Era da tanto tempo che desideravo incontrarne una - una “slave” intendo - a dire il vero fino a qualche mese fa non ne conoscevo neanche l'esistenza.
Non che ne cercassi una, volevo solo addentrarmi nel loro mondo in punta di piedi, ma forse troppo coinvolto in altre storie avevo quasi rimandato a cercare esperienze del genere.
E' un mondo strano, ricco di sfaccettature e a suo modo intrigante.
Avevo ripromesso a me stesso di informarmi meglio, guardare attentamente fotografie, studiare comportamenti, sguardi, prima di avventurarmi in quell'universo. Avevo captato tantissime di indiscrezioni sul loro conto - tutte da prendere con il dovuto rispetto - come se fosse una moda che era passata sotto i miei occhi senza accorgermene. Non guardavo o facevo finta di non guardare allora. Supremazia di un sesso sull'altro, dominio, io che avevo vissuto fino a quel momento cercando equilibrio tra i sessi. Ma dov'era il rispetto se uno domina l'altro, dov'è l'eguaglianza?
Non avevo ancora capito niente. Avevo visto solo la punta di un iceberg.
Dovevo viverlo quel mondo, non starlo a guardare.
Incominciò tutto per scherzo, lei era un amica della mia ex, appassionata di immersioni subacquee. L'avevo incontrata quasi per caso qualche mese or sono. Mi colpì la sua nuova verve e ogni tanto, avendo amici in comune mi capitò di rincontrarla e scambiarci quattro chiacchiere. Era una donna separata, stava affrontando questa nuova fase della sua vita come una seconda giovinezza. Non rinunciava più a niente che le desse piacere, anche scoparsi qualcuno se ne avesse avuto voglia. E questa sua coerenza mi piaceva. Non che ci avessi provato, ma la stimavo perché non era falsa. Forse la relazione con il marito l'aveva nascosta e sottomessa – ecco nuovamente quella brutta parola che nella storia assume tutto un altro significato – relegandola a lungo in ruolo non suo che la costringeva a tenere dentro di se molte delle cose che ora affioravano (e io la capivo benissimo quando un rapporto non funziona sembra di essere imprigionati).
Chiesi di lei e mi dissero che era una “slave”.
- Una cosa? Chiesi nuovamente.
- Una donna a cui piace essere dominata. Mi risposero quasi ad etichettarla come appestata o peggio ancora della troia.
Ecco fu così che seppi della loro esistenza.
Mantenni sempre buoni rapporti con lei anche dopo che seppi di quel suo lato che mi incuriosiva. Vedevo in lei una donna che stava in quel frangente prendendo coscienza di se stessa. E delle necessità che affioravano.
Già, affioravano, come le era capitato quel giorno che mi chiese di accompagnarla nello splendido mare di cui sono orgoglioso. Eravamo sul tender della barca di alcuni amici, ci eravamo allontanati verso una scogliera che prometteva un incantevole paesaggio sottomarino. La vidi riemergere dall'acqua, maschera sul viso, ben aderente, tale da lasciarle dei segni bianchi sulle gote umide. Capelli raccolti in una coda, che saliva in alto a mo di Jenny....ricordate strega per amore. La prendevo in giro...era il nomignolo che le avevo dato “Jenny”. E lei ribatteva si padrone. E poi, era riemersa senza parte di sopra del costume. Inutile negarlo ci buttai l'occhio, è una parte anatomica che a me piace. Nonostante gli anni era ancora bello a vedersi. Poi l'effetto bagnato lo rendeva ancor più bello.
- Che fai mi guardi lì? Disse cercando di cogliermi in contropiede.
- Certo! Replicai fingendo indifferenza. Dove hai messo la parte di su? Continuai.
- Mi dava fastidio e lo tolta
- Mh, Mugugnai.
- Ti piace stare sotto vero?
- Si - rispose - non puoi capire quanto.
La guardai un istante, mi sembro parlasse d'altro.
- Ti posso chiedere una cosa riservata? Feci deciso.
- Prova? Rispose lei abbassando gli occhi.
- Poco fa mi sembrava ti riferissi a qualcos'altro non al mondo sottomarino....giusto?
