneo ironico autoironico empatico onesto ma, soprattutto, sincero.
Ultimamente ho imparato che le due cose non vanno obbligatoriamente a braccetto.
Il requisito fondamentale, come tu m'insegni, è naturalmente l'ubicazione geografica!
Verranno suddivisi in fasce chilometriche da 0 a 30.
Perchè l'attrazione, si sa, non è questione di chimica, ma di geografia.
E l'amore è così limitato da non riuscire a superare distanze non percorribili in bicicletta.
Dimenticavo... Dev'essere single e dichiararsi tale.
Sapevi che ci sono uomini sposati che si dichiarano single e uomini liberi che usano fantomatiche fidanzate per tenere a distanza le eventuali "prede"?
No ma, ti rendi conto?
Meno male che tu, invece...
Alice
P.S: se mai volessi proporti nonostante non sia il candidato ideale, sappi che saresti in cima alla lista. (Che non c'è.)

giovedì 5 giugno 2014

IL FASCINO DELL'UNIFORME di Fabio Morici




Erano già 4 mesi che si trovava a Roma , "Come passa il tempo" , pensò.
Si era dovuto trasferire da Treviso , dove prestava servizio presso il Comando Forze operative di Proiezione , e più precisamente negli untimi 3 anni aveva comandato un battaglione carri della Brigata Corazzata Ariete , si , perché lui , Francesco Maria Del Pozzo , era Tenente Colonello (e sperava di diventare al più presto Colonello ) in SPE dell' Esercito Italiano.
Un sospiro gli sfuggì , mentre melanconicamente ricordava quei bei tempi , quando partecipava alle esercitazioni con i Leopard , gli piaceva sparare cannonate vere , e poi i lanci con il paracadute , che anche la Brigata Folgore faceva parte del Comando , ogni tanto prendere il volo in elicottero , anche di quello era veramente fiero , del suo amato brevetto di pilota di elicotteri militari.
"Ed ora invece" pensò tristemente "che faccio ? Niente ,preparo piani , faccio giochi di guerra , qui allo Stato Maggiore" non che si lamentasse, dopotutto era una grande opportunità di carriera e 
l'aveva colta al volo ! Solamente che era solo !
All' inizio ne era quasi contento , che le cose con sua moglie erano un paio di anni che volgevano al freddo ; motivi ? Neanche lui lo sapeva bene , un calo del desiderio , forse era normale , la donna che si trasforma in mamma-chioccia ? Può darsi....
Insomma , il fatto fù , che quando giunse l' ordine di trasferirsi a Roma , dopo un primo impaccio iniziale , tutti , a cominciare dai figli, orami grandi e che non volevano lasciare gli amici e la scuola , passando per sua moglie , e naturalmente anche lui , furono d' accordo che si trasferisse solo lui , tanto più che sembrava che l' incarico potesse durare solo un anno od al massimo due.
Ecco , anche quella mattina , non sapendo che altro fare , gira e rigira nel wweb , era finito in un sito di incontri per adulti .
Guarda questo , guarda quello , ad un certo punto cliccò su Trav-Trans , per vedere che dicevano , una curiosità che gli era venuta ultimamente , vedendoli spesso , alla sera nelle vie della capitale.
Lesse svariati annunci , che non destarono in lui alcun interesse , poi, ad un certo punto , invece si fermò e prestò più attenzione .
L' annuncio diceva : giovane trav , non ancora trentenne , solo passiva , molto femminile , non mercenaria ecc... cerca uomini maturi , precedenza assoluta a membri (veri e verificabili) delle forze armate o di polizia.
E qui , pensò . non son forse io un uomo in divisa ? Anzi , di più , sono un Ufficiale superiore ! E forse anche gentiluomo , come nel famoso film , pensò sorridendo fra se e se .
Rilesse meglio più volte l' annuncio , riguardò meglio le foto che lo correlavano e sentiva addosso una voglia irrefrenabile di rispondere.
Lottò con se stesso per un paio di ore , poi poco prima di andare a pranzo alla mensa Ufficiali , si decise "Ma si ! Adesso gli scrivo un messaggio , tanto molto probabilmente neanche mi risponde , e poi se non lo faccio qui e ora , quando lo faccio ? E poi non debbo aver paura ! E' una sfida con Me stesso , lo faccio e basta !"
Dopopranzo se la prese con comodo, parlò con i colleghi Ufficiali, perse del tempo a corteggiare le poche donne Ufficiali presenti che, detto per inciso, dato che erano sempre al centro dell' attenzione , erano divenute delle stronze terribili. Ma tantè , era quasi obbligatorio , e non riaccese il computer.
