giovedì 18 luglio 2013

Non ti vedo di Allie Walker


Non ti vedo. Ma ci sei.
Piantato tra le pieghe dell'anima.

Divoratore di attimi.
Vorace anima oscura
Che si ciba di carne tremula.
Di un ricco e sontuoso pasto
Che non è solo pelle.

E' un'anima nuda
Dal cuore che sanguina
Cristalli rubino.
Dalla mente in subbuglio
Che scaglia pensieri.

E' un'anima nuda
Dagli occhi corvini
Che parlano muti
Dalle labbra scarlatte
Che bramano pelle.

E' un'anima nuda
E' un'anima complice
E' un'anima persa
E' un'anima nuova
E' un'anima chiara.

EQUO CANONE di Alice Stregatta

 
 
 

 
 
 
 
Hai preso residenza nei miei sogni
Squatter dei miei pensieri
Ospite nella Suite Imperiale del mio cuore...

Parole nel vento di Allie Walker


Rimango a catturare i tuoi sussurri nel vento
ogni volta che dalle tue labbra fluttuano parole bollenti
e mentre inizio ad afferrarle,
prendono il volo
simili a uccelli che schizzano come frecce,
dritte al mio cuore.
Penetranti.
Diffondono desiderio,
mentre viaggiano attraverso le vene.
Prolificano.
Si accendono come un fuoco,
alimentato da ossigeno puro.
Mi tengono incatenata.
Mi consumano.
Mi dolgo al loro assaggio,
ma è un vizio a cui non so rinunciare.
Schiava della tua voce
che in echi infiniti molestano i miei sogni,
tramutano in dolci promesse.
Mormorii di un ventre
che chiede piagnucolante di essere saziato.

Cunnilingus di Allie Walker



Delicatamente e dolcemente cullato fra la pelle del corpo, fra le dolci lune dei seni, le sue labbra si appoggiano delicate e le dita ne sfiorano i morbidi contorni e i turgidi capezzoli, che si ergono ritti e fieri come regine in attesa del loro servo.
La lingua, con frenetica dolcezza li lambisce prostrandosi alla loro fierezza.
Lentamente la testa si abbassa e scivola con dolcezza sul corpo fremente.
Le mani mi accarezzano, seguendo d'appresso la bocca bollente,
che lentamente scivola lungo il bacino a raggiungere le cosce morbide e sode.
Scende con dolcezza lungo le gambe fino a raggiungere la nervosa caviglia, a saggiarne il tenero sapore, mentre le mani si aggrappano voluttuose ai miei glutei sodi e provocanti.
Lentamente la lingua risale proiettando la sua scia sull'altra gamba, le mani accarezzano i contorni e veloci raggiungono l'antro delle morbide labbra, sfiorandole e preparandole al passaggio della bocca che presto ne raggiunge le porte e le lambisce con lussuriosa voluttà.
Il ventre è fremente, la lingua al contatto con il duro clitoride, che con spavalda arroganza mostra la sua testa è pronto per farsi sfiorare con un delicato tocco di lingua.
Sento il fiume del piacere scorrere all'interno del mio essere, un paradiso lussurioso e felice di essere attraversato da un fiero animale.
La lingua s'intrufola, scava, raccoglie il dolce nettare, si disseta.
Poi con mite dolcezza e candida lentezza penetra all'interno per esplorarne la via.
Le mani sul suo capo, premono affichè non smetta di lambire la strada infuocata, affinchè ne esplori ogni recondito passaggio.
Docile e mansueta, senza farsi pregare, la piccola esploratrice esegue i passaggi assaporando i frutti copiosi che crescono lungo le carni tremule.
Un fremito ed un gemito profondo scuotono il corpo, in un lungo appassionato orgasmo che colpisce la lingua rendendola felice e gioiosa per l'esplosione di piacere che l'ha dissetata.

RITORNO DAL NON LUOGO di Giuseppe Balsamo



Chiudi gli occhi, sono passati appena pochi secondi ma ti sembra di aver dormito almeno un minuto, quando li riapri hai l’adrenalina a mille e ti risvegli in un attimo, vedi la strada scorrere sotto di te con l’auto lanciata ai 120 km orari e nessun ostacolo davanti. Sollevato perché non ti è successo nulla, senti l’esigenza di accostare e fermarti per prendere fiato, non lo fai per puro orgoglio personale. Tutte le volte che rischi in questo modo, che riesci ad evitare un ostacolo, hai la percezione del vuoto allo stomaco e dell’adrenalina che scorre, il respiro affannoso che solo lentamente ritorna alla normalità, deglutisci per lo scansato pericolo, pochi minuti e non ci pensi più.