- Si!
- Si cosa...?
- Si padr... No scusa. Si mi riferivo ad altro.
- Aveva il capo chino, ma l'aspetto fiero.
- Tu sai...chi sono o cosa sono? Chiese lei
- Si. Lo so da un po'. Da quando ho visto questo tuo cambiamento.
- Lo immaginavo, e mi piace che tu non mi abbia giudicata, so che tu non sei un vero padrone, anzi non sai ancora di esserlo, mi piacerebbe comunque servirti, disse avvicinandosi a me, se tu me lo concedi naturalmente. Sarebbe un onore per me soddisfare i tuoi desideri, in particolare quelli sessuali.
- Dovrei essere io a chiederti di cosa necessito.
- Si vero, disse lei chiedi e io eseguirò.
Posai una mano sulla guancia e la lasciai scivolare sulla spalla, premetti un istante e lei si inchino su di me. Seguendo il ritmo delle onde che sospingevano il tender. Lo guardò, tutto stropicciato ancora dentro il costume. Infilò una mano dentro e lo tirò fuori, poi guardò me, mi vide contento e incominciò a leccarlo tutto, fino a fargli raggiungere una giusta consistenza. Incominciò a roteare la lingua intorno alla cappella. Ci sapeva fare, anche con la bocca, la mia Jenny.
- Padrone vado bene?
- Continua....dissi eccitato.
Vidi il suo compiacimento quando lei scorse la pulsazione arrivare e si lasciò schiaffeggiare da quell'ondata calda.
- Il padrone mi ha fatto contenta.
- Vieni qua Jenny sdraiati al mio fianco....
- SI PADRONE
Short story – Racconti – Poesia - Drabble... Vogliamo emozionarvi, rendervi partecipi dei nostri flash della mente. Entrate, siete i benvenuti.
***PAGINE DEGLI AUTORI ***
- Home page
- I nostri autori in 100 parole
- Restif's Boudoir
- Giovanni Piccirilli - Aforismi
- TitaPerfida
- *** RACCONTI A PUNTATE ***
- ALINA, UNA STORIA COME TANTE - di Francesca delli Colli e Giuseppe Balsamo - Racconto a puntate
- L'ULTIMA CORSA di Giuseppe Balsamo (racconto a puntate)
- UNA DIFFICILE INDAGINE di Fabio Morici
domenica 17 febbraio 2013
Faccia da schiaffi di Giuseppe Balsamo
Il locale era caldo, la musica insopportabile, come gran parte delle maschere: dame, principi, pirati, cow boy, moschettieri, che si aggiravano impazziti alla ricerca di un divertimento grasso e lontano dalle sue vere origini, incurante dell’imminente quaresima.
“Spegni la sigaretta!!”, la voce sembrava venire da lontano, ma il buttafuori era alle mie spalle e ce l’aveva con me, uno dei pochi come il sottoscritto privo di maschera, ma in realtà costretto in quella che ti porti dietro ogni giorni, ogni ora, ogni minuto, finchè non ti accorgi che è diventata la tua seconda pelle.
Lo guardo con aria di sfida, la mia solita faccia da cazzo che in passato mi ha provocato tanti guai, gli soffio il fumo in faccia e butto la cicca per terra. Si gira e se ne va, bofonchiando un “…che stronzo!!”, riesco a sentirlo nonostante le casse che rimbombano rendendo zombie tutti coloro che hanno pensato bene di travestirsi così, non immaginando minimamente di esserlo già da un pezzo. Mi viene voglia di rispondergli, di andare verso quella montagna di muscoli e servirgli la mia faccia da schiaffi, consapevole di rimediare un bel po’ di botte; come fosse quello l’unico scopo di quella serata. Vivo quella scena al rallentatore nella mia mente, allora resto immobile, tirando fuori un’altra sigaretta che però non accendo.