Il giorno dopo , avrebbe voluto perseverare , ma giunto quasi all' ora del rancio , si fa per dire , gli venne una botta tale di curiosità che non riuscì più a frenarsi e corse a visualizzare la sua e-mail .
Sorpresa ! Vi era un messaggio , apertolo con trepidazione , era proprio di Samantha , così , in arte si faceva chiamare lei .
Diceva che era contenta del suo interessamento , ma che voleva le prove che fosse un vero Ufficiale , e non uno dei soliti millantatori.
Questo è giusto le rispose lui , e le inviò tre sue foto in divisa , ma con il volto oscurato , per cominciare , è meglio essere prudenti , pensò.
Lei gradì questo primo approccio , anche se era ancora diffidente e titubante , scambiarono qualche altra battuta , anche lei mandò tre foto e rimasero d' accordo di risentirsi nei giorni futuri.
Così accadde, piano piano , il muro che li separava si stava sgretolando , infine si scambiarono delle foto normali e si diedero un appuntamento per un incontro conoscitivo e senza impegno, il problema era dove , dopo varie ipotesi concordarono di trovarsi al bar-caffetteria-ristorante di un noto centro commerciale a Roma est, per il sabato mattina prossimo venturo alle ore 11.
Con animo incerto e trepidante Francesco Maria si volse quella mattina a raggiungere il luogo dell' appuntamento. Molte volte , in cuor suo , aveva meditato di rinunciare , di inventarsi una scusa, di darsi malato , ma poi , il suo amor proprio aveva avuto il sopravvento , "In fondo si tratta solo di un caffè " si disse e ridisse , "e comunque in divisa non ci vado di sicuro !"
Arrivato al bar con qualche minuto di anticipo , pensando fra di se, "Se non mi piace scappo subito" rimase seminascosto dietro uno spigolo , quando la vide arrivare.
Subito la riconobbe , "Ma è bellissima!" pensò , e si fece avanti.
Si sedettero ad un tavolo un poco appartato e dopo le presentazioni di rito , ordinarono due prosecchi , meglio un aperitivo , data l' ora .
Successe così , senza volerlo , nel porgerle le noccioline , sfiorò la mano di lei , vi fu come una scintilla , sentì una scossa che dalla mano si propagava per il braccio e quindi per l' intero corpo , e capì che gli "faceva sangue" !
Dopo un quarto d' ora circa che parlavano si ricordò di una cosa importante , e tirò fuori il suo tesserino di Ufficiale e le fece vedere molte foto che erano in memoria nel suo cellulare , fù la mossa giusta , lei ne rimase estasiata e conquistata .
L' aperitivo procedeva da un pezzo , ma nessuno dei due sembrava aver fretta di andarsene e così lui ebbe il coraggio di chiederle se desiderava pranzare insieme già che erano lì e lei acconsentì molto volentieri.
Si erano fatte oramai le 3 del pomeriggio, ed entrambi avevano degli impegni già presi in precedenza , e controvoglia si avviarono verso l' uscita del ristorante.
Dopo aver pagato il conto , lui la prese per una mano , come fosse la cosa più naturale del mondo e le chiese : "Quando ci rivediamo ?"
Lui doveva partire alle 19.00 per Treviso , con un aereo militare , come faceva sempre , due settimane no ed una si , sarebbe rientrato il mercoledì mattino successivo, fissarono perciò il loro nuovo incontro per il mercoledì sera .
"Ti vengo a prendere presto , con la mia auto, lasciami il tuo indirizzo , poi andiamo a cena" aveva già in mente il posto , un ristorantino di pesce nella pineta adiacente il litorale di Fregene , vi era stato il mese prima con alcuni camerati , anche stranieri , e gli era piaciuto , d' altronde , molti altri posti non conosceva , e poi gli era sembrato un locale molto discreto .
Giunse alfine questo mercoledì , si era preparato bene , con bagno turco e massaggio tonificante , indossò la sua uniforme migliore , con tutti i nastrini d' ordinanza , le doppie ali di paracadutista e pilota, queste in metallo , il cappello rigido , si guardò infine allo specchio, si , si piacque proprio !
Arrivò al luogo dell' appuntamento e parcheggiò , ma non fù una lunga attesa , dopo pochi minuti lei comparve. Era bellissima , con dei sandali alla schiava dal tacco molto alto , un bellissimo vestito con spacco laterale che lasciava intravvedere le gambe perfettamente depilate , il trucco era perfetto e non pesante , il seno , una quarta abbondante , prorompeva in avanti , lo sapeva benissimo che erano protesi di silicone , ma come la prima volta , sentì un desiderio irrefrenabile di toccarle , palparle , baciarle.
