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martedì 8 ottobre 2013
Amarcord (il primo lento e la conoscenza di quello "conosciuto") di Francesca Delli Colli
Chi non si ricorda di noi, quelli chiaramente con una eta’ di un certo “peso”, i “Matusa” insomma, di quando abbiamo fatto il primo lento, e parlo non dei giorni d’oggi ma di un’epoca dove la timidezza e l’imbarazzo regnavano sovrani e un bacio sfiorato era al limite di una trasgressione.
Anni ‘70, il ballo della mattonella.
Luci soffuse, la stanza perimetrata da una infinita’ di sedie appoggiate al muro, tipo sala d’attesa, le note degli Aprodite’child che si spalmavano sulle parole di “Rain And Tears” con la voce tremolante e calda di Demis Roussos .
Noi ragazze sedute con le cosce serrate e le mani sudaticce poggiate sopra le ginocchia , spostate solo quando il reggicalze , bastardo, annunciava con un sordo “click” ed una carezza leggera come un soffio il gancio slacciato e il bordo della calza che scivolava inesorabilmente verso le ginocchia.
Tutte imbalsamate in una mise che era alla stregua di una divisa, camicetta allacciata fino al collo, gonna a pieghe e maglioncino attillato. Il volto appena colorato e i capelli sciolti sulle spalle, il massimo concesso un cerchietto.
Tutto questo pero’ avveniva prima del boom dei figli dei fiori, della minigonna di Mary Quant che dette una svolta a quella moda clericale e della bellezza androgina di Twiggy che ci costrinse a diventare quasi tutte anoressiche per seguire la moda e essere trandy.
Dico quasi tutte, perche’ io sono stata sempre un’amante della buona tavola ed una aficionadas delle mie curve , all’epoca belle sode.
Morbidezza che al massimo veniva costretta da una pancerina elastica tanto da guadagnare qualche cm in meno di girovita.
Torniamo alle feste pomeridiane.
E si... quelle erano quasi il massimo consentito visto l’austerity a liberta’…
Insomma la prospettiva che si offriva era quella di bella parata di bamboline con lo sguardo che vagava sfuggente su ogni ragazzo che ci osserva interessato, mentre sussurrava sghignazzando qualcosa all’amico vicino.
E noi.. TAC… come per magia il soffitto diventava uno di quegli oggetti interessanti dal quale non riesci distogliere gli occhi.
“Balli?”
Un pugno allo stomaco sarebbe stato piu’ delicato!
Il volto si alzava paonazzo verso quelle forme ancora acerbe di uomo, ma con una eccitazione ben visibile che gia’ tirava la patta dei pantaloni attillati color bordeaux . Marchio degli ormoni che non sapevano da quale parte urlare e si raggruppavano nella zona in cui avrebbero trovato piu’ piacere
“Chi io?”
Un sibilo quelle due parole mentre la mano sprofondava sul petto a mo’ di “mea culpa” e lo sguardo stupito condivano quell’imbarazzo infantile.
Silenzio… lui davanti e lei dietro che raggiungono il centro della sala.
Uno di fronte all’altro, mentre mi scioglievo nelle lacrime cantate da Demis. Un sorriso a labbra tirate cercava di ammorbidire la mia espressione del tutto amorfa.
Una mano su una spalla, l’altra su quella opposta che delimitavano la distanza di sicurezza tra i due bacini e lo sguardo perso nel vuoto ombrato della stanza.
Di rimpiatto mi ritrovai le sue mani sui fianchi e qualche scossa o di eccitazione o nervosismo ( vallo a capire in quel momento…) che mi trapassava il corpo andando a morire sulle mie parte basse.
Sensazione quasi del tutto sconosciuta e imbarazzante.
Il mio “esser donna” iniziava a far capolino andandosi a spiaccicare sulle mie candide mutandine di cotone millerighe.
Nel momento in cui Baglioni intono’ il successo del momento “Piccolo grande amore” qualche disgraziato abbassò’ le persiane e spense la luce.
In quel momento esalai quasi l’ultimo respiro mentre il cavaliere dell’attimo fuggente mi stringeva a lui piu’ violentemente senza preavviso, iniziando ad ondeggiare sfregando distrattamente, si fa per dire, il sesso rigonfio sul mio ventre.
L’istinto era quello di scappare.
Chi aveva mai avuto l’onore a quei tempi di sentirti massaggiata dall’organo maschile, grande e grosso…..tabu’ per quei tempi?
Quanto meno i miei.
Piu’ mi scostavo , piu’ lui si avvicinava e piu’ si avvicinava e piu’ si ingrossava e piu’ cercavo di riguadagnare la distanza di sicurezza.
Una lotta impari di resistenza, ma credo della sua, visto come stava, fino a che le note di quella canzone si smorzarono di netto in un Alligalli.
Di scatto le mani si staccarono dalle sue spalle, un passo indietro, un sorriso questa volta a 54 denti di commiato e via alla volta della mia sedia, comprendo con i palmi un sorriso quasi isterico.
Il mio Lui spari per qualche minuto non si sa dove …
La cosa assurda che mi sentii quasi navigata, una donna “arrivata”, mi sentii gonfia di importanza, anche se poi gonfio ci ando’ via lui.
Lo avevo toccato!!!!!
Il mio primo lento in effetti posso considerarlo una conquista imbarazzata.
La sensazione la sento addosso, nonostante siano passati begli anni, ma riguardo a quell’epoca con tanta tenerezza e rimpianto, soprattutto per quel mondo che si andava ad aprire ancora pieno di ogni aspettativa.
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