Una dama del ‘600, con il viso imbellettato ed i capelli viola ha evidentemente osservato tutta la scena, almeno così presumo perché non mi ero accorto della sua presenza. Mi sorride, o forse è la sua maschera a farlo, fatto sta che sembra sia un sorriso nei miei confronti. Appoggia sul bancone il suo bicchiere pieno di un intruglio a base di menta e rhum e mi rivolge parola: “Serataccia??!!”; la guardo senza rispondere, sfacciatamente prendo il suo bicchiere e bevo quell’intruglio, la scruto prima in viso e poi nella generosa scollatura, poi le parlo con la mia voce di quella sera da cui chiunque comprenderebbe che sono incazzato col mondo: “…questa roba fa schifo”. Lei mi sorride mentre la sigaretta mi cade per terra, “che serata di merda…” penso. Mi abbasso a prenderla, trovandomi al cospetto delle sue gambe rivestite da autoreggenti bianche che si intravedono sotto un vestito che richiama il ‘600 barocco per pizzi e merletti, ma di taglio contemporaneo. Sfioro la sua caviglia, la tocco, le mie mani risalgono sulla sua gamba, mentre mi alzo, ritornando a guardarla negli occhi color nocciola. Lei si ritrae indietro, sorride imbarazzata, questa volta in maniera diversa, una sorta di autodifesa nervosa al mio comportamento: “sei uno stronzo!! Aveva ragione lui”, ho la certezza che aveva visto la mia scenetta col buttafuori ed aveva sentito le sue parole.
Si volta e se ne va, lasciando il bicchiere mezzo vuoto sul bancone. Il mio solito sorriso da faccia da schiaffi, prendo il bicchiere e lo svuoto, vedendola scomparire tra la gente verso l’uscita, in compagnia del Mago Merlino.
“Fottiti….fanculo”, stavolta non lo penso e le mie parole aspre, dure escono dalle mie labbra con una voce che nemmeno io riconosco, per quanto è rabbiosa.
Mi avvio anche io verso l’uscita:” che serata di merda..!”. Spingo il buttafuori per farmi spazio, guadagnandomi il suo sguardo assassino, gli sorrido sarcastico alla ricerca di guai, finalmente l’aria fredda della notte di metà febbraio mi soffia sul viso. Il Mago Merlino ha una bella macchina che deve costare molte miglia di euro, le cose con la dama del ‘600 probabilmente non sono andate come dovevano, i due litigano animosamente e lui invece di farle un sortilegio le molla una sberla, lasciandola in lacrime nel parcheggio. Mi avvicino, solita faccia da schiaffi, tiro fuori la bandana dai jeans e gliela offro:
”Chi è lo stronzo ora?!..”
La dama mi guarda e sorride, con il terzo sorriso di quella sera, ancora una volta diverso dagli altri. Mi avvicino e la bacio, lei si lascia baciare. Le prendo una mano e la trascino dietro il locale, ormai c’è poca gente in giro, l’asfalto è umido e sporco. Il vestitino sembrava fatto apposta per essere strappato piuttosto che sfilato, le sue cosce fasciate da autoreggenti le danno un’aria da cortigiana d’altri tempi, che non stona affatto con il mio abbigliamento da motociclista: guarda te cosa vado a pensare in un momento come quello.
Dopo averla addossata con forza al muro del retro del locale comincio a palparla con violenza, finchè sento il rumore di uno strappo ed il vestito cade a terrà, bagnandosi ed imbrattandosi di scuro e roba viscida. Sento un suo gemito sommesso di dolore, il bruciore improvviso alle natiche la fa urlare; le tappo la bocca con la mia lingua, subito dopo un'altra sferzata prepotente fra le sue cosce, questa volta non si trattiene ed urla costringendomi a baciarla di nuovo con forza. I colpi dentro di lei si susseguono, mentre mani le strizzano i capezzoli, le frugavano la fica facendole sentire una fiamma nel ventre. L'ennesima frustata la fa esplodere in un orgasmo liberatorio. Eccitata ed addossata al muro sente il mio odore di maschio, sento la sua mano stringermi il membro. Si gira verso di me, lo sguardo eccitato, mezza nuda, seguendo il mio sguardo si inginocchia. La vedo quasi ipnotizzata davanti al mio cazzo: lo sfiora con le labbra, lo afferra con due mani e comincia a leccarlo, inumidendo la cappella . Il silenzio della notte viene rotto dal mio gemito, mi sorprendo ad ascoltarlo. Seguono parole rotte dall’eccitazione: “succhialo…prendilo in bocca”.