Le indicò l' auto : "E' questa la tua macchina ?" chiese lei , "Si" rispose Francesco Maria ," ti piace ?" "Molto!" disse lei sorridendo e mostrando la sua dentatura perfetta .
"Mi son tolto un piccolo sfizio , dato che la mia auto è rimasta a Treviso , ora che il maggiore dei miei figli ha preso la patente da poco , mi son comperato questa Mazda MX5 rossa , è un 2000 cc a benzina , ma , chiaramente ho fatto montare l' impianto a gpl, ha qualche anno , però è stato un vero affare, i km erano pochi ed era tenuta molto bene ."
Scapottarono e partirono nel dolce pomeriggio di fine giugno , con i capelli al vento ed il sole ancora ben alto nel cielo .
Arrivarono al ristorante , cenarono ed intanto iniziarono le schermaglie amorose , quella sera non si trattennero molto a parlare , che la voglia traspariva forte dai loro corpi.
"Dove andiamo ?" domandò lui , "non sono affatto pratico di questi luoghi ."
"Lascia guidare me" rispose lei e porse la mano aperta per farsi consegnare le chiavi dell' auto. Presale , si mise alla guida decisa , si vedeva che conosceva la pineta , infatti nel giro di pochi minuti arrivarono in un luogo assolutamente deserto , parcheggiò , poi spense le luci ed il motore .
Restarono al buio , solo la luna apportava un debole riflesso di luce che filtrava dagli alberi oscuri , intorno regnava il silenzio , rotto solo dal frinire dei grilli.
Lui si avvicinò e le voltò il viso verso di lui , quindi appoggiò le sue labbra alle sue e la baciò con grande intensità e voluttà .
Le lingue frementi si cercavano , si trovavano , si lasciavano , in un turbinio di piacere , intanto lei , con abili mosse gli slacciava la cintura dei pantaloni.
Lui la agevolò per quanto poteva , e con una mano abbassò i boxer liberando il suo membro durissimo , lei lo prese in mano e dolcemente lo scappellò , avendo cura che le lunghe unghie smaltate di rosso non lo ferissero in alcun modo.
Era lei che conduceva il gioco , per cui ad un certo punto staccò la sua bocca da quella di lui , lo guardò dolcemente e poi si chinò .
Lo prese in bocca , prima il glande setoso , già umido di umori troppo a lungo repressi, poi un altro pezzo di quel delizioso tronchetto della felicità , mentre con l' altra mano , da sotto , gli stringeva dolcemente i testicoli , nel tentativo di ritardare il più possibile l' eruzione , che si delineava già prossima .
Anche lui sentiva che il suo piacere stava per esplodere.
"NO !" Si disse , "è troppo presto" e si staccò con fatica dalla bocca di lei , era bellissimo , non sapeva se era lui che la scopava in bocca oppure era lei che lo scopava con le sue labbra.
Scese dall' auto con i pantaloni penzoloni , se li sfilò del tutto e li gettò sul sedile , poi si tolse la giacca e la distese sul cofano del motore.
"Vieni Samantha , vieni" la chiamò " che ora ti do il Tabacco del Moro !"
Lei velocemente accorse e si mise alla pecorina , pronta a ricevere la sua spada d' amore , ma lui le disse : "No, distenditi sul cofano con la schiena , voglio fare l' amore con te come si fa con un donna!"
Prontamente acconsentì , si tolse il minuscolo tanga e si offerse a lui ,mentre con una mano copriva il sesso eccitato , ma lui la prevenne .
Sono io il pilota , lascia la cloche a me , ed impugnò il suo cazzo ed iniziò a segarla , intanto avvicinò la cappella al di lei fiorellino , e spinse !
Entrò senza troppe difficoltà ; un pezzetto alla volta e lo spinse tutto dentro, quindi iniziò a pomparla , dapprima piano , poi sempre più velocemente , infine forsennatamente .
Raggiunse l' acme del piacere e sborrò come una fontana dentro di lei , intanto che si baciavano o per meglio dire , forse si mordevano e continuava a segarla , con l' altra mano le stringeva i turgidi seni , così duri che era un piacere impugnarli ,non ci volle ancora molto ed anche lei eiaculò abbondantemente , venendo sulla sua mano , intanto che piantava i rossi suoi artigli nelle scapole , lasciandogli segni vistosi su tutta la schiena !
Allora lui raccolse alla meglio il seme di lei con la mano già impiastricciata e poi la portò alla bocca di Samantha , lei voluttuosamente la aperse ed iniziò a leccare le sue dita , poi si chinò per baciarla ancora, a lungo , cosicché si scambiarono gli umori reciproci .
Si distaccarono alfine e lui le disse , "Non sei donna ,è vero , ma sappi che non ho mai fatto l' Amore con una FEMMINA come Te !"

