venerdì 25 gennaio 2013

Incontro al buio di Francesca delli Colli



Ti vedo apparire dalla porta, la tua ombra è in controluce.
Gia' mi palpita il cuore, sapendo o meglio non sapendo cosa mi riserveranno quei momenti infiniti.
Il profumo che indossi ti precede provocandomi una fitta al ventre.
Gli odori sono il biglietto da visita di ognuno di noi e io sono molto sensibile alle loro fragranze che tendono spesso ad eccitarmi ancor prima di ogni altra cosa. 
I passi felpati mi rimbombano dentro lo stomaco, attorcigliato chissa' in quale posizione. 
Ebbene si anche lui ha un cervello e pensa..e sente...e si adegua...
Non sapevo se saresti venuto, non mi hai dato nessuna sicurezza, ma sapevo che lo avresti fatto, ed io sono li, gia' sciolta in me stessa che ti aspetto, mi sento peggio di una ragazzina al primo appuntamento.
Non conosco bene il tuo sguardo, ma so cosa mi potrebbe provocare.
Ho le gambe nervose che insieme a quel brivido che mi fa sussultare il ventre ed incordare i muscoli i della schiena mi rendono tesa.
Mi tiro giu' la gonna istericamente, tentando di coprire invano le tue richieste mentre il tuo volto si fa largo nel chiarore flebile della stanza e lo sguardo si posa sul gancio della calza che fa capolino dal bordo.
Non contento del mio imbarazzo, lo sento scivolare dal pube al seno e viceversa, senza passare mai sul mio volto, fino a fermarsi solo su quel gancio.
Mi mordo le labbra in un sorriso nervoso appena accennato. Non hai idea come mi sento, mi hai spogliata solo con quello sguardo e nn so cosa prendere per coprirmi...la mano annaspa sul letto aggrovigliando il lenzuolo.
Nessuna parola, il silenzio parla da solo e solo il fruscio nostri respiri da’ il ritmo alle nostre sensazioni.
Smetto di respirare quando le tue mani si appoggiano sulle mie cosce, solo un grosso e profondo sospiro che cerca di bloccare quel fluido malefico che si allarga a macchia d'olio sui miei slip dandoti la conferma di quanto possa essere eccitata.
Abbassi il viso, il tuo fiato sulla mia pelle scivola senza che io possa intuire la meta, mi stai annusando, non conosci il mio odore ma so che lo troveresti tra mille.
Un solo un lungo ed estenuante soffio caldo mi accarezza fino all'inguine.
E' una sensazione che ti ci perdi nel sentir respirare sul tuo sesso....
Non so che darei per farti stare tra le mie cosce in eterno, in ginocchio davanti a me, quasi in preghiera difronte a quell'altare sacrificale che ti sto offrendo, mi piace quella posizione, per tanti motivi che scoprirai...
Sorrido intrigata mentre la tua lingua che gira intorno al bordo della calza,
umida e calda,
vogliosa e accondiscendente, maledettamente invitante.
Lotto contro il desiderio di lasciarmi andare,
Saresti tentato ad andare piu' su e io te lo permetterei.
Allargo le gambe.
Le richiudo lasciando la tua testa intrappolata, ora conosci il mio odore.
Il nostro, un gioco infinito che ci estenua fino a portarci a diventare due animali famelici...
Ma so che a te piace l'attesa,
quindi..
chiudo le gambe
e tiro giu' la gonna.

F.D.C.

