
Si risvegliò con la bocca impastata, la lingua un po' gonfia, la testa
gli faceva male, aprì con un certo sforzo un' occhio solo, e
dopo un poco riconobbe dove era.
Sì, era disteso sopra un letto, sulla cui pulizia era meglio non indagare, ma a questo era abbondantemente abituato.
Che ci faceva lì ? Ci volle un certo sforzo per ricordare, ma piano piano la mente gli si snebbiava.
" Bella fiesta, ieri sera ! Siamo andati avanti per tutta la notte,
fin quasi alle prima luci dell' alba. Che sbronza colossale ! E
tutta roba buona avevano tirato fuori i cari peones, tequila di
algave di prima qualità, non quel veleno che di solito spacciava l'
oste nella Posada. "
Ed improvvisamente ricordò anche il motivo, di
tanta festa , ma non ne rimase troppo sconvolto, in fondo aveva fatto
quello che doveva e che era giusto fare.
Sì , adesso ricordava
tutto. Era giunto l' altro giorno in quello sperduto villaggio
messicano, che si trovava da qualche parte a Sud di San Antonio , Texas
, nelle vicinanze di una vecchia missione abbandonata , anzi ora
ne ricordava addirittura il nome : San Antonio de Bexar .
Il suo
cavallo era stanco , e lui di più , per cui si era fermato in quella
sottospecie di Posada per bere e mangiare un piatto di fagioli con le
cotiche , quello che sembrava essere l' unico piatto esistente in
quella parte della terra .
Erano molto stanchi , per cui aveva
deciso di fermarsi per la notte , ma di non dormire in uno di quei
sudici letti che l' oste metteva a disposizione di eventuali e
sfortunati viandanti , bensì di dormire nella stalla , accanto al
cavallo, la paglia sarebbe andata benissimo e così vi erano meno rischi
che gli fregassero la sua preziosa cavalcatura .
Se la stava
prendendo comoda , l' indomani mattina , quando sentì degli strepiti ,
delle urla , delle bestemmie provenire dall' esterno , da quella che
pomposamente gli abitanti di quel povero buco , chiamavano La Plaza .
Si affacciò cautamente , senza sporgersi , dallo spigolo del muro , ché in queste cose aveva imparato ad essere prudente.
Quello che vide non gli piacque affatto. Tre uomini , ma per meglio
dire , tre facce da forca , se ne stavano a cavallo , le armi pronte , e
maltrattavano l' Alcade del villaggio e qualche altro peone .
Era
ad una trentina di metri ed aveva il vento contrario , per cui non
capiva bene quello che si dicevano , ma le cose erano abbastanza chiare. Non ci voleva certo un indovino! Erano banditi e pretendevano
qualche cosa da quelli del villaggio. Cosa era facilmente immaginabile,
denaro, viveri , techila , donne.
Più per un riflesso condizionato
che per una vera e propria decisione , iniziò quasi meccanicamente a
caricare la sua carabina a canna lunga , una bella arma veramente ,
molto precisa , ed il suo pistolone da cavalleria a due colpi , ricordo
dei molti anni trascorsi nell' esercito.
In un lampo la sua vita
passata gli scorse per la mente, di come , appena diciottenne , era
stato arruolato. Non era lui il prescelto all'arruolamento, ma il figlio di un
possidente locale, e poichè era possibile pagare un
sostituto e la sua famiglia era molto povera... insomma era
andata così.
Non che si fosse poi trovato così male nel 1°
reggimento Cacciatori a cavallo del Regno d' Italia , agli ordini del
Vicerè Eugenio. Sì , era il 1806.
Il reggimento era stata, in fondo,
la sua vera famiglia. Aveva imparato anche a leggere ed a scrivere, anzi, a forza di combattere era arrivato al grado di sergente
maggiore e sperava di diventare presto ufficiale, come
sottoluogotenente di 2° classe. Purtroppo gli eventi non gli furono favorevoli.
Napoleone cadde e tutto l' esercito fu smobilitato.
Per alcuni anni guadagnò da vivere come tuttofare del titolare
di un ingrosso di grano, riso ed altri cereali, ma dopo i moti
del '20-21, la polizia gli aveva mise gli occhi addosso, schedandolo
come sovversivo e carbonaro. Non gli lasciarono un attimo di pace.
Così, infine, decise di espatriare nelle lontane Americhe, ma i soldi erano pochi, come fare ?
Rideva, mentre ci ripensava, intanto che caricava la pistola, aveva avuto un vero colpo di genio !
Si era presentato al comando della gendarmeria ed aveva chiesto di
parlare direttamente con il Signor Delegato Capo della polizia, e senza
tanti giri di parole gli aveva esposto il caso .