Quel giorno non sentii né l’adrenalina, nel il ritmo diverso del mio respiro, nulla di tutto ciò. L’ultima cosa che rammento è il rumore forte, agghiacciante, delle lamiere che si piegavano, le plastiche che si rompevano, la strada che si volatilizzava sotto le gomme. L’auto, all’apparenza così robusta, così forte perdeva consistenza, come quando schiacci un formaggino senza togliere la stagnola e lo getti nella spazzatura. L’abitacolo, che ti sembrava poterti proteggere da tutto, non è altro che un debole e minuscolo rifugio ove riesci a perderti e scomparire dopo l’esplosione spaventosa dell’aribag, si ripiega su se stesso e ti inghiotte.
In quelle circostanza credo sia stato bene il sopraggiungere del buio, che quanto accaduto fosse più veloce della stessa corrente nervosa che mi avrebbe dovuto attraversare, altrimenti ne sarei rimasto folgorato dal terrore.
Col buio scompare anche il dolore, non lo senti, sei consapevole che è presente, che è come un lenzuolo di seta nera che lentamente sta coprendo il tuo corpo, ma non lo avverti. Non sai più nulla: il suono dell’ambulanza sta squarciando la notte, richiamando l’attenzione di tutti, probabilmente ci sono state molte telefonate angoscianti, forse là fuori i tuoi cari stanno piangendo disperati, ma tu non sai niente; hai la tua battaglia personale in un’altra dimensione, sei solo nel buio e nessuno lì in fondo ti può aiutare: sei tu ed il nulla, o meglio sei tu e tutto introno c’è qualcos’altro che non conosci ma che ti vuole e ti sta prendendo.
Quando mi accorgo di essere in quel non luogo, la prima cosa che mi colpisce è che sono spariti i colori. Il buio lentamente lascia il posto a tinte grigiastre ed angoscianti. In un primo istante penso di essere nel bel mezzo di una palude, poi quando quello che resta dei miei occhi si abitua al nuovo ambiente, mi rendo conte che quel grigio ha altre sfumature, ma sono tutte in bianco e nero. L’assenza cromatica mi spaventa ma non posso fare nulla, se non cercare di capire qualcosa in più su quello che mi sta accadendo. Cerco di orientarmi fra quelle ombre lunghe che mi inghiottono, si piegano su di me costringendomi a guardare avanti. Laggiù lontanissima c’è una luce bianca, immediatamente so che quella luce non mi salverà da nulla è solo lì che mi guarda, mi attende: è misteriosa, mi affascina, è una sirena ammaliatrice ed io sono Ulisse, ma non ho la cera alle orecchie ed è difficile resisterle.
I miei non sono veri e propri movimenti, so benissimo che non posso muovermi, mi rendo conto che non siamo solo corpo, perché è l’anima a questo punto a dettar legge, è lei che mi permette di spostarmi e che vuole andare verso la luce. Mi giro su me stesso, guardo meglio le ombre: non c’è una palude, in realtà sono in un bosco e le ombre sono gli alberi infiniti che spariscono nel buio; è una foresta senza inizio né fine in cui predominano tinte fosche di nero, grigio e bianco sporco. Lentamente non posso fare altro che andare verso la luce, più mi avvicino, più mi sento leggero, la mia fisicità perde consistenza così quel minimo di coscienza: come se mi avessero iniettato una sostanza allucinogena. Spariscono il dolore, le pene, le angosce, mi sento libero dalle colpe, dai rimpianti, dalle speranze.
Non sto parlando del dolore fisico, quello lo sento appena, forse mi hanno sedato e sono sotto morfina, forse sono anestetizzato, forse stanno frugando nel mio corpo, forse sono già cibo per vermi; parlo del dolore spirituale, delle pene quotidiane, sono sparite tutte e sono leggero, libero di raggiungere la mia “sirena”, quello che voglio ora è solo arrivare a quella fottuta luce e lasciarmi il bosco alle spalle, lì sarò al sicuro.
La foresta in cui mi trovo è strana, seppur mi terrorizza possiede una sua misteriosa bellezza, ma è pericolosa e piena di spettri, non ci voglio stare, devo solo lasciarmi andare e risalire laggiù dove è più luminoso.
Lo sto per fare, il mio cammino è lungo, ma so che posso arrivarci e lasciarmi tutto alle spalle, ma è proprio da quella direzione, lontanissima nel buio che mi chiamano, qualcuno non vuole che vada. La voce è lontana ma è un tuono dentro di me che mi provoca lacrime calde, le sento scendere bollenti sulle guance. Cado all’indietro, torno giù e la luce rimpicciolisce fino a scomparire. Tutto scompare e ritrovo il mio corpo, le mie sensazioni, ora sento male e tutto il dolore, quello vero quello fisico.
Qualcuno mi stringe delicatamente una mano, non ho la forza di aprire gli occhi e vedere chi è, sento le plastiche di tubicini che violentano il mio corpo mantenendomi in vita, avverto le voci umane e sono felice di non essere più solo. Ripenso a dove mi trovavo, a tutte le storie che ho sentito e letto su quel “non luogo”, ora so che non è un bel posto e non mi piaceva affatto, oppure semplicemente non ero pronto a starci ed entrare nella luce lontanissima.
Capisco quanto sono attaccato alla vita, comprendo che il mio corpo è distrutto, macellato, ma voglio sopravvive, a qualunque condizione anche se ad ogni respiro provo dolore. Mi scorre il mio passato sotto le palpebre e vivo anche quello che potrebbe essere il mio funerale, con la foto che preferisco bella incorniciata ed un modellino di una piccola HD nera a tenermi compagnia per l’eternità, a quel punto le poche lacrime diventano tante.
La mano delicata che teneva la mia ora mi asciuga gli occhi. Sento la voce è una donna, ascolto le sue parole:”Hei, sei tornato…cerca di dormire ora…”. Sprofondo nel sonno, quello vero, quello umano, quello terrestre, che trovo più tranquillizzante.
Non posso ancora fare tutto, passo molto tempo a letto, ma lentamente sto guarendo.
Sono rinato, vedo i colori in maniera nuova, i cibi hanno un gusto migliore e riconosco il sapore dell’acqua: è buona ha un gusto diverso che prima non conoscevo; le carezze umane sono più calde di prima e gli abbracci più confortevoli, anche il sole che mi bacia la pelle è diverso, la luna che un tempo mi intristiva ora la vedo allegra è luminosa. Certe cose ti cambiano la vita.