Onda anomala di Sharon Lake


Ancora non ero sicura di quanto avessi capito, forse sì, ma importava? In sostanza era solo un sospingere, attirare e rilasciare quel filo sottile che ci univa. Del resto era un nodo ad ogni ritorno. Ho sempre pensato che fosse un filo di seta, ma forse il materiale era altro. 
Quel giorno il suo ultimo sms era chiaro: “raggiungimi, pochi abiti addosso, scegli tu se coprirti anche di sola carta di riso” rimasi un momento vuota nei pensieri sul contenuto del testo, sgranai gli occhi. Forse immaginava anche la mia reazione. Non risposi.
Ci pensai, così mi venne di riporre quello che avevo preso dall’armadio d’istinto. Che cretina, non era quello che volevo? Mi aveva preso alla lettera, perché sino ad allora mi prendeva in modi diversi. Ogni volta che mi incrociava, mi sfiorava, mi guardava con l’intenzione di sospingermi verso la parete, sicuramente in quel modo avrei avuto meno probabilità di correre avanti o stare dietro di lui. 
I messaggi erano chiari, lapalissiani anche senza parlare, oramai avevo imparato a capirlo: sguardi e silenzi. 
Che pretendevo allora? I miei messaggi erano stati altrettanto chiari: “ esponiti, prendi, osa”. 
Bene era arrivato il momento di sciogliere nodi, se ancora ce ne fossero fra di noi. 
Ripresi tutto, autoreggenti, intimo, il mio filo inseparabile composto da preziosi grani, avrei potuto non portarlo? Quante volte aveva infierito con lo sguardo e con le sue parole mute in quello spazio dove si fermavano? Un silenzioso vestito di occhi fra l’incavo del seno e tra i lembi della camicetta di seta. Se avessi sfilato la giacca si sarebbe accorto delle mie risposte. Mi conosceva troppo bene. Io conoscevo bene, lui, sapevo cosa gli facesse ribollire il sangue, quando si poteva mordere le labbra e per cosa. Era stato un caso che aveva lasciato un’agenda una panchina, non era un caso che io la lessi e lasciai delle parole. L’inizio di un filo più resistente fra quel vento d’autunno. Oramai era inverno. Forse era tempo di spogliarmi davvero per lui. 
Indossai il cappotto sopra il necessario, nella borsa dei fogli di carta di riso. Non semplici fogli, quelli che mi regalò per il mio compleanno, il contenuto delle parole? Erano solo parole strozzate oppure urlate. Era insolito nel suo modo di scrivere. Anzi, no, era quello che era diventato. Contorto vero? Lo siamo tutti più o meno. 
Sapevo dove lo avrei trovato, quello che non sapevo era dove saremmo arrivati. Era questo che cercavamo, credo. Il senso. 
Entrai senza bussare, mi tolsi il cappotto e rimasi in piedi davanti a lui, così come mi aspettava. Semplicemente con pochi abiti addosso. 
Si avvicinò, mi guardo, finalmente, negli occhi, lasciò scivolare un dito partendo dal labbro inferiore all’incavo del seno, si fermò quando la collana di perle lo bloccò. 
Alzò lo sguardo, la bocca portata ad un sorriso anomalo, un misto fra sarcasmo e malizia, uno dei tanti momenti che lo odiavo: “ Un ostacolo, vedi? Lo devo intendere come un messaggio? Ora, mi dirai, fermati?”
Non attese la mia risposta, mi sospinse con lo sguardo e con il dito appena premuto sulla mia pelle verso la parete della stanza. Era quello che mi era sempre arrivato. Niente di nuovo, sino ad ora. 
La parete fredda contro la mia schiena diede il colpo di grazia alle vette del mio seno sotto il pizzo, erette come fusi! Spostò il dito dall’incavo del seno e percorse l’orlo di pizzo nero, lo abbassò quanto bastava per liberare dalla costrizione quello che voleva alla sua mercé. Non distoglieva lo sguardo dalle ampie areole. Si umettò le labbra come se l’arsura lo stesse consumando. Riempì i suoi palmi di abbondanza e generosità della natura, cercò le mie labbra sospingendomi ancora di più contro la parete con il peso del suo corpo. Era desiderio che spingeva, fiato che si fermava, era quell’onda che aspettavo ad infrangersi contro il mio corpo. Il mio desiderio scese come ghiaccio sciolto impregnando il pizzo delle mutandine. Non potevo più fingere. Non attendevo altro che farmi avvolgere da quell’onda anomala in ogni parte del corpo. 
Potevo essere quello che voleva, acqua da contenere nei palmi, oppure da assorbire con le lettere scritte sui fogli di carta di riso. 