Voleva andarsene,
ma gli serviva il passaporto pulito e del denaro. E il Signor
Delegato Capo decise che valesse la pena di spendere 100 fiorini per
liberarsi per sempre di quella non gradita presenza.
L' altro, un
tedesco dei Sudeti che parlava male il milanese, rimase un poco
interdetto, sulle prime, ma poi, capito che il discorso era serio,
si era fatto subito attento .
L' affare, chiamiamolo così, si
perfezionò in pochi giorni con il benestare dei superiori, e
in breve tempo si ritrovò in viaggio verso Livorno ove si trovavano
sempre vari legni inglesi che facevano rotta verso le Americhe.
Il resto era storia recente, un po' per volta era sceso sempre più a sud, ed ora si trovava in quello sputo di paese.
Osservò meglio i tre, due erano dei bianchi, Yankee, come li
chiamavano i messicani, il terzo un mezzosangue indiano, forse
quello più pericoloso.
Bisognava decidersi alla svelta, che fare?
Ma in cuor suo già conosceva la risposta; quei tre erano tipi molto
pericolosi, se l'avessero scoperto, e vi erano molte possibilità che questo
accadesse, era probabile che lo ammazzassero subito, non fosse altro
che per il cavallo e le armi da portargli via.
Bisognava dunque decidere gli obbiettivi, ma al suo occhio esperto la scelta era semplice.
Per primo doveva colpire il cavaliere armato di un fucile a trombone,
arma pericolosissima nella breve distanza, i cui pallettoni erano
micidiali.
Prese, perciò, accuratamente la mira, non che a quella
distanza temesse di mancare il bersaglio, ma era meglio che la canna
della sua carabina non sporgesse troppo dal muro.
Dopo alcuni secondi che teneva il bandito sotto mira, tirò il grilletto.
L' uomo, colpito in pieno petto, a sinistra, dalla parte del cuore,
fece un balzo all' indietro e cadde come un fantoccio di
pezza.
Posata la carabina, si precipitò fuori dalla stalla
brandendo in una mano il pistolone a due colpi e nell' altra un lungo
pugnale .
Il secondo uomo, anche se preso di sorpresa dal colpo di
fucile che aveva abbattuto il suo complice e fatto scartare i cavalli
imbizzarriti,si stava subito riprendendo e cercava di prenderlo di
mira .
Egli non gliene lasciò il tempo. Si abbassò su se stesso, lo prese di mira e sparò.
Lo colpì al collo e la testa fu quasi staccata dalla violenza del
colpo. L' uomo cadde di fianco, un grido si strozzò nella gola recisa,
un grande fiotto di sangue ed era finita .
Il mezzosangue, il più
pericoloso, nonostante il trambusto dei cavalli e gli spari, aveva imbracciato il fucile e lo stava prendendo di mira, una
situazione molto brutta !
Occorreva togliersi subito dalla linea di
tiro. Si rialzò dunque in piedi e con la maggiore velocità che potè
imprimere alle sue gambe cercò di scartare di lato, verso destra. Intanto tese la mano e prese la mira .
Spararono quasi
contemporaneamente. Sntì fischiare la pallottola del fucile
vicinissima, due dita, forse una, forse anche meno .
Ma la sua
mano non aveva sbagliato. Anche il mezzosangue aveva cercato di girarsi, per offrire un obbiettivo minore, ma essendo in sella la sua
manovra non era completamente riuscita ed era stato colpito alla
spalla destra. Una ferita non certo mortale.
Fu perciò giocoforza
scagliarsi contro di lui. Lasciò cadere il pistolone oramai inutile e passò il pugnale dalla mano sinistra a quella destra .
Con
grandissima furia si gettò contro il cavaliere, prima che questi,
benché ferito, potesse prendere la pistola che portava infilata ad una
fascia che gli cingeva i fianchi .
Lo colpì una sola volta,
infilzandogli il lungo pugnale nel costato all' altezza della quarta o
quinta costola; un colpo decisamente mortale, come aveva ben imparato
in anni ed anni di guerra, e ricordò quando a Wagram aveva si era guadagnato i galloni di sergente.
Con occhi stupefatti e quasi
fuori dalle orbite, lanciando un grido terribile, mentre il sangue
zampillava come da una fontana dopo che ebbe ritratto la lama, il
meticcio lentamente scivolò dalla sella, quasi che le sue gambe si
stingessero ancora al cavallo nel tentativo di trattenere la vita che
gli sfuggiva, insieme al sangue, dalla mortale ferita .
Si fece
poi innanzi, pronto a dare il colpo di grazia, ma vide gli occhi di
lui già velati dalla morte incipiente, mentre con le gambe scalciava
negli ultimi rantoli di vita, ed in breve spirò.
Ecco perché aveva tanto bevuto, quella notte.