(Dedico questo racconto ad un’amica coraggiosa che ha voluto raccontarmi la sua esperienza)


PRONTO CHI PARLA? QUI FACEBOOK. LA METTO IN ATTESA di Francesca delli Colli

 

 
 
 
Da un po' di tempo sto avendo una triste conferma:

come l'uso di FB ammazza l'utilizzo degli altri mezzi di comunicazione iniziando dal cellulare con telefonate e messaggi canonici senza parlare dell'uso delle applicazione oggi in voga tipo whatsapp o viber, passando poi al telefono fisso, alle mail, piccione viaggiatore, tamtam o segnali di fumo.

Ebbene si pare che questa piattaforma,nel caso in cui si inizi ad inalare i suoi piacevoli effluvi, fino ad avere le crisi di astinenza,diventi un motivo di vita usarla come mezzo principale di comunicazione, visto che buona parte della giornata viene passata qui sopra, trasportando usi e costumi, sensazioni ed emozioni, stati sociali e sentimentali alla merce' di quelli reali.
Per alcune cose mi puo' anche star bene, spesso qui si emula cio' che nel reale potrebbe mancare o non si trova, regala una sorta di compagnia, un relazionarsi molto piu' semplice, si ride, si scherza, si gioisce, si piange, ci si scazza e "sfancula", ci si segnala o banna come se niente fosse, azzerando spesso i valori umani e avendo il diritto insindacabile sulla vita o morte di un profilo.
Ma torniamo ai metodi di comunicazione.

Il telefono.

Quello sconosciuto e aggeggio scomodo con i tastini troppo piccoli o peggio ancora touch, dove di rado digiti la parola giusta.
Ma che fine ha fatto il piacere di sentire il tono di una voce, di sentire viva una persona e non in balia di parole scritte?
Un caldo "ciao" con quel sorriso che ti illumina il viso solo a sentirlo, un "come stai?" dal quale si percepisce lo stato d'animo di una persona, un respiro, un sospiro VERI , al posto delle emoticons con le faccine piu' disparate oppure intercalari simili a quelli dei fumetti: sigh, sob, sniff, ghgh, grrrr, ahaha ecc ecc.