L'ALVEARE di andrea Lagrein




Lì, dove il naviglio pavese supera la tangenziale uscendo dalla città, mentre scivola placido fra campi e paesi verso sud est, s'innalza l'alveare, carico di infinite storie e orrori inenarrabili. Afa e zanzare nelle torride estati. Nebbia e umidità nei freddi inverni. Smog autostradale ogni santo giorno.
Le chiamano le vie dei fiori. Via del biancospino, via dei glicini, via dei garofani, via delle begonie. Ma non vi si trovano profumi e bellezza. No, questo è il regno dell'alveare, case popolari, edilizia convenzionata. Puzza e miseria, mischiati a fatica e criminalità. Noi ragazzi che non eravamo del posto ce la facevamo sotto dalla paura nel solo sentirlo nominare. Quando qualcuno ci diceva che veniva da lì, lo si guardava con un misto di terrore e rispetto, stando comunque ben attenti a come gli si parlava.
Leggende metropolitane, ma non proprio. Chi viveva nell'alveare conosceva fin troppo bene l'asprezza del vivere quotidiano. Pochi soldi da lavori onesti, tanta disoccupazione e misere storie familiari, di quelle che raramente ce se ne occupa, a meno che non ci scappi il morto, e alle volte nemmeno in quelle occasioni.
Frequentavo quei luoghi a vent'anni. Ci viveva Elena, una compagna dell'università, baci infuocati e pompini da favola. La voglia della sua fica era più forte della paura dell'alveare. A tarda sera però, quando uscivo da casa sua, quasi correvo per raggiungere l'auto parcheggiata, guardingo e furtivo con il cuore in gola. Con indosso ancora l'odore dei suoi umori, mi precipitavo verso l'ingresso della tangenziale, cercando di fuggire il più velocemente possibile da quell'inferno che regolarmente richiedeva le sue vittime.
A nessuno infondo frega granché di quel posto. Ce se ne ricorda solo in campagna elettorale, quando qualcuno vuol giocare a fare il duro per strappare qualche voto in più. Ma poi, di Rozzano, rimane traccia solo su qualche articolo di cronaca nera, per lo più locale. Che i ghetti, si sa, è bene tenerli nascosti! Solo qualche prete con le palle ci mette quotidianamente faccia e impegno, loro sì portandosi addosso quella croce in cui tanto credono. Sono eroi silenziosi che non diventeranno mai santi, ma che nel loro piccolo fan grandi miracoli.
Ora, che di anni ne ho quarantuno e venti ne son passati da quelle intrepide scopate, mi ritrovo nuovamente a camminare fra queste vie. Cristo santo! Nulla, ma proprio nulla è cambiato. Gli anziani dalle facce rugose osservano una vita ormai sfuggita, stanchi e sconfitti seduti fuori dai bar. I ragazzini corrono sui loro scooter sfrecciando chissà dove, persi fra lotte di bande rivali. Gli adulti si trascinano senza meta, occhi vuoti curvi sotto incombenze e preoccupazioni. Tutto come vent'anni fa. Anche afa e zanzare!
Accarezzo lentamente una panchina in pietra levigata. Le scritte non lasciano dubbi sulle abilità orali di Marika o sulla fica sempre disponibile di Vanessa. Alfonso addirittura ha lasciato il suo numero di telefono accanto al numero dei centimetri della sua virilità. Spacconerie di chi difficilmente avrà un futuro! Perché difficilmente da qui ne usciranno. Il marchio e la puzza che si portano addosso li seguiranno sempre e ovunque. Ma forse la colpa è loro?
E nel frattempo non riesce a uscirmi dalla testa quella canzone. No guns allowed, di Snoop Lion. Le pistole non sono permesse. Non dovrebbero essere permesse. Eppure qui, nelle vie dei fiori, a un incrocio, c'è un vaso di fiori freschi. Marta aveva solo quattordici anni e tutta la vita davanti. Invece si è trovata nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato, con gli amici sbagliati. Non siamo a Hunts Point o Mott Haven giù nel Bronx, eppure anche qui le pistole cantano i loro requiem.
Marta aveva quattordici anni e alle nove di sera stava passeggiando con gli amici fra le vie dell'alveare. Forse avrebbe preso un gelato. Forse avrebbe fumato una sigaretta di nascosto dai genitori. Forse sarebbe andata a fare un giro in motorino. Forse!
Ma poi ci fu quel regolamento di conti fra bande rivali. Uno sgarbo, un qualcosa che non andava fatto, una questione di onore. E un proiettile prese la direzione sbagliata. Anche questo succede qui nell'alveare. Una piccola storia senza senso, che non vale nemmeno la pena riportarla sui quotidiani nazionali. Una piccola storia di vita ordinaria, di follia collettiva, accettata e ben presto messa a tacere.
No guns allowed! Eppure Marta è morta, a quattordici anni, quando aveva ancora tutta la vita davanti a se. Forse sarebbe diventata una puttana. Forse sarebbe morta fra qualche anno strafatta di crack. O forse sarebbe diventata una parrucchiera. O una buona madre di famiglia. O forse si sarebbe laureata. Nessuno lo saprà mai. No guns allowed!
Giunge il tramonto qui nell'alveare. Io sono ancora fra queste strade, in piedi, silenzioso, pensieroso. Le paure di vent'anni fa sono ormai sbiaditi ricordi. Come le case che mi circondano, anch'io mi sento un relitto fallito. Nessuno si avvicinerebbe per derubarmi. Si vede lontano un miglio che non ne varrebbe la pena. La gente mi passa accanto senza nemmeno far caso a me. Gli stessi occhi vuoti, sempre curvi sotto incombenze e preoccupazioni. Come vent'anni fa. E come vent'anni fa, ci sono ancora vasi di fiori freschi all'angolo di una via, monito di un requiem mai terminato.
Afa e zanzare. Nulla è cambiato. No guns allowed!