I mie occhi carichi di lussuria, mascherati da qualcuno che non sono io, non ammettono replica. Osservo le le mie mani che le afferrano con forza la parrucca viola, per spingerla a quei movimenti convulsi, come fossero quelle di qualcun altro. La dama obbedisce così al suo Signore, le sue labbra lambiscono la cappella per poi ingoiare il membro per tutta la sua interezza. Inarco la schiena, quasi strozzandola, lei continua però nei suoi movimenti inesorabili, agguantando i miei testicoli, massaggiandoli, finché schizzi del mio piacere la invadono. Godo come lei ha goduto di me poco prima. Si alza, e la addosso di nuovo al muro, ansimante le bacio un orecchio “non ho la macchina…non posso accompagnarti”. Il mio numero di telefono passa dalla mia mano alla sua. Ansimante sento la sua voce eccitata…”devo andare..”.
Non la rivedrò più.
G.B.
“Spegni la sigaretta!!”, la voce sembrava venire da lontano, ma il buttafuori era alle mie spalle e ce l’aveva con me, uno dei pochi come il sottoscritto privo di maschera, ma in realtà costretto in quella che ti porti dietro ogni giorni, ogni ora, ogni minuto, finchè non ti accorgi che è diventata la tua seconda pelle.
Lo guardo con aria di sfida, la mia solita faccia da cazzo che in passato mi ha provocato tanti guai, gli soffio il fumo in faccia e butto la cicca per terra. Si gira e se ne va, bofonchiando un “…che stronzo!!”, riesco a sentirlo nonostante le casse che rimbombano rendendo zombie tutti coloro che hanno pensato bene di travestirsi così, non immaginando minimamente di esserlo già da un pezzo. Mi viene voglia di rispondergli, di andare verso quella montagna di muscoli e servirgli la mia faccia da schiaffi, consapevole di rimediare un bel po’ di botte; come fosse quello l’unico scopo di quella serata. Vivo quella scena al rallentatore nella mia mente, allora resto immobile, tirando fuori un’altra sigaretta che però non accendo.
Una dama del ‘600, con il viso imbellettato ed i capelli viola ha evidentemente osservato tutta la scena, almeno così presumo perché non mi ero accorto della sua presenza. Mi sorride, o forse è la sua maschera a farlo, fatto sta che sembra sia un sorriso nei miei confronti. Appoggia sul bancone il suo bicchiere pieno di un intruglio a base di menta e rhum e mi rivolge parola: “Serataccia??!!”; la guardo senza rispondere, sfacciatamente prendo il suo bicchiere e bevo quell’intruglio, la scruto prima in viso e poi nella generosa scollatura, poi le parlo con la mia voce di quella sera da cui chiunque comprenderebbe che sono incazzato col mondo: “…questa roba fa schifo”. Lei mi sorride mentre la sigaretta mi cade per terra, “che serata di merda…” penso. Mi abbasso a prenderla, trovandomi al cospetto delle sue gambe rivestite da autoreggenti bianche che si intravedono sotto un vestito che richiama il ‘600 barocco per pizzi e merletti, ma di taglio contemporaneo. Sfioro la sua caviglia, la tocco, le mie mani risalgono sulla sua gamba, mentre mi alzo, ritornando a guardarla negli occhi color nocciola. Lei si ritrae indietro, sorride imbarazzata, questa volta in maniera diversa, una sorta di autodifesa nervosa al mio comportamento: “sei uno stronzo!! Aveva ragione lui”, ho la certezza che aveva visto la mia scenetta col buttafuori ed aveva sentito le sue parole.
Si volta e se ne va, lasciando il bicchiere mezzo vuoto sul bancone. Il mio solito sorriso da faccia da schiaffi, prendo il bicchiere e lo svuoto, vedendola scomparire tra la gente verso l’uscita, in compagnia del Mago Merlino.