- "Ok ciao, ci si becca domani qui sopra ^_^ ghg "
- " Perfetto io ci sono dalle ...alle... ♥ eheh "
- "Grrrr ma che fine hai fatto? ti ho aspettato tutto il giorno! >:( "
- " Uh eccoti, zitto non mi dire niente, tutto il giorno senza adsl ! O:) sapevo che mi aspettavi, ti giuro non sapevo come contattarti! sob "
o
- "Credimi non ho avuto un attimo libero per collegarmi! 3:) "

Ma porca miseria schifosa, tra poco sai anche che misura di reggiseno porto, il peso, se mangio, dormo , potresti essere peggio di un navigatore satellitare per tutti i dati che hai e mi dici che non sei riuscito a collegarti ad fb.
Oltretutto ci si scorda anche che un giorno e' fatto di 24 ore e magari anche di qualche minuto morto da poter dedicare a qualcosa di diverso.
Io penso che a certi livelli si perda la buona creanza e la voglia di fare le cose, senza pensare che e' piu' facile usare i metodi ortodossi.
Che ci vuole a mandare un messaggio sul cellulare o ancora meglio fare una sana telefona, che trovare un pc, controllare se c'e' la linea, ricordarsi la pass, sperare che Fb funzioni...

Credo che si sia bisogno di rifare qualche passo indietro e riprendere i valori delle cose piu' sane e soprattutto per le persone.

Fb o il virtuale in genere, tanto facilita, quanto disperde
tanto avvicina quanto allontana, soprattutto dalla realta'.

Voi mi chiederete se ho il dente avvelenato, per caso?

SI!!!!

E rimpiango tanto i vecchi telefoni a gettone che le poche volte che funzionavano ti davano un orgasmo stellare....^__*

 
 
 
 


A uso e consumo di chi si sente tirato in causa di Allie Walker


“Per innumerevoli secoli hanno raccontato storie di bellezza incommensurabile, ma mai di una forza incalcolabile. Lei ha il seme, ma anche la Terra e non è solo un giardino rigoglioso, ma è la madre di tutto.”

Ci desiderano, ci trattano come un oggetto prezioso, ci sbattono su cartelloni pubblicitari e su riviste alla moda. Credono che il nostro valore sia solo superficiale, ma non sanno nulla di quello che c’è sotto. Siamo, invece, creature evolute e i “cavernicoli” non avranno mai l’intelletto per comprendere tale nozione “terribile”

Oggetti del loro affetto, pupille dei loro occhi, conigliette maliziose, squisite principesse, piccole puttane, starlets, regine, “sex-machine”, sempre pronte a sorridere anche nei loro giorni no. Questo perché “lui” crede che comprandoci fiori o diamanti, dicendoci che siamo le più belle del reame sia abbastanza, che è quello che vogliamo comunicare e quello che cerchiamo. Abbracciano la vanità e null’altro gli interessa.

Non siamo sorrisi di plastica e non siamo menzogne. Siamo lacrime e sguardi, cuore e anima, parole che sembrano scontate e banali, eppure non lo sono. Non siamo solo carne da scopare o da mostrare agli altri come conquiste.
Il nostro corpo è squisitamente più complesso, un’opera d’arte di forme e di intelletto, miliardi di cellule che lavorano in perfetta armonia, non solo un corpo funzionale e alla moda, siamo molto di più.

Siamo donne, non perché la nostra vagina ritiene che sia così, o perché mostriamo il nostro piumaggio, o per i fianchi ondeggianti sui tacchi, o per il trucco che sappiamo usare sapientemente. Siamo donne che hanno emozioni, un cuore e non temiamo di amare.

Siamo donne che vivono le loro pene coraggiosamente, affrontano le insidie di uomini senza anima, risolvono problemi… siamo figlie, mogli, madri, anche amanti se volete, donne in carriera, sempre pronte ad affrontare i problemi che ogni giorno la vita ci pone, responsabilmente e coscientemente. Non ci tiriamo mai indietro, pur usando l’intelletto siamo sentimenti che vivono e fioriscono brillanti nel breve cammino della nostra vita.

Il nostro amore non è cieco, vediamo tutte le piccole imperfezioni e scegliamo di adorarle comunque. Allarghiamo il nostro standard di bellezza a una semplice regola: non è l’aspetto fisico di una persona a renderla bella, esteticamente attraente, ma quello che ci comunica e quello che ci fa provare.

Sono banale? Pecco di femminismo? Che importa. Non vorrei essere in qualsiasi altra maniera.

Solo una cosa, uomini.
Non fidatevi sempre di una donna che sorride. Sorride solo quando lei si diverte. Può diventare “cattiva”, ladra, mascalzona, irriverente… ma prima di tutto è una signora e non annuncia mai le proprie intenzioni ad alta voce. Così quando vedete quelle fossette che si allargano, fate attenzione. Mirano a comportarsi in maniera adeguata rispetto a chi hanno di fronte. Non date nulla per scontato. Non siamo scontate!

(genere: sfogo personale, ma anche no)