SCOMPIGLIO di Sereno Notturno




Si cerca sempre per una crescita, ciò che non si ha, ignorando quello che abbiamo, facendo il dovuto confronto è praticamente impossibile ignorare ciò che abbiamo, per andare a cercare qualcosa da potersene poi pentire d'aver avuto e non averlo capito.
Pensiero corretto che fila liscio agli intenditori.

lunedì 2 giugno 2014

ILLUSIONI di Fiona Miller




I desideri arrivano inattesi, e spesso sono fiori recisi ancor prima di poter sbocciare, ancor prima di farci sentire il loro profumo o farci intendere il colore. Spesso nascono da sensazioni impercettibili. Spesso non hanno fondamenta sicure su cui poggiare. E forse quell’instabilità iniziale ce li fa amare maggiormente...

THE LICKING di Sereno Notturno




Per anni sin da adolescente e forse anche qualche anno prima, lo scenario erotico e la fonte di paura per gli uomini è stato l'attributo maschile, sembra sia troppo scontato dire che a lunghezza equivale prestazione e da li, paure su paure, perchè non avevi un punto di confronto, se non le leggende metropolitane di personaggi famosi all'opera.
Poi certi scenari cambiano e capisci che di gran lunga, quella che più ferisce o addolcisce è la lingua.
Ho visto coppie distruggersi a suon di lingua, ognuno volendo parlare a voce pù alta dell'altro, con la conclusione di un interminabile batti becco, che portava alla rottura.
Che dire delle amicizie rovinate per colpa di una lingua lunga anziché mitigare gli animi ne fomentava i dissidi. Quante volte lo scenario dei primi pruriti era decisamente di fronte ad una coetanea che ne mimava i movimenti sessuali, lei aveva di gran lunga ragione, perché lei solo lei è la fonte di inesauribile piacere.
Lei era chiaramente in imbarazzo quando spogliatasi entrando nella stanza, lasciando cadere i vestiti sul suo percorso, rimaneva vestita del suo solo completo intimo chiaro, contorno ideale per la sua pelle abbronzata, sapeva dal canto suo la carica erotica che ne scaturiva, aveva però desiderio che qualcuno la incendiasse, così ad occhi chiusi si sdraio sul letto quasi paurosa, ma intimamente protetta dal cotone di pizzo.
Rabbrividisce quando sente le mani di lui che le salgono le cosce aderendo perfettamente alla sua calda pelle tirata e giovane, sente quei polpastrelli che ne delineano l'inguine, toccando quei punti accennatamente ruvidi prima dell'ingresso alle sue labbra; la sentinella del sesso intenta a fare la guardia sulla somma vetta da dove partono gli orgasmi, quell accenno di organo sessuale che si gonfia quasi a sembrare attributo maschile, li è il punto nevralgico dei pensieri, delle fantasie, la fonte da qui sgorga il delicato piacere quello il punto da qui partire per mordere un'eccitazione e lei lo sa, per questo timidamente dischiude le gambe, mentre lui di fronte ne guarda il mutamento.