“Fottiti….fanculo”, stavolta non lo penso e le mie parole aspre, dure escono dalle mie labbra con una voce che nemmeno io riconosco, per quanto è rabbiosa.
Mi avvio anche io verso l’uscita:” che serata di merda..!”. Spingo il buttafuori per farmi spazio, guadagnandomi il suo sguardo assassino, gli sorrido sarcastico alla ricerca di guai, finalmente l’aria fredda della notte di metà febbraio mi soffia sul viso. Il Mago Merlino ha una bella macchina che deve costare molte miglia di euro, le cose con la dama del ‘600 probabilmente non sono andate come dovevano, i due litigano animosamente e lui invece di farle un sortilegio le molla una sberla, lasciandola in lacrime nel parcheggio. Mi avvicino, solita faccia da schiaffi, tiro fuori la bandana dai jeans e gliela offro:
”Chi è lo stronzo ora?!..”
La dama mi guarda e sorride, con il terzo sorriso di quella sera, ancora una volta diverso dagli altri. Mi avvicino e la bacio, lei si lascia baciare. Le prendo una mano e la trascino dietro il locale, ormai c’è poca gente in giro, l’asfalto è umido e sporco. Il vestitino sembrava fatto apposta per essere strappato piuttosto che sfilato, le sue cosce fasciate da autoreggenti le danno un’aria da cortigiana d’altri tempi, che non stona affatto con il mio abbigliamento da motociclista: guarda te cosa vado a pensare in un momento come quello.
Dopo averla addossata con forza al muro del retro del locale comincio a palparla con violenza, finchè sento il rumore di uno strappo ed il vestito cade a terrà, bagnandosi ed imbrattandosi di scuro e roba viscida. Sento un suo gemito sommesso di dolore, il bruciore improvviso alle natiche la fa urlare; le tappo la bocca con la mia lingua, subito dopo un'altra sferzata prepotente fra le sue cosce, questa volta non si trattiene ed urla costringendomi a baciarla di nuovo con forza. I colpi dentro di lei si susseguono, mentre mani le strizzano i capezzoli, le frugavano la fica facendole sentire una fiamma nel ventre. L'ennesima frustata la fa esplodere in un orgasmo liberatorio. Eccitata ed addossata al muro sente il mio odore di maschio, sento la sua mano stringermi il membro. Si gira verso di me, lo sguardo eccitato, mezza nuda, seguendo il mio sguardo si inginocchia. La vedo quasi ipnotizzata davanti al mio cazzo: lo sfiora con le labbra, lo afferra con due mani e comincia a leccarlo, inumidendo la cappella . Il silenzio della notte viene rotto dal mio gemito, mi sorprendo ad ascoltarlo. Seguono parole rotte dall’eccitazione: “succhialo…prendilo in bocca”.
I mie occhi carichi di lussuria, mascherati da qualcuno che non sono io, non ammettono replica. Osservo le le mie mani che le afferrano con forza la parrucca viola, per spingerla a quei movimenti convulsi, come fossero quelle di qualcun altro. La dama obbedisce così al suo Signore, le sue labbra lambiscono la cappella per poi ingoiare il membro per tutta la sua interezza. Inarco la schiena, quasi strozzandola, lei continua però nei suoi movimenti inesorabili, agguantando i miei testicoli, massaggiandoli, finché schizzi del mio piacere la invadono. Godo come lei ha goduto di me poco prima. Si alza, e la addosso di nuovo al muro, ansimante le bacio un orecchio “non ho la macchina…non posso accompagnarti”. Il mio numero di telefono passa dalla mia mano alla sua. Ansimante sento la sua voce eccitata…”devo andare..”.
Non la rivedrò più.
G.B.
Respiro di Insolito Scrittore
Attendi che il mio respiro
si avvicini al tuo
Osservalo sospeso fermarsi
a una distanza infinitesima.
Sciogli quello spazio
lasciandomi scivolare
dove l'anima non ha difese
dove i miei pensieri
sono già preda dei tuoi
avvolti in quel nascere
e morire di noi
stretti e intrecciati
tra le dita.
si avvicini al tuo
Osservalo sospeso fermarsi
a una distanza infinitesima.