S.L.

Voli (pindarici) di Insolito Scrittore


Attese.
Blande essenze 
che scorrono senza meta.

Correnti invisibili da sentire dentro
a pieni polmoni
e respirando quell'aria più pura.
Voli pindarici, vibranti emozioni
nell'inconsistente etere, 
che impalpabile ci veste
ci sfiora. 
Fammi scendere,
fammi uscire da questo sogno
per vestire la realtà
delle tue labbra,
dei tuoi occhi,
dei tuoi pensieri.

I.S.

Ali di Larissa Ragdoll


Vita sospesa in un'anestesia
di emozioni, lenta altalena,
lento oscillare nella follia.
Come dolce cantilena
mi abbandono al pensiero di te
con te volo alto poi cado giù
ti prendo per mano e ritorno su
poi planiamo senza un perchè
...e mi tolgo le ali

L.R.

Ciambelle e ansia di Allie Walker


Quando mi capita di parlare del paese in cui vivo, mi viene l'ansia. Non c'è niente, ma proprio niente. Se devo andare al mare devo prendere l'auto, se devo andare in montagna devo prendere l'auto, devo far la spesa? Devo prendere l'auto. Qualsiasi cosa io debba fare, debbo spostarmi in auto. L'unica cosa che posso raggiungere a piedi è il barbiere, ma a me non serve il barbiere. E poi, li vedi quando passi a piedi, sono tutti li a spettegolare, seduti sulle sedie, ovviamente posizionate ad hoc sul marciapiede, che per passare o ti sposti sulla strada con il rischio di farti metter sotto, o passi nell'altro marciapiede che è fatto di sanpietrini sballonzolanti. Sono peggio delle donne dalla parrucchiera, ti salutano con un sorriso e come ti giri, senti un brusio generale. Ecco, facebook è come il sito del barbiere, tutti sanno tutto di tutti, tutti hanno la verità in tasca, tutti sono migliori dell'altro... 'MO MI VIENE L'ANSIA ANCHE A PARLARE DI FACE!!!!
Ed è li che ti ho incontrato, proprio su face. Ogni volta che ti vedo online, mi viene l'ansia, quel pallino verde dovrebbe darmi il via, invece mi vengono i pensieri, e si sa, non sono una buona persona e la mia testa viaggia sempre a mille. Mi escono sempre dei paragoni, ogni volta che penso a te.
L'ultimo è proprio strano, proprio come me. Sarà che mio figlio ha messo in forno un dolce e il profumo mi stuzzica... ecco, se dovessi paragonarti ad un dolce, saresti per me una ciambella, dolce, morbida e con il cioccolato. Tra una ciambella semplice ed una al cioccolato, credo si preferisca sempre quella più golosa, ovvero quella con il cioccolato. Tu per me sei stato sempre quella con il cioccolato. Mi capisci? E ti ho scelto per tutto il tempo che ti ho avuto. Ti sceglierei anche adesso (forse). Ma nella cucina, se apro lo sportello trovo solo la ciambella alla soia! Uff che noia.
Per non parlare poi di quando ci vediamo, l'unica cosa che sai fare è portarmi al ristorante. Ovviamente non mi  rifiuto. Ma poi me viene l'ansia pure li... "dai prendiamo questo, e pure quello, dai che ti piace". Ti ammazzerei quando fai cosi. Invece no, ti guardo mangiare e penso di nuovo: penso alle tue labbra e al cibo che le sfiorano. Mi faccio tutto un film sui baci e sul cibo, e ti faccio domande inespresse, che rimangono tutte li, nella mia mente. Ci hai mai pensato? Baci e Cibo, hanno quasi le stesse lettere. Stanno bene insieme. Mi piace cibarmi di baci, ma non me ne dai mai abbastanza. Mi stuzzica baciarti cibandomi, avremmo lo stesso sapore. Mi piace il cibo e mi piacciono i baci, mi piaci tu quando mi baci e mi piace anche quando ti cibi. Adoro le tue labbra morbide qualsiasi cosa tu faccia, ma questa è un'altra storia. E allora resto a guardarti cibarti, perché se mi baci, ricomincerebbe tutto da capo e diventerebbe peggio della storiella "c'era una volta un re". Poi mi riaccompagni a casa. Mi sfiori, mi baci (sempre troppo pochi neh!), mi saluti: "Aspetto la buonanotte al cellulare, ciao".....e se ne va! COGLIONE, POTRESTI ANCHE ENTRARE (penso).
Apro il portone ed entro in casa. Mi spoglio, provo a mettermi un pigiama, che puntualmente dentro al letto si arrotola...e si sa, d'inverno quando hai freddo, hai freddo... e non fai altro che spingere in giù quel rotolino del pantalone che insistentemente ritorna su e se è inverno mi si gelano pure le gambe e i piedi. Allora ci rinuncio, e mi metto una maglietta, lunga, ma pure sempre una sciatta maglietta con i disegnini da poppante cresciutella,  se è estate (d'inverno meglio non parlarne, sono tutta un programma) tanto dentro il letto chi mi vede!
