
Volendo pensare sino in fondo alla realtà, l'uomo capì ben presto che
aveva sete di pura novità, non quella di tutti i giorni che si fa largo
tra le stesse ore, con gli stessi minuti, ma novità dell'esistenza, pura
voglia di cambiamento.
Questa è la vera ragione, pensava lui, che
spinge le persone a voler evitare una vita di noia; le solite cose non
erano per lui, le cose semplici nemmeno. Adorava gli intrighi
dell'anima, quelli che mettono alla prova la mente e poi il corpo,
adorava la mente e ancor di più chi riusciva a dialogare con il suo
pensiero.
Venerava far entrare nella parte attiva la persona, perché
si immedesimasse in lui, nei movimenti cauti ma insaziabili, voleva
trasferire le proprie emozioni, così come le sentiva lui, questa era la
ragione per cui ogni minimo pensiero doveva rimanere una testimonianza
del trascorso.
La stazione dei treni, l'aveva vista sin da piccolo;
con quella andava tutti i giorni a scuola. Addirittura quand'era molto
piccolo lo portavano a vedere i treni, suo zio era un amante delle
locomotive ed aveva un libretto pieno di vagoni e motrici dei più
svariati modelli del tempo, con tanto di colori originali e marchi delle
ferrovie; in un angolo della casa di campagna aveva addirittura i
modellini verosimili in scala, non quelli di oggi, dove ogni giorno c'è
una collezione nuova, ma l'originale ed unico esemplare, da mostrare a
chiunque piacesse il genere.
Fantasticava ad occhi aperti, ma i
binari hanno sempre fatto parte della sua vita di ignaro spettatore,
anche ora che diventato grande, li vedeva in altro modo.
Lui
ricordava che all'età del militare, una ragazza che abitava nella
capitale dove lui era per prestare servizio lo invitò a trascorrere
quello che allora si chiamava un quarantotto, che significava un sabato e
domenica di permesso, nel paesino d'origine vicino a Pescara; lui ci
sarebbe andato con lei in treno e avrebbe dormito in un alberghetto li
vicino, talmente euforico, che nemmeno pensava a nulla se non a passare
il suo tempo con lei, in quel posto di mare.
Allora voleva dire
tanto andare fuori dagli schemi della caserma e trasgredire con una
ragazza nella più sana libertà, l'unico problema era che il nominativo
lo dava solo lui nell'albergo e sicuramente il cupo personaggio che era
nella piccola hall non poteva gradire intrusi, nemmeno per le
scappatelle.
Cosa significava non perdersi d'animo, girando per il
piano terra dell'alberghetto notò che c'era una porta secondaria e trovò
subito la soluzione: chiese una chiave al portiere perché la sera
voleva tornare tardi, così ne entrò in possesso, uscì e una volta fuori
spiegò a lei come fare la notte, poi andarono in giro per negozi.
Passarono il pomeriggio di svago tra un gelato e un negozio a comprare
qualcosa per lei, poi il saluto e l'appuntamento per quel dato orario,
smaniosi di aversi e presi dalla pura trasgressione dell'azione pensata.
Puntualmente calò la sera e il silenzio era sovrano; quello era il
momento e lui si fece trovare sulle scale in mutande e maglietta, tanta
era la voglia di sentire la pelle fresca di lei. Tranquilla Patrizia
salì le scale e arrivata all'ultimo gradino trovò lui che, visto
l'abbigliamento, non lasciava dubbi ad una sicura eccitazione, che lei
notò. Tanto era presa che istintivamente allungò la mano per rendersi
conto di quale realmente fosse l'entità di quell'emozione, abbassò gli
slip e dal penultimo gradino lei si sedette per essere più comoda e per
avere una visione spudorata di quell'essenza. Affondò le mani e la bocca
quasi a divorare, mentre lui si appoggiava al muro come in totale
assenza di parole, ma pieno di insaziabile trasgressione che lo
divorava; continuarono ancora un attimo mentre la carne spariva e
riappariva dalla bocca, poi decisero di entrare nella loro alcova.
La lenta e pura insaziabile idea del pensiero di entrambi vibrava nella
loro pelle. Si odorarono e si cercarono per tutta la notte, spargendo
quell'odore di sesso tipico di chi non lascia sfuggire nulla al piacere;
lei carne stupenda e soda con il pube ancora fresco e giovanile, ma il
desiderio adulto, seni che incastonavano capezzoli inturgiditi dal
piacere e culo sodo per i morsi del desiderio... Si cercarono tutta
notte in quell'orgasmo profondo e nell'altrettanta stanchezza che si
addormentarono ignari dell'orario.
Il mattino seguente suonò il
telefono in camera, era il portinaio che, sebbene desse l'idea del burbero,
con voce lieve disse :
“Penso sia ora che la ragazza esca dall'albergo,
prima che la veda qualcuno”
l'uomo disse di si, buttò giù la cornetta e
fece vestire lei. La sera prima aveva pagato il conto, quindi
arrivato nell'ingresso salutò il portiere, che con voce imperturbabile,
chiese all'uomo:
“ Vi dovete amare molto, voi due”
Lui annuì con la testa,
mentre dava uno sguardo a lei che l'aspettava.