Sciogli quello spazio
lasciandomi scivolare
dove l'anima non ha difese
dove i miei pensieri
sono già preda dei tuoi
avvolti in quel nascere
e morire di noi
stretti e intrecciati
tra le dita.
Touch me with a kiss di Francesca Delli Colli
Non baciarmi solo il corpo,
baciami l’anima.
Prendila tra le tue labbra
strappala , assaporala,
ingoiala,
lasciami vivere dentro te,
se tu vorrai,
finche’ non mi toglierai l’aria
respirando al posto mio.
Desiderio di vivere,
morire
E poi rivivere
Solo tra le tue mani
baciami l’anima.
Prendila tra le tue labbra
strappala , assaporala,
ingoiala,
lasciami vivere dentro te,
se tu vorrai,
finche’ non mi toglierai l’aria
respirando al posto mio.
Desiderio di vivere,
morire
E poi rivivere
Solo tra le tue mani
lunedì 11 febbraio 2013
Nessun timore di Allie Walker
Non temo la tempesta,
ne apprezzo la vista e il suono.
I lampi mi illuminano,
il tuono fa rotolare il mio cuore,
il ruggito del vento mi scompiglia i capelli,
la pioggia mi disseta.
E' il suono dell'universo,
e di tutta la sua orchestrale gloria.
Il silenzio è inquietante,
il silenzio è assordante,
urla nella mia testa,
il mio cuore si ferma,
il mio respiro rallenta.
Dammi la cacofonia,
porgimi il caos,
regalami l'urlo del cielo.
Almeno so
che tutto vive,
che è tutto come dovrebbe essere,
come è stato concepito per essere.
La realtà non dovrebbe mai rimanere in silenzio.
La vita non deve mai essere messa in dubbio.
E se prima adoravo i silenzi,
oggi voglio il rumore!
ne apprezzo la vista e il suono.
I lampi mi illuminano,
il tuono fa rotolare il mio cuore,
il ruggito del vento mi scompiglia i capelli,
la pioggia mi disseta.
E' il suono dell'universo,
e di tutta la sua orchestrale gloria.
Il silenzio è inquietante,
il silenzio è assordante,
urla nella mia testa,
il mio cuore si ferma,
il mio respiro rallenta.
Dammi la cacofonia,
porgimi il caos,
regalami l'urlo del cielo.
Almeno so
che tutto vive,
che è tutto come dovrebbe essere,
come è stato concepito per essere.
La realtà non dovrebbe mai rimanere in silenzio.
La vita non deve mai essere messa in dubbio.
E se prima adoravo i silenzi,
oggi voglio il rumore!
Ossa di Fabio Cremonini
Ossa di escavatori
immobili e devastati
nel cantiere del tempo.
questo è ciò che so
sull'amore.
che finisce.
immobili e devastati
nel cantiere del tempo.
questo è ciò che so
sull'amore.
che finisce.
venerdì 8 febbraio 2013
Fame d'amore di Larissa Ragdoll
Quelle che hanno fame d'amore
si riconoscono subito,
tengono gli occhi bassi,
ma se le sfiori con una parola,
si illuminano.
Quelle che hanno fame d'amore
regalano sempre il loro amore,
a chi lo vuole,
ma più spesso a chi non lo vuole.
Quelle che hanno fame d'amore
spesso si fanno calpestare,
poi, senza piangere,
raccolgono i loro pezzi.
Quelle che hanno fame d'amore
muoiono quando qualcuno dice loro:
"Sparisci"..
e spariscono
si riconoscono subito,
tengono gli occhi bassi,
ma se le sfiori con una parola,
si illuminano.
Quelle che hanno fame d'amore
regalano sempre il loro amore,
a chi lo vuole,
ma più spesso a chi non lo vuole.
Quelle che hanno fame d'amore
spesso si fanno calpestare,
poi, senza piangere,
raccolgono i loro pezzi.
Quelle che hanno fame d'amore
muoiono quando qualcuno dice loro:
"Sparisci"..
e spariscono
Iscriviti a:
Post (Atom)