Ma torniamo alla mia ansia, che è ormai appurata.
'Mo m'è venuta pure l'ansia da SMS. Ci siamo lasciati da poco, sono a casa, in cucina... voglio mandarti il messaggio della buonanotte. Non è facile, lo scrivo, lo cancello e lo riscrivo di nuovo. Non posso scrivere solo buonanotte, risulterei senza fantasia. Non posso nemmeno scrivere un poema, non ho voglia e non o so fare. Parole dolci? No, non è il mio genere. Idea, apro il pc e vado a copiarmi una di quelle frasi fatte che si trovano su tanti siti internet... ce ne fosse una adatta! Sono le tre e ancora giro con il cellulare in mano e il messaggio ancora non te l'ho mandato. Se te lo mando adesso mi dici che sono una pazza, che cosa ho fatto fin'ora... E che te devo dì, che l'ho scritto e cancellato una decina di volte?? Squilla il telefono, è lui: "Non ho ricevuto ancora nulla", mi dice, "dove sta il messaggio?". Pure lui ancora sveglio? Mah! Rispondo mugugnando, non si capisce quello che dico e lui: "Va bene, buonanotte, vado a dormire"... click, non ho fatto in tempo a dire nemmeno una parola "in chiaro", eppure era li, sulla punta della lingua, ma la bocca era piena della ciambella di prima (sempre alla soia)!!!!!
Nella mia vita ora ci sono due costanti : le ciambelle e l'ansia.
E quel giorno che sei rimasto a dormire a casa mia? Il frigo era vuoto, non avevo nulla da offrirti per colazione, per cui mi sono svegliata presto e sono andata alla coop, ho fatto la spesa ed ho comprato tutti i gusti dello yogurt, so che a te piacciono tanto. Li ho messi in fila, nel frigo, sono tutti colorati, sprizzano allegria. Tu ancora dormi e io apro spesso il frigo, fa caldo, bevo, mi disseto, ma non tocco gli yogurt, aspetto che ti svegli e scegli tu per primo. Mi sarei subito attaccata a quello alla fragola, per poi buttarmi sul verde del kiwi, alla dolcezza va abbinata asprezza. Ma il telefono squilla e devo uscire. Salto il caffè, la colazione può aspettare. esco di corsa da casa, mi avvicino all'auto e mi accorgo di non avere le chiavi. E si sa, lo sapete anche voi, l'ho detto all'inizio, nel mio paese non c'e' un caxxo, devo per forza prendere l'auto. Torno sui miei passi, cavoli ho dimenticato le chiavi di casa. E 'mo! Come faccio? Ovvio che devo avviarmi a piedi, non sono pratica, inciampo, i miei piedi non mi danno retta, ora più che mai con quei tacchi impossibili...  per la fretta ho indossato le prime scarpe che mi sono capitate sotto gli occhi. Vado a casa dai miei, loro hanno una chiave di riserva. Suono, mi danno le chiavi e torno a casa. Sono sudata, accaldata, storta, spettinata... 'mazza che fatica. Prendo le chiavi dell'auto ed esco di nuovo. Salgo sull'auto e mi avvio, non faccio tanta strada, l'auto si ferma, soobbb... ho finito la benzina. Torno indietro, chiamo mio fratello, che abita di fianco (sono proprio una cretina, potevo pensarci prima) e mi faccio prestare la sua auto. Al mio ritorno (ci ho messo un po, azz), tu già te ne sei andato, mi scappa un "vaffanculo và, sei proprio un coglione nato". Vado diretta in cucina, apro il frigo, voglio mangiarmi anch'io uno yogurt, ma cacchio, ne è rimasto solo uno: quello alla vaniglia, triste, solo e dal colore anonimo... che ti venisse il mal di pancia, ma quanto caxxo sei vorace???!!!!
Apro la dispensa, mi accontento di una ciambella. Mentre mangio, penso.... Ahhhh, la mia infanzia! Sono sempre stata una peste  e da piccola lo ero ancora di più, avevo la fissa delle ciambelle ma non avevo l'ansia. A scuola poi, ne combinavo minimo una al giorno. Le ciambelle sono sempre state la mia passione e quando vedevo il mio compagno di banco che mangiava quelle della nonna, lo ricattavo, per farmele dare... "se non mi dai la ciambella, ti rubo il pastello giallo, non puoi colorare il sole, poi glielo spieghi tu alla maestra"... "se non mi dai la ciambella, dico alla maestra che hai messo le dita nel naso"... "se non mi dai la ciambella, dico ai miei mostri nella mia testa dove abiti, poi ti vengono a trovare"... "se non mi dai la ciambella, telefono a tua nonna, gli dico che non le mangi e le butti nel secchio, perché non le fa buone"... Insomma le ciambelle erano proprio buone e non erano alla soia!!!! Come era bella la tenera età, senza pensieri e con le ciambelle buone. Adesso ciò l'ansia e le ciambelle ma non solo nella DISPENSA!!!!