Prendendo quasi possesso di quei centimetri di carne rovista sulla somma vetta e ne picchietta duramente i fremiti convulsi, per poi sadicamente scendere nel contorno di quelle desiderose febbricitanti labbra, il varco è visibilmente aperto spadroneggia nel piacere rendendo liquido il contatto, quello è il sano momento di muovere delicatamente quel muscolo di carne morbida ma irrorata e resa turgida dai nervi la lingua, lei sa questo e tiene ferma la tua testa quasi a decidere dove andare, lei si contrae sempre più alza le ginocchia quasi in segno di resa, ma non molla, sa che quello è l'inizio di quel che si chiama approccio, quello che verrà dopo sarà solo il contorno di quel sano godimento, che ti rimane sulla lingua, quell'orgasmo cercato, che inebria le narici e lascia l'odore del sesso perdersi sul tuo volto.
Continua a cercare quel contatto perché nulla sia finito, deve sparire ogni minima goccia di piacere non sentito, per lasciare poi il posto a quello che per alcune è il degno finale, che per tante invece non sarebbe tale se non ci fosse stata la lingua.
Ogni Donna può trarre la sua conclusione se in questo momento riesce a distogliere il pensiero da ciò che rimane uno splendido desiderio.

I SEGNI CHE VORREI ... di Alice Stregatta




La stanza era buia. Dalla benda filtrava solo una luce tremula... Una candela?
Rabbrividì di piacere aspettando la prima goccia a disegnarla, pioggia battente...
Sentiva il Suo respiro, calmo e rassicurante, avvicinarsi lentamente.
La stava osservando, nuda, legata al tavolino basso da corde che le stringevano polsi e caviglie... Lo immaginò, sorridente del Suo dominio su di lei.
Si sentì bella. Bella per lui, che possedeva ogni suo pensiero, ogni respiro, ogni battito di ciglia e di cuore.
Quel cuore che le pulsava forte, rimbombandole in gola, nelle tempie.
In attesa... Una lunga, lunghissima attesa.
Godeva nel farla aspettare... Quel giorno, aveva deciso diversamente... Poggiò la candela tra le scapole.
"Non muoverti."
Sentì la prima, bruciante cinghiata, un colpo secco. Trasalì.
Amava l'inatteso...
La colpì fino ad arrossarle la pelle, bianchissima... Striature rosse, bordi rialzati... Le sarebbero rimaste a lungo, passando da tutti i colori dell'arcobaleno. Il dolore era sempre più intenso, più piacevole, più eccitante... La candela si rovesciò, inondandola di liquido bollente. La fiamma la bruciò appena, prima di spegnersi soffocata dalla cera liquida. Rossa.
"Volevi i miei segni, eccoteli, Mia cagna", le disse seguendone i contorni sulle cosce, sul culo, sulla schiena.
"Grazie, mio Padrone."
La carezzò dolcemente, frugò tra le sue cosce, bagnate di lui, lubrificandole il culo con i suoi umori, e finalmente fu in lei.
Aggiungendo dolore a dolore, piacere a piacere, Dio quanto le faceva male, Dio quanto godeva ad ogni sua spinta. Ad ogni colpo, urlava...
"Toccati. Mentre ti fotto da dietro. Fammi vedere quanto sei troia."
Non si trattenne. Venne, molto prima di lui.
Lui si chinò... "Questo ti costerà altre dieci frustate, cagna. E non sarò tenero."
Il suo orgasmo la inondò. Di sperma e soddisfazione.
Amava essere la sua cagna disubbidiente.
Amava Lui.