giovedì 24 gennaio 2013

Danze (dietro l'infinito) di Insolito Scrittore


Sospiri, spasmi,
evaporati respiri
stanze sature di umori, di odori, sapori.
Corpi intrecciati, sguscianti,
pelli nude che si bramano,
anime che si indagano
oltre cieli tersi in cui volare.
Fiatone, riposo, riprese.
Lingue, labbra, mani, piedi.
Battiti accelerati.
Naufragio. Spiaggiamento.
Una nuova marea ci porta via.
Estenuanti rincorse
di giochi sempre nuovi,
senza esserne mai sazi,
come bambini alle prime emozioni,
innamorati di tutto.
Ricerca, esplorazione,
ancora lì,
a un respiro da te.
Affondi.
Sguardi compiaciuti.
Desideri, esplosioni, orgasmi.
Tu, un cielo libero
ali spiegate,
il sorriso sul volto
le mani intrecciate
ultime contrazioni
fine dell'infinito.
Inizio di un altro.

I.S.

Refoli di Insolito Scrittore


Ti passa affianco
ti scruta
ti parla.
Refoli ti tentano
accarezzandoti.
E' impertinente il vento.
In quei sussulti
che ti lasciano ondeggiare
come canne al vento.
Lui sa
che non hai coperte
per ripararti da quel freddo